giovedì 10 ottobre 2019

Missione dura per Bond, 

Giuseppe Bond.

 


Tutti gli esseri umani diceva Gabriel Garcia Márquez hanno tre vite: pubblica, privata e segreta. 

 

 
Giuseppe Conte non fa eccezione, anzi, per quella segreta ha una particolare passione al punto di tenere per sé la delega ai servizi segreti che solitamente è affidata a un sottosegretario. Del resto il suo governo, anzi i suoi due governi hanno radici profonde nella Link University, una sconosciuta università romana che prepara i quadri delle spie italiane e presso la quale hanno lavorato ministri e vice che si sono succeduti negli ultimi due anni.

I servizi segreti sono cosa seria e fondamentale per la sicurezza dello Stato fino a che restano segreti e leali alle istituzioni. Viceversa, se come sta accadendo in questi giorni servizi e politica si scambiano i ruoli e avvengono fughe di notizie su dossier delicati, allora la situazione non promette nulla di buono. Perché Conte questa estate si sia messo a fare lo 007 incontrando e autorizzando incontri dei nostri vertici dello spionaggio con inviati del governo americano a caccia di notizie riservate sul Russia gate è un mistero. E altrettanto anomalo è il fatto che sia diventato di pubblico dominio.

Quando ci sono di mezzo gli spioni, nulla avviene per caso e, soprattutto, nulla avviene gratis. Tutto è uno scambio di «prigionieri», che a volte sono uomini in carne ed ossa, altre volte notizie, altre ancora favori. E chi sgarra, paga.

Tutti questi movimenti c'entrano per caso con la frettolosa uscita di scena di Matteo Salvini dal precedente governo? C'è qualche relazione con l'inchiesta sui rubli che Mosca avrebbe promesso in cambio di appalti a uomini della Lega? Il famoso tweet di Trump «Bravo Giuseppi» era politico o un ringraziamento per qualche indicibile favore ricevuto?

Chissà, certo i tempi di tutte queste cose coincidono alla perfezione. Sta di fatto che Salvini, forse non a caso, ha fatto il diavolo a quattro per piazzare e ieri ci è riuscito un suo uomo fidato, Raffaele Volpi, a capo del Copasir (la Commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti) al posto del dimissionario Lorenzo Guerini, diventato ministro della Difesa.

Prepariamoci, quindi, a una guerra tra spie di fazioni opposte i pro Conte e i pro Salvini - senza esclusione di colpi. Per Giuseppe Conte, alias agente Giuseppi Bond, la missione si fa dura.-

mercoledì 9 ottobre 2019

Strage dei porti aperti.

 

Donne e bimbi annegati a Lampedusa. Più barconi partono, più morti ci sono.

 

Decine di morti il bilancio è ancora incerto e provvisorio soprattutto donne e bambini. 

 

 

 
 
 
È successo nell'ennesimo naufragio al largo di Lampedusa di un barcone carico di immigrati.
Con Salvini al governo e ministro dell'Interno tutto sarebbe stato chiaro e oggi i giornali titolerebbero: «Strage dell'Italia fascioleghista», il Pd sarebbe in piazza a manifestare il suo sdegno, Saviano girerebbe per talk show a pontificare contro «quel criminale del Papeete».

Oggi invece non c'è nessun «criminale» da mettere all'indice, nessuna colpa di Stato da enfatizzare. Sotto i governi di sinistra si muore e la cosa finisce lì, soprattutto tutti zitti e «basta con le strumentalizzazioni che noi siamo gente seria».

Per noi invece i morti sono tutti uguali e ben sappiamo che l'Italia di ogni colore politico si è sempre prodigata per evitarli. Ma prendiamo atto che la recente (e archiviata da questo governo) politica del rigore in quanto a vittime ha dato i suoi risultati: dai cinquemila inghiottiti dal mare nel 2016, anno clou dell'accoglienza senza se e senza ma, si è passati ai circa 500 di quest'anno, anno dei «porti chiusi». La percentuale tra immigrati partiti e immigrati morti nell'attraversamento è praticamente la stessa, ma siccome la matematica non è una opinione meno partenze uguale meno morti.

