mercoledì 20 febbraio 2013

OPERAZIONE ZEFIRO. L'ORDINANZA DI MISURE CAUTELARI DEL TRIBUNALE DI MESSINA, DA PAG. 20 A PAG. 23.

LE  DICHIARAZIONI  DEI  COLLABORATORI  DI  GIUSTIZIA:

Un contributo decisivo nella ricostruzione delle dinamiche criminali in termini di
attualità, era dato dalle dichiarazioni rese da personaggi di spicco del sodalizio
barcellonese quali Bisognano Carmelo (e la sua compagna Truscello Teresa), .
Castro Alfio, Gullo Santo oltre che da Truscello Teresa.
Il 4.11.2010, nell'ambito del procedimento "Torrente" (N. 7497/2008 R.G.N.R)
Bisognano Carmelo era raggiunto da ordinanza custodiale poiché ritenuto
gravemente indiziato di avere attribuito fittiziamente la titolarità della società
FUTURA 2004 alla sorella Vincenza e quella della società DOROVITA s.r.l.,
prima alla convivente Truscello Teresa e poi ad un altro soggetto.
In tale contesto Bisognano maturava il proposito di collaborare con la giustizia
seguito poi da Castro Alfio, da Truscello Teresa e da ultimo di Gullo Santo.

BISOGNANO  CARMELO

Bisognano Carmelo può senz'altro essere considerato uno dei più autorevoli esponenti della famiglia mafiosa dei barcellonesi. Sin dal 1991 e fmo al 2008 ha ri vestito il ruolo di leader dell' arti co lazi one della frangia dei "mazzarroti" come risulta da sentenza ormai definitive. In particolare, con sentenza del 4.4.2005, emessa in esito al giudizio abbreviato nel procedimento n. 4208/2002 R.G.N.R. (op. Icaro -defmitiva il 31.10.2006), f\A A Bisognano è stato condannato per il reato di cui all'art. 416 bis C.p. quale soggetto ~ posto al vertice della cellula attiva nel comune di Mazzarrà S. Andrea legata da saldi rapporti di cointeressenza criminale con il sodalizio barcellonese tra il 94 ed il 2003. Successivamente con sentenza emessa dal Tribunale di Barcellona P.G. in data 24.11.2011 lo stesso è stato condannato nel processo denominato Eris (N. 1872/02 R.G.N.R.) per il reato di estorsione aggravata dall'art. 7 L. n. 203/91, previo riconoscimento della speciale attenuante di cui aH' art. 8 L. n. 203/9l. Ancora ha riportato condanna, in esito al giudizio abbreviato, nel procedimento n. 778/09 R.G.N.R. denominato Op. Sistema per l'ennesima estorsione aggravata dall'art. 7 L. n.203/91, nonché nel procedimento Vivaio quale promotore del gruppo dei Mazzarroti in epoca compresa tra il giugno 2003 ed i primi mesi del 2008 oltre che per diverse estorsioni. Lo spessore criminale di Bisognano ed il suo ruolo verticistico hanno determinato la sottoposizione, nel marzò del 2009, al regime di cui all'art. 41 bis. Con decreti del 16.4.2009 e 21.7.2009 nell'ambito del procedimento n. 59/08 R.G.M.P., il Tribunale di Messina, Sez. Misure di Prevenzione, ha disposto il sequestro ai sensi dell'art. 2 bis 4° e 5° comma L. 575/65, delle quote sociali e dei mezzi della FUTURA 2004, nonché di altri automezzi ed immobili intestati al Bisognano o comunque a lui riconducibili. Con ordinanza del 4.11.2010 nell'ambito del procedimento n. 7497/2008 R.G.N.R.
(c.d. operazione TORRENTE), il G.I.P. presso il Tribunale di Messina ha applicato la miswa della custodia in carceIe nei suoi confionti per i reati ex artt. 12 quinquies c. I L. 356/1992, aggravati dall'art. 7 L. 203/1991.
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Bisognano ha delinato un quadro degli assetti mafiosi nella zona di Barcellona
P.G. tra gli anni 80 ed il 2008 ammettendo le proprie responsabilità quale capo e promotore del gruppo dei Mazzarroti dal 1991 sino ai tempi più recenti, accusandosi di numerosissimi episodi estorsivi commessi ai danni di imprese aggiudicatrici di appalti pubblici e di diversi omicidi, occultamenti di cadavere ed altro, fatti correlati alla guerra di mafia tra i barcellonesi ed chio fali ani. Le dichiarazioni del suddetto, coerenti e circostanziate hanno consentito la ricostruzione di fatti che sarebbero rimasti oscuri. L'attendibilità e la credibilità di Bisognano già sottoposte al vaglio dell'Autorità Giudiziaria, hanno determinato la concessione dell'attenuante ex art. 8 L. n. 201193 (sent. n. 420/11 del Tribunale di Barcellona e sentenza della Corte d'Assise di Messina nel processo c.d. Vivaio). Proprio nell'ambito del processo Vivaio, Bisognano ha confermato le dinamiche associative, tanto del gruppo dei barcellonesi quanto dell'articolazione dei mazzarroti, spiegando che, riacquistata la libertà nel 2008, aveva constatato che gli equilibri in seno al sodalizio stavano cambiando. D'Amico Carmelo e Calabrese Tindaro, infatti, approfittando della carcerazione sua e di Sem Di Salvo avevano assunto ruoli sempre più pregnanti (verb. del 26.11.2010: " .. dunque D'Amico Carmelo, per quanto mi risulta, può essere considerato attualmente un soggetto emergente, anche se deve tuttora considerarsi sottoposto ai maggiorenti criminali barcellonese, e cioè Ofria Salvatore, Rao Giovanni e Barresi Filippo "... Calabrese... "è stato un mio sottoposto .. è entrato a far parte del mio gruppo in un momento successivo rispetto ad Artino Ignazio, Munafò Aldo, Fumia Enrico, Calcò Labruzzo Salvatore e Triscarsi Barberi Carmelo. Calabrese .. rimase a me vicino anche quando, in seguito alla separazione di fatto con mia moglie Fumia Ornella.. mio cognato Fumia Enrico, Artino Ignazio e Munafò Aldo si avvicinarono a Mimmo Tramontana "). Ha riferito Bisognano che, all'atto del suo arresto, aveva affidato a Calabrese ed a Rottino la gestione degli affari illeciti e la cura dei rapporti con il clan Santapaola ("entrambi, per come io avevo stabilito, avevano il compito di gestire il territorio, ognuno per le proprie competenze, anche nel campo delle estorsioni e nel mantenimento dei contatti ... la persona che era particolarmente deputata a mantenere i contatti con .Barcellona, con i Santapaola di Catania, con i Brunetto di Fiumefreddo e COli tale Iudicello Pietro di Ramacca ... io avevo accreditato Calabrese Tindaro presso queste persone "). Una volta scarcerato, Bisognano aveva constatato che Calabrese, con Trifirò Carmelo, aveva avviato una lucrosa attività imprenditoriale (nell 'arco di due anni, in pratica, trovai un 'azienda riconducibile a tali soggetti che io stesso non ero stato in grado di realizzare in venti anni. Rimasi stupito ... anche perchè li conoscevo come allevatori non dotati di un particolare spirito imprenditoriale, né in grado di accumulare utili da investire in mezzi di lavoro ").

