Caso Manca, i pm di Napoli:
”Ecco perchè Setola ha ritrattato”.
Il procuratore campano e il suo aggiunto sentiti ieri in Commissione Antimafia sui rapporti tra camorra, imprenditoria, politica e servizi deviati. Salta fuori un inedito retroscena sulla marcia indietro del collaboratore che aveva parlato della morte dell’urologo come di un omicidio legato a Provenzano: ”Il pentito ha fatto dietrofront dopo che la moglie ha rifiutato la protezione”.
di Luciano Mirone
Pubblicato da www.loraquotidiano.it
17 dicembre 2014
”Il pentito Giuseppe
Setola ha ritrattato
dopo che la moglie
ha rifiutato di
lasciare Casal di
Principe per
trasferirsi in una
località protetta”.
Lo ha detto il
procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli, sentito
ieri dalla Commissione Antimafia sui rapporti tra camorra,
imprenditoria, politica e servizi segreti deviati.
Borrelli è stato convocato a Palazzo San Macutoinsieme al
capo della procura partenopea Giovanni Colangeli, e nel
corso dell’audizione i due magistrati hanno fornito chiarimenti
anche sul pentito che poco più di un mese fa aveva riaperto
clamorosamente il caso Manca, dichiarando che la morte
dell’urologo (archiviata come un’overdose) era legata
all”intervento chirurgico di Bernardo Provenzano a Marsiglia.
Setola, ex esponente del clan dei casalesi, però, ha
recentemente ritrattato, con una tempistica che l’avvocato di
parte civile Antonio Ingroia ha definito ”una singolare
coincidenza”, rilevando che la ritrattazione del pentito è
avvenuta subito dopo la diffusione delle sue rivelazioni su
Manca.
Le dichiarazioni del pentito vengono ritenute dai magistrati
della procura di Napoli “importantissime e di grande interesse”,
sia per i 46 delitti di cui si è dichiarato responsabile, sia per
altri omicidi di cui non sarebbe colpevole direttamente, ma
dei quali dice di conoscere retroscena ed autori.
Nel corso dell’audizione svoltasi ieri a Palazzo San Macuto,
i due magistrati hanno poi precisato che il pentito non ha
reso dichiarazioni sulla morte di Attilio Manca alla Procura
di Napoli, argomento che effettivamente l’ex boss dei clan
casalesi ha affrontato, su sua richiesta, con i sostituti
procuratori di Palermo che si occupano della Trattativa,
Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, ai quali ha detto di
avere appreso in carcere che l’urologo siciliano,
contrariamente a quanto sostenuto dalla Procura di
Viterbo, non si sarebbe suicidato, ma sarebbe stato
assassinato per aver visitato, operato e curato il boss
corleonese Bernardo Provenzano (allora latitante),
riconoscendone la falsa identità.
Il procuratore di Napoli e il suo aggiunto hanno quindi
osservato che le dichiarazioni del capomafia campano,
pur ritenute “molto interessanti” sotto il profilo investigativo,
“vanno poste a verifica attenta e rigorosa”, in quanto a
rilasciarle sarebbe stato ”un soggetto psicologicamente
inaffidabile e palesemente instabile”.
Alla domanda specifica del deputato del Movimento 5 Stelle,
Francesco D’Uva (“Quindi le dichiarazioni di Setola non sono
attendibili?”), i procuratori campani però hanno risposto:
“Non abbiamo detto questo. Il boss casalese inizialmente
appariva attendibile, poi però ha ritrattato.
È un personaggio molto labile e ondivago, sul quale il nostro
approccio, fin dall’inizio, è stato estremamente prudente, tanto
che è stata chiesta la revoca del regine di protezione”.
“Setola – ha poi aggiunto Borrelli – rappresenta il paradigma
delle difficoltà nella gestione con i collaboratori di giustizia.
Il boss ha praticamente imposto la necessità di essere
interrogato perché, andato in aula, si è pubblicamente assunto
la paternità di 46 omicidi, a fronte dei 23 che gli erano stati
contestati, dunque era disponibile a rendere dichiarazioni su
quelli che gli inquirenti non gli avevano attribuito.
A quel punto la scelta di sentirlo si rendeva necessaria.
Dopo due udienze il suo comportamento è cambiato
completamente”. Perché?
“La moglie ha deciso di non spostarsi daCasal di Principe,
rifiutando di vivere nella località protetta in cui era stato deciso
di mandarla. Di fronte a questo, Setola non ha più collaborato”.
Slitta intanto al 13 dicembre l’audizione – prevista per oggi –
a Palazzo San Macuto del procuratore di Viterbo Alberto
Pazienti e del Pubblico ministero Renzo Petroselli, che
dovranno essere sentiti proprio sul caso di Attilio Manca.
Una vicenda sulla quale la Commissione presieduta da
Rosy Bindi ha posto la sua attenzione in seguito alla recente
“due giorni” effettuata a Messina.
Nel corso di quella visita, la stessa Bindi ha smentito la tesi
della Procura di Viterbo: “La morte di Attilio Manca a tutto può
essere attribuibile, tranne che a un suicidio di droga”, mentre
il vice presidente dell’Antimafia ha aggiunto:
“Non è da escludere che questo caso possa essere collegato
con l’operazione di Bernardo Provenzano”. -

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