Che alla fine è quello che conta, almeno per chi ha a cuore le singole vite umane più delle percentuali.

Ci manca la controprova, ma chissà se la sciagurata spedizione dell'altra sera sarebbe partita sapendo che dall'altra parte del mare i porti erano chiusi. Chissà se altri salperanno nelle prossime ore con il mare agitato avendo letto che ora l'Italia accoglierà tutti e che l'Europa è pronta a fare la sua parte spartendosi automaticamente gli arrivati.

Cioè chissà se anche in buonafede non ci stiamo rendendo complici di stragi di donne e bambini e che in attesa di tempi migliori (per i quali occorre lavorare) deve valere la regola del meno peggio: meglio un bambino vivo in Libia che morto in mezzo al Mediterraneo. A volte anche un cinico marketing può aiutare ad evitare disgrazie come quelle dell'altra notte.-

Umbria, pioggia di soldi 

per il sisma alle aziende 

del candidato Pd-M5s.

 

Più dell'80% dei fondi per la ricostruzione di Norcia sono finiti alle società di Vincenzo Bianconi. Nelle sue mani anche le forniture per le mense dei moduli abitativi e il trasporto scolastico.




A meno di tre settimane dalle elezioni regionali in Umbria, un bufera politica si abbatte sul candidato giallorosso. 

 

 
 
 
Stando alle carte fornite dal sindaco di Norcia, Nicola Alemanno (Forza Italia), che il Corriere dell'Umbria oggi ha pubblicato in esclusiva, alle società di Vincenzo Bianconi sarebbe finito più dell'80% di tutti i fondi destinati alla ricostruzione di Norcia dopo il drammatico terremoto che ha devastato il Centro Italia nell'agosto del 2016. Solo nelle casse dei suoi hotel, tanto per fare un esempio, sono finiti ben 6 milioni di euro. E non finisce qui: oltre ad aver vinto la gara per il trasporto scolastico, si è anche aggiudicato le forniture per le mense dei moduli abitativi. Complessivamente 9 milioni di euro nel giro di un paio di anni.

Ad accendere i riflettori su Bianconi, che alle elezioni comunali aveva sostenuto Alemanno, è stata un'interrogazione presentata in consiglio comunale de "Noi per Norcia", una lista civica vicina al Partito democratico, lo scorso 19 agosto, prima cioè dell'inciucio siglato da Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio per provare ad arginare l'avanzata del centrodestra alle regionali. L'obiettivo della sinistra era di far luce sui lavori di ricostruzione degli alberghi a San Benedetto. Dei 27 alberghi, che sono riusciti a sopravvivere al sisma del 2016, soltanto tre hanno chiesto e ottenuto i fondi pubblici per la ristrutturazione e di questi, secondo le carte pubblicate oggi dal Corriere dell'Umbria, soltanto i due che appartengono alle società di Bianconi, sono riusciti a ottenere, almeno per il momento, i decreti che sbloccano i soldi. Nelle casse dell'hotel "Grotta Azzurra" sono stati, infatti, destinati 5,5 milioni di euro, mentre all'hotel "Les Dependances" di Anna Pizzichini dovrebbero toccare 340mila euro di euro.

Nelle casse delle società di Bianconi, poi, non sarebbero arrivati soltanto i soldi stanziati per la ricostruzione di Norcia. Stando ai numeri resi pubblici dal sindaco di Forza Italia, infatti, il presidente di Federalberghi ha potuto contare anche sui 42.900 euro incassati dal 30 gennaio 2017 dopo aver vinto, tramite lo Sporting Hotel Salicone, il bando per le mense dei moduli abitativi e collettivi e sugli 800mila euro ottenuti dalla stessa azienda dopo essersi aggiudicata un'altra gara il 21 aprile dello stesso anno. E non finisce qui: il 4 settembre 2017 ottiene altri 16mila euro per una nuova fornitura dei pasti a cui, il 14 settembre 2017, vanno ad aggiungersi 825mila euro. La stessa cifra, come riporta ancora il quotidiano diretto da Davide Vecchi, gli viene poi versata anche l'anno successivo. Per il 2019, invece, il vincitore del bando, che è stato presentato il 9 agosto, è ancora da decretare.

