Gasolio da una nave
fantasma, arrestati ufficiali
della Marina Militare.
La petroliera indicata nei documenti ufficiali è affondata nell’Oceano Atlantico, ma per le carte era sbarcata nel porto di Augusta. Le indagini, partite nell’ambito dell’inchiesta su “Mafia capitale”.
di Alberto Samonà
Pubblicato da www.loraquotidiano.it
L’operazione delle Fiamme Gialle, chiamata ‘Ghost ship‘, era nata a seguito di un’indagine avviata nei confronti di Massimo Perazza (uno degli arrestati), detto ‘Massimo il romanista’, nell’ambito dell’operazione su “Mafia capitale” a Roma. Perazza, infatti, si sarebbe incontrato con un certo Roberto Lacopo in un distributore di carburanti riconducibile a Massimo Carminati.
Dalla ricostruzione degli investigatori risulta che il gasolio sia stato formalmente fornito dalla ditta danese O.W. Supply A/S, di proprietà di Lars P. Bohn, il quale si sarebbe avvalso di due società italiane, la Global chemical broker srl dello stesso Massimo Perazza e la Abac petroli di Andrea D’Aloja. I collegamenti del sodalizio criminale con il porto di Augusta sarebbero stati Mario Leto e Sebastiano Distefano, il primo capitano di corvetta della Marina militare, capo deposito della direzione di commissariato militare marittimo di Augusta, e il secondo, capo reparto combustibili della stessa direzione del commissariato militare marittimo e primo maresciallo della Marina militare. I due ufficiali della Marina avrebbero messo in contatto le aziende e l’amministrazione militare e sono accusati di aver predisposto la documentazione necessaria per la fittizia fornitura del carburante.
Secondo gli inquirenti, poi, l’organizzazione criminale si sarebbe avvalsa di altri esponenti della Marina miliare, i marescialli Salvatore De Pasquale e Salvatore Mazzone, ma anche del tecnico chimico Francesco Ippedico, che avrebbe attestato la qualità del prodotto. In cella sono finiti Lars P. Bohn, Massimo Perazza, Andrea D’Aloja, Mario Leto, Sebastiano Distefano e Salvatore Mazzone.
Intanto, la Marina militare ha preannunciato che si costituirà parte civile nel processo che si aprirà contro gli ufficiali arrestati, perché le accuse “se confermate, anche se circoscritte a pochi individui, danneggiano l’immagine e il prestigio di tutto il personale della Forza Armata che compie quotidianamente il proprio dovere, anche a rischio della vita, con onore ed abnegazione al servizio della Nazione”. ”Come sempre -sottolinea la stessa Marina militare in una nota – siamo e saremo al fianco della magistratura e delle forze dell’ordine per sradicare la corruzione ovunque essa si annidi”. -
Nessun commento:
Posta un commento