22/05/2012
CATANIA - Il procuratore di Termini Imerese Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, moglie del giudice Falcone, tra le vittime della strage di Capaci, non ha dubbi: "L'attentato che ha falciato gli studenti dell'istituto professionale "Francesca Morvillo Falcone" di Brindisi, sembra spostare indietro di anni le lancette della storia, richiamando altre e ben più tragiche stragi di cui in questi giorni commemoriamo il ventennale. La tentazione di dire che nulla è cambiato, è davvero forte. Ma non è così".
In un suo articolo che sarà pubblicato domani dal nostro quotidiano, per il ventennale della tragedia, Morvillo sottolinea che "il computo del cammino percorso in questi ultimi venti anni, prova, in modo inequivocabile, che il sacrificio delle vittime che oggi onoriamo non è stato inutile, anche se davanti a noi resta ancora tanta strada per conquistare la definitiva liberazione dalla mafia".
"Venti anni dopo Capaci e via D'Amelio il momento repressivo ha conosciuto livelli di efficienza mai raggiunti prima", spiega e osserva che "anche la società civile ha fatto passi da gigante".
MA LA POLITICA ANCORA NO.
"Deve fare pulizia al proprio interno - auspica Morvillo - da un lato, valorizzando il momento etico e di servizio nei confronti della collettività e del bene comune; dall'altro, impedendo ai sospetti di accedere ad incarichi pubblici.
La mancanza di sanzioni giudiziarie definitive non significa l'estraneità agli interessi di Cosa nostra. L'incompatibilità soggettiva a rivestire certi incarichi deve diventare un ostacolo insormontabile".
"Ma anche noi cittadini non possiamo stare a guardare, ritenendo che la lotta alla mafia sia compito di altri", conclude il fratello di Francesca Morvillo, "per evitare che il sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino e di tutti gli altri fedeli servitori dello Stato uccisi dalla mafia per essere stati tali sia stato inutile".
Fonte: lasiciliaweb.
In un suo articolo che sarà pubblicato domani dal nostro quotidiano, per il ventennale della tragedia, Morvillo sottolinea che "il computo del cammino percorso in questi ultimi venti anni, prova, in modo inequivocabile, che il sacrificio delle vittime che oggi onoriamo non è stato inutile, anche se davanti a noi resta ancora tanta strada per conquistare la definitiva liberazione dalla mafia".
"Venti anni dopo Capaci e via D'Amelio il momento repressivo ha conosciuto livelli di efficienza mai raggiunti prima", spiega e osserva che "anche la società civile ha fatto passi da gigante".
MA LA POLITICA ANCORA NO.
"Deve fare pulizia al proprio interno - auspica Morvillo - da un lato, valorizzando il momento etico e di servizio nei confronti della collettività e del bene comune; dall'altro, impedendo ai sospetti di accedere ad incarichi pubblici.
La mancanza di sanzioni giudiziarie definitive non significa l'estraneità agli interessi di Cosa nostra. L'incompatibilità soggettiva a rivestire certi incarichi deve diventare un ostacolo insormontabile".
"Ma anche noi cittadini non possiamo stare a guardare, ritenendo che la lotta alla mafia sia compito di altri", conclude il fratello di Francesca Morvillo, "per evitare che il sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino e di tutti gli altri fedeli servitori dello Stato uccisi dalla mafia per essere stati tali sia stato inutile".
Fonte: lasiciliaweb.
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