Se si passa dalle forniture al trasporto scolastico, la musica non cambia. E tutte le voci sono in capo ad aziende riconducibili a Bianconi. È, infatti, sempre il Salicone ad aggiudicarsi una prima gara da oltre 90mila euro e a replicare con altre tre tornate da 93.495 euro per il biennio 2018-2019, 42mila euro e 14.920 euro per i mesi di settembre e dicembre 2019. Sentito dal Corriere dell'Umbria, il numero uno di Federalberghi ha già fatto sapere che, "per evitare il conflitto di interessi, qualora fosse eletto presidente, si dimetterebbe da ruoli di controllo del gruppo".-

martedì 8 ottobre 2019

Approvato il taglio dei 

parlamentari.

 

Approvata in via definitiva la legge che riduce a 400 i deputati e a 200 i senatori. E il Pd vota sì dopo averla bocciato tre volte.

 



È arrivato con 553 voti a favore il sì definitivo al disegno di legge per il taglio dei parlamentari che riduce a 400 il numero dei deputati.


L'iter della riforma, però, non si conclude oggi: parlamentari, elettori o Regioni possono ancora chiedere un referendum confermativo per stoppare tutto. Inoltre la maggioranza ha raggiunto un'intesa per avviare entro la fine dell'anno un percorso che porti a una nuova legge elettole.


Il provvedimento approvato oggi è caro ai 5 Stelle e su di esso si è misurata anche la tenuta del governo: fin dalla nascita della maggioranza, infatti, i grillini hanno sottolineato come il voto di oggi venga considerato la prima prova di fiducia da parte del Partito democratico.

Ma dai dem, fin da subito, è trapelata la volontà di approvare il ddl, nonostante lo abbia bocciato nelle tre votazioni precedenti (due al Senato e una alla Camera). E il sì è stato annunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Simona Malpezzi (Pd): "Non è cambiato il testo della legge a cui noi del Pd abbiamo votato no per tre volte, è cambiato il contesto", ha spiegato, "Abbiamo dato un nuovo vestito a questa riforma, che non è più la sforbiciata in sé in chiave populista". Una giravolta confermata anche da Graziano Delrio: "Pensavamo e pensiamo che il Parlamento non sia un luogo oscuro ma la casa della democrazia", ha sottolineato, "Il nostro no era a difesa di questa istituzione e proprio perché abbiamo ottenuto garanzie a questi principi ora diciamo sì convintamente".

Tra i gruppi favorevoli - oltre ovviamente al M5S nonostante i malumori di alcuni deputati - anche Italia Viva che considera il ddl "una ripartenza" delle riforme avviate da Matteo Renzi e bloccate dal referendum del 4 dicembre 2016. Ma pure la Lega: "Le tecniche parlamentari sono variegate... il nostro è un voto favorevole senza se e senza ma. Il governo però deve dimostrare di avere i numeri", ha confermato Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato poco prima che arrivasse il via libera di Matteo salvini. Sì anche di Forza Italia e Fratelli d'Italia. "I nostri voti sono stati decisivi nel corso dell’iter parlamentare e lo rivendichiamo con orgoglio", ha detto la leader Giorgia Meloni.
Ma il centrodestra ora chiede a gran voce una riforma presidenziale e soprattutto la fine della nomina dei senatori a vita. Critiche anche al Pd per il repentino cambio di opinione. Una mossa che sembra dettata più che altro da un'opportunità politica.

Contrari Maurizio Lupi (Nci) e Lorenzo Cesa (Udc): "Il taglio dei parlamentari non associato ad un cambio di legge elettorale è un atto grave", dicono. Critiche anche da Francesco Laforgia (Leu) secondo cui parlare di "taglio delle poltrone" quando ci si riferisce alle riforme costituzionali "è per me insostenibile".-

Inferno alla Stazione 

Termini, ostaggio di 

pusher e sbandati.

 

I residenti: "Ormai Termini è terra di nessuno". Gli agenti di polizia sono in affanno: "Siamo sotto organico e i delinquenti che chi arrestiamo oggi, domani li ritroviamo di nuovo in strada". E la Raggi non muove un dito.



Furti, spaccio, aggressioni e prostituzione notturna. La stazione Termini di Roma offre un’ampia gamma di reati nei quali turisti, lavoratori e residenti si imbattono quotidianamente.