CASTRO  ALFIO  GIUSEPPE

Castro Alfio Giuseppe ha riportato condanna nel proeesso n. 1541/07 RGNR, C.d. "VIVAIO" per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p. quale re ferente mafioso, di Cosa
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Nostra catanese, nella provincia di Messina e per quello di cui agli artt. 629 c.p. e art. 7 L 203/91. Già l'indagine c.d. "Orione" coordinata dalla DDA etnea aveva provato l'organicità del Castro in seno al sodalizio mafioso capeggiato da Santapaola, con il ruolo di collettore del denaro provento delle estorsioni. Il processo si è conchiso il 14.3.2001 con la condanna del suddetto alla pena di lill anno e sette mesi di reclusione. Con decreto n. 148/09 RGMP del 9.3.20 l Oè stata applicata a Castro la misura di prevenzione patrimoniale ai sensi dell'art. 2 bis L. n. 575/65. Lo stesso è stato tratto in arresto giusta ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Catania nell'ambito del procedimento C.d. IBLIS poiché indiziato dei reati di cui all'art. 416 bis C.p. e 629 C.p. 7 L. n. 203/91 (ai danni della Sicilsaldo s.r.l. impegnata nei lavori del metano dotto in provincia di Messina) in concorso con SantapaolaAngelo e Sedici Nicola, uccisi 1'1.10.2007. Le dichiarazioni del Castro sono apparse coerenti ed attendibili ed hanno riscontrato le dichiarazione rese da Bisognano Cannelo. Castro ha ammesso di far parte del gruppo "dei barcellonesi" indicando quali affiliati Rao, Di Salvo, Bisognano Carmelo, Mazzagatti Pietro Nicola, Barresi Eugenio del quale era padrino di cresima (verb 9.11.2010). Ha riferito che fìnA Bisognano gli era stato presentato da Rao Giovanni come lillO dei capi del ~ sodalizio (,'Conobbi Bisognano Carmelo in quanto costui mi venne presentato da Giovanni Rao, anche perché erano entrambi impegnatati nell'esecuzione del lavoro di Milazzo. Successivamente venni a sapere che il Bisognano era referente della mafia barcellonese nel territorio di Mazzarrà Sant 'Andrea. verbo 16.10.2010)

