mercoledì 17 dicembre 2014

Caso Manca, i pm di Napoli: 
”Ecco perchè Setola ha ritrattato”.

Il procuratore campano e il suo aggiunto sentiti ieri in Commissione Antimafia sui rapporti tra camorra, imprenditoria, politica e servizi deviati. Salta fuori un inedito retroscena sulla marcia indietro del collaboratore che aveva parlato della morte dell’urologo come di un omicidio legato a Provenzano: ”Il pentito ha fatto dietrofront dopo che la moglie ha rifiutato la protezione”.

di Luciano Mirone

Pubblicato da www.loraquotidiano.it

17 dicembre 2014

”Il pentito Giuseppe 
Setola ha ritrattato 
dopo che la moglie 
ha rifiutato di 
lasciare Casal di 
Principe per 
trasferirsi in una 
località protetta”. 
Lo ha detto il 
procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli, sentito 
ieri dalla Commissione Antimafia sui rapporti tra camorra, 
imprenditoria, politica e servizi segreti deviati. 
Borrelli è stato convocato a Palazzo San Macutoinsieme al 
capo della procura partenopea Giovanni Colangeli, e nel 
corso dell’audizione i due magistrati hanno fornito chiarimenti 
anche sul pentito che poco più di un mese fa aveva riaperto 
clamorosamente il caso Manca, dichiarando che la morte 
dell’urologo (archiviata come un’overdose) era legata 
all”intervento chirurgico di Bernardo Provenzano a Marsiglia. 
Setola, ex esponente del clan dei casalesi, però, ha 
recentemente ritrattato, con una tempistica che l’avvocato di 
parte civile Antonio Ingroia ha definito ”una singolare 
coincidenza”, rilevando che la ritrattazione del pentito è 
avvenuta subito dopo la diffusione delle sue rivelazioni su 
Manca.
Le dichiarazioni del pentito vengono ritenute dai magistrati 
della procura di Napoli “importantissime e di grande interesse”, 
sia per i 46 delitti di cui si è dichiarato responsabile, sia per 
altri omicidi di cui non sarebbe colpevole direttamente, ma 
dei quali dice di conoscere retroscena ed autori.
Nel corso dell’audizione svoltasi ieri a Palazzo San Macuto
i due magistrati hanno poi precisato che il pentito non ha 
reso dichiarazioni sulla morte di Attilio Manca alla Procura 
di Napoli, argomento che effettivamente l’ex boss dei clan 
casalesi ha affrontato, su sua richiesta, con i sostituti 
procuratori di Palermo che si occupano della Trattativa, 
Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, ai quali ha detto di 
avere appreso in carcere che l’urologo siciliano, 
contrariamente a quanto sostenuto dalla Procura di 
Viterbo, non si sarebbe suicidato, ma sarebbe stato 
assassinato per aver visitato, operato e curato il boss 
corleonese Bernardo Provenzano (allora latitante), 
riconoscendone la falsa identità.
Il procuratore di Napoli e il suo aggiunto hanno quindi 
osservato che le dichiarazioni del capomafia campano, 
pur ritenute “molto interessanti” sotto il profilo investigativo, 
“vanno poste a verifica attenta e rigorosa”, in quanto a 
rilasciarle sarebbe stato ”un soggetto psicologicamente 
inaffidabile e palesemente instabile”. 
Alla domanda specifica del deputato del Movimento 5 Stelle, 
Francesco D’Uva (“Quindi le dichiarazioni di Setola non sono 
attendibili?”), i procuratori campani però hanno risposto: 
“Non abbiamo detto questo. Il boss casalese inizialmente 
appariva attendibile, poi però ha ritrattato. 
È un personaggio molto labile e ondivago, sul quale il nostro 
approccio, fin dall’inizio, è stato estremamente prudente, tanto 
che è stata chiesta la revoca del regine di protezione”.
“Setola – ha poi aggiunto Borrelli – rappresenta il paradigma 
delle difficoltà nella gestione con i collaboratori di giustizia. 
Il boss ha praticamente imposto la necessità di essere 
interrogato perché, andato in aula, si è pubblicamente assunto 
la paternità di 46 omicidi, a fronte dei 23 che gli erano stati 
contestati, dunque era disponibile a rendere dichiarazioni su 
quelli che gli inquirenti non gli avevano attribuito. 
A quel punto la scelta di sentirlo si rendeva necessaria. 
Dopo due udienze il suo comportamento è cambiato 
completamente”.  Perché? 
“La moglie ha deciso di non spostarsi daCasal di Principe
rifiutando di vivere nella località protetta in cui era stato deciso 
di mandarla. Di fronte a questo, Setola non ha più collaborato”.
Slitta intanto al 13 dicembre l’audizione – prevista per oggi – 
Palazzo San Macuto del procuratore di Viterbo Alberto 
Pazienti e del Pubblico ministero Renzo Petroselli, che 
dovranno essere sentiti proprio sul caso di Attilio Manca
Una vicenda sulla quale la Commissione presieduta da 
Rosy Bindi ha posto la sua attenzione in seguito alla recente 
“due giorni” effettuata a Messina. 
Nel corso di quella visita, la stessa Bindi ha smentito la tesi 
della Procura di Viterbo: “La morte di Attilio Manca a tutto può 
essere attribuibile, tranne che a un suicidio di droga”, mentre 
il vice presidente dell’Antimafia ha aggiunto: 
“Non è da escludere che questo caso possa essere collegato 
con l’operazione di Bernardo Provenzano”.  -

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