 
 

È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di 12 algerini che, pur vivendo stabilmente in Francia e Spagna, frequentavano lo scalo esclusivamente per delinquere. Chi frequenta il perimetro della stazione deve fare la gincana tra ladri, spacciatori e clochard ubriachi. “Ormai hanno capito che qui possono fare di tutto, rubare, ubriacarsi, spaccare bottiglie, tanto è diventata terra di nessuno”, dice Alessandro Vallocchia, portavoce del Comitato Difesa Esquilino Monti. "È una situazione completamente allo sbando: ti può succedere qualsiasi cosa”, aggiunge confermandoci una prassi che è divenuta consolidata, ossia che molti ormai "non vanno più nemmeno a fare le denunce”.

Poliziotti sotto organico e sotto assedio


Le forze dell’ordine, dal canto loro, fanno quel che possono. “Siamo sotto organico e, poi, ovviamente c’è sempre il problema che chi arrestiamo oggi, domani lo ritroviamo di nuovo in strada a commettere esattamente lo stesso crimine”, spiega Michele Sprovara, segretario generale aggiunto di Roma del sindacato di polizia Coisp. Ma non solo. Molto spesso sono gli stessi agenti ad essere oggetto di aggressioni da parte degli sbandati che si aggirano a ridosso dei binari, per la maggior parte migranti nordafricani. Uno dei casi più recenti, racconta il Messaggero, è quello di un ghanese di 35 anni che, dopo essere salito a bordo di un treno sprovvisto di biglietto, è stato fermato, ammanettato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, infatti, una volta fuori dalla stazione, ha preso un sasso e lo ha scagliato contro un’auto parcheggiata in via Marsala, colpendo anche gli agenti della PolFer.

Se a piazzale dei Cinquecento, l'ingresso principale della stazione, le barriere dei lavori in corso hanno contribuito ad allontanare i clochard, all'interno della struttura e nelle vie limitrofe verso le otto di sera decine di persone iniziano a preparare i propri giacigli. Di notte i dintorni di Termini si trasformano in un girone infernale. Il lato di via Giolitti è in mano agli spacciatori che si riuniscono in piccoli gruppi sotto le insegne di un noto fast food, importunando chiunque passi da quelle parti per cercare di smerciare qualche grammo di hashish.

Roma alle prese con la carenza di posti letto per clochard.

Dall'altra parte invece, in via Marsala, dopo il tramonto decine di senzatetto italiani e stranieri si sistemano sui cartoni o si avvolgono nei sacchi a pelo. Qui incontriamo Alessandro Radicchi, presidente di Binario 95, un’associazione che dal 2002 si occupa di aiutare gli emarginati che ruotano attorno alla stazione. Ci spiega che qui migranti “si sentono protetti dalla presenza degli agenti della polizia ferroviaria". "Che poi - aggiunge - sono gli stessi che li cacciano via”. La maggior parte di loro appena arriva a Roma, si rivolge all’ufficio immigrazione per fare domanda di protezione umanitaria. Ma la lista d’attesa è lunga. Per ottenere un documento possono passare anche due o tre mesi.

Un ragazzo del Mali, che si ripara dal freddo coperto da uno scatolone sulla stessa via, è in strada da diverse settimane. È arrivato da Foggia, dove lavora come bracciante agricolo, per rinnovare i documenti. E nell'attesa si è sistemato con alcuni connazionali a ridosso della stazione. "A Roma ci sono circa 20mila richieste da parte di persone in condizioni di fragilità, ma i posti letto messi a disposizione sul territorio sono soltanto 750", spiega Radicchi. "Se non si danno risposte a queste persone - continua - è inevitabile una parte di loro finisca nel giro della malavita”. Le associazioni del terzo settore chiedono alla politica di intervenire aumentando i posti letto disponibili di almeno 300 unità l'anno, per arrivare ad un'offerta congrua di almeno 2mila posti letto.