TRUSCELLO  TERESA

Truscello Teresa, compagna di Bisognano, ha vissuto le recenti vicende criminali
acquisendo infonnazioni di particolare pregio investigativo.
La stessa è stata coinvolta procedimento N. 1872/2002 R.G.N.R. (c.d. Op. ERIS)
per l'estorsione aggravata dall'art. 7 L. n. 203/91 insieme a Bisognano ai danni
delle ditte Nino Ferrari LC.G. s.r.l. e IRA C.G. s.r.l. impegnate nei lavori del
raddoppio ferroviario, zona Patti-Monforte, posta in essere attraverso il sistema
delle sovrafatturazioni per lavori effettivamente eseguiti dalla sua ditta. La stessa,
all' esito del processo, è stata assolta.
Con ordinanza del 4.11.2010, emessa nel proc. n. 7497/2008 R.G.N.R. (c.d. op.
Torrente) dal o.l.P. presso il Tribunale di Messina, la Truscello è stata tratta in
arresto per il reato di cui agli artt. 12 quinquies c.I L. n. 356/1992 e 7 L.n.
203/1991, per l'intestaziione fittizia di una società di nuova costituzione
riconducibile a Bisognano Canne1o.

GULLO  SANTO

L'ultima collaborazione in ordine di tempo è stata quella di Gullo Santo. Costui è
stato raggiunto da ordinanza custodiale nell'ambito del procedimento n. 2656/07
(c.d. op. Pozzo) per il reato di cui all'art. 416 bis C.p .. Sulla scorta delle
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dichiarazioni rese da Lenzo Santo e Merenda Emanuele, è stato ritenuto organico al gruppo barcellonese nella veste di "responsabile" per il territorio di Oliveri e condannato, all'esito del giudizio abbreviato, alla pena di cinque anni di reclusione e successivamente assolto dalla Corte d'Appello di Messina. Dopo qualche giorno dalla rimessione il libertà, Gullo manifestava la volontà di collaborare con la giustizia ammettendo le proprie responsabilità, riferendo di essere entrato a far parte della famiglia barcellonese sin dai tempi in cui il capo era Gullotti Giuseppe e di essere stato vicino a Mimmo Tramontana a fianco del quale aveva militato nella frangia detta del "gruppo di Terme Vì'gliatore". Tracciando un quadro più attuale degli "assetti del territorio", Gullo ha spiegato che, dopo l'arresto di Gullotti ed essendo evidente che non sarebbe stato rimesso in libertà in tempi brevi, le redini dell'organizzazione erano passate a Rao Giovanni, coadiuvato da Barresi Filippo e Di Salvo Salvatore. Tratto in arresto nel maggio del 2005 "per le estorsioni di Portorosa", è stato ristretto fmo al dicembre dell'anno successivo ("e sono rimasto affidato ai servizi sociali sino al gennaio 2008 "): Ottenuta la libertà ha partecipato ad alcune riunioni tenutesi a Montalbano con Calabrese Tindaro, Fumia Enrico, Trifirò Cannelo, Artino Ignazio e Giambò Cannelo. Aveva appreso della imminente esecuzione dell'ordinanza relativa al procedimento Vivaio ("mi spiegarono che sapevano che dovevano essere arrestati n~1 con l'operazione Vivaio") ed era stato infonnato dei nuovi equilibri in seno al ~ sodalizio e dei criteri di ripartizione dei proventi dell' attività estorsiva ("un terzo a noi, un terzo a D'Amico ed un terzo a Rao "). \,JN Invero, pur restando, il gruppo, un unicum criminale, si era registrata una ,Iò
~
"arti,colazi~ne" .in tre sottogruppi ("Gul!otti.puÒ ess~re consi~erato t~ttora il capo . .: ,Jft del! organzzzazlOne almeno per quanto nguarda l rapportI con l esterno ... nOl . "'~ agiamo sempre in nome del vecchio capo del! 'organizzazione, ossia Gul!otti. ~ Quando si parla di famiglia barcel!onese al! 'esterno di deve intendere la famiglia facente capo a Gullotti Giuseppe" verbo del 28.4.2011). Il primo capeggiato da D'Amico Cannelo (che vedeva tra i sodali Calderone Antonino, Giambò Cannelo e Imbesi Ottavio, "il cassiere del gruppo "), il secondo al cui vertice si trovavano Rao Giovanni e Barresi Filippo (che poteva contare sui membri storici Di Salvo Salvatore, Ofria Salvatore e Isgrò Giuseppe) ed il terzo detto dei "mazzarroti" che aveva visto l'ascesa al ruolo di vertice di Calabrese Tindaro che si avvaleva di
. Calcò Labruzzo Salvatore, Artino Ignazio, Fumia Enrico, Martorana Roberto, Carmelo e Maurizio Trifirò nonché Campisi Agostino). Gullo ha ammesso il suo coinvolgimento oltre che in un elevato numero di estorsioni, in una serie di omicidi. Va detto che Gullo in atto è libero, per quanto sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Oliveri e risulta, allo stato, aver riportato solo una condanna (sent. n. 555 del 21.1.2001 irrev. il 3.5.2005) per il reato di cui agli artt. 629 e.II e 7 L. 203/92 il ehe rende la sua opzione eollaborativa ancora più genuina.
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A ciò si aggiunge che atteso il suo prolungato stato di libertà Gullo è in possesso di informazioni più recenti circa gli assetti del territorio e del sodalizio barcellonese. - (Segue).

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