18 agosto 2011
Roma. »Nella lotta al racket non siamo a un punto di arrivo,
ma a quello di partenza«.
Ne è convinta la vedova di Libero Grassi, Pina, che, a 20 anni
dall'omicidio del marito, ucciso dalla mafia il 29 agosto del
1991 per avere detto no al pizzo, lo ricorda sull'Espresso in
edicola domani: «Era una persona perbene, un uomo che ha
sempre basato la sua vita sul lavoro.
Ripeteva spesso che lavorando in modo corretto e onesto,
senza avere scheletri negli armadi non si poteva diventare
schiavi di questi mascalzoni».
La vedova Grassi, dopo avere sempre sostenuto e condiviso
le scelte forti e coraggiose del marito, ha poi proseguito
il suo impegno, sostenendo tutte le iniziative e le
manifestazioni contro il racket delle estorsioni.
«Addiopizzo è una delle azioni più belle e intelligenti fatte
dopo la morte di Libero - riporta ancora l'Espresso - Perchè
la presenza di questi giovani ha determinato una rivoluzione.
Senza bisogno di avere alcuna delega, Addiopizzo ha preso in
mano la situazione della città ed ha contrastato nei fatti i mafiosi.
Lo ha fatto andando in giro per i negozi, aiutando i
commercianti vittime delle estorsioni, e poi creando 'Libero
futuro', la prima associazione antiracket di Palermo>>.
Ma non manca un distinguo tra i rappresesentanti delle istituzioni
e i politici «Ho fiducia nel presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, nelle forze dell'ordine, nel prefetto.
In queste istituzioni ho sempre fiducia - dice al settimanale -
Non ce l'ho nei confronti dei rappresentati del governo e di
molti componenti del parlamento».
E una denuncia alla borghesia siciliana: «Gran parte continua
ad essere succube della mafia.
Ma oggi in tanti hanno cominciato a denunciare le richieste del
pizzo, anche se lo fanno in maniera anonima, per paura di ritorsioni.
Pochi si rivolgono alle forze dell'ordine, anche se chi lo
fa viene protetto, risarcito.
Con queste condizioni vantaggiose, se esistono ancora oggi
commercianti che preferiscono non denunciare, evidentemente
all'origine c'è qualcosa che non va».-
Adnkronos
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Occorre pure dire, con molta chiarezza e convinzione,
che "c'è qualcosa che non va" anche nelle Istituzioni.
Recenti esperienze hanno dimostrato che alcuni personaggi
delle Istituzioni tutte hanno collaborato volontariamente
con la mafia senza essere succubi.-
Antonio Amodeo
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