"In mezzo a questo esercito di vagabondi - ricorda - ci sono anche tanti italiani stremati dalla crisi". "Anziani senza pensione sociale, che non hanno un tetto sopra la testa e che devono guardarsi le spalle per evitare di essere aggrediti", ci dice Fabrizio Lastei, residente della zona e membro del volontariato cattolico, che la notte distribuisce cibo e bevande calde ai clochard. "Il tutto - denuncia - senza il minimo interesse del Comune di Roma”.-

Inferno alla Stazione Termini, 

ostaggio di pusher e sbandati.

 

I residenti: "Ormai Termini è terra di nessuno". Gli agenti di polizia sono in affanno: "Siamo sotto organico e i delinquenti che chi arrestiamo oggi, domani li ritroviamo di nuovo in strada". E la Raggi non muove un dito.



Furti, spaccio, aggressioni e prostituzione notturna. La stazione Termini di Roma offre un’ampia gamma di reati nei quali turisti, lavoratori e residenti si imbattono quotidianamente.












È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di 12 algerini che, pur vivendo stabilmente in Francia e Spagna, frequentavano lo scalo esclusivamente per delinquere. Chi frequenta il perimetro della stazione deve fare la gincana tra ladri, spacciatori e clochard ubriachi. “Ormai hanno capito che qui possono fare di tutto, rubare, ubriacarsi, spaccare bottiglie, tanto è diventata terra di nessuno”, dice Alessandro Vallocchia, portavoce del Comitato Difesa Esquilino Monti. "È una situazione completamente allo sbando: ti può succedere qualsiasi cosa”, aggiunge confermandoci una prassi che è divenuta consolidata, ossia che molti ormai "non vanno più nemmeno a fare le denunce”.

Poliziotti sotto organico e sotto assedio


Le forze dell’ordine, dal canto loro, fanno quel che possono. “Siamo sotto organico e, poi, ovviamente c’è sempre il problema che chi arrestiamo oggi, domani lo ritroviamo di nuovo in strada a commettere esattamente lo stesso crimine”, spiega Michele Sprovara, segretario generale aggiunto di Roma del sindacato di polizia Coisp. Ma non solo. Molto spesso sono gli stessi agenti ad essere oggetto di aggressioni da parte degli sbandati che si aggirano a ridosso dei binari, per la maggior parte migranti nordafricani. Uno dei casi più recenti, racconta il Messaggero, è quello di un ghanese di 35 anni che, dopo essere salito a bordo di un treno sprovvisto di biglietto, è stato fermato, ammanettato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, infatti, una volta fuori dalla stazione, ha preso un sasso e lo ha scagliato contro un’auto parcheggiata in via Marsala, colpendo anche gli agenti della PolFer.

Se a piazzale dei Cinquecento, l'ingresso principale della stazione, le barriere dei lavori in corso hanno contribuito ad allontanare i clochard, all'interno della struttura e nelle vie limitrofe verso le otto di sera decine di persone iniziano a preparare i propri giacigli. Di notte i dintorni di Termini si trasformano in un girone infernale. Il lato di via Giolitti è in mano agli spacciatori che si riuniscono in piccoli gruppi sotto le insegne di un noto fast food, importunando chiunque passi da quelle parti per cercare di smerciare qualche grammo di hashish

Roma alle prese con la carenza di posti letto per clochard

Dall'altra parte invece, in via Marsala, dopo il tramonto decine di senzatetto italiani e stranieri si sistemano sui cartoni o si avvolgono nei sacchi a pelo. Qui incontriamo Alessandro Radicchi, presidente di Binario 95, un’associazione che dal 2002 si occupa di aiutare gli emarginati che ruotano attorno alla stazione. Ci spiega che qui migranti “si sentono protetti dalla presenza degli agenti della polizia ferroviaria". "Che poi - aggiunge - sono gli stessi che li cacciano via”. La maggior parte di loro appena arriva a Roma, si rivolge all’ufficio immigrazione per fare domanda di protezione umanitaria. Ma la lista d’attesa è lunga. Per ottenere un documento possono passare anche due o tre mesi.

Un ragazzo del Mali, che si ripara dal freddo coperto da uno scatolone sulla stessa via, è in strada da diverse settimane. È arrivato da Foggia, dove lavora come bracciante agricolo, per rinnovare i documenti. E nell'attesa si è sistemato con alcuni connazionali a ridosso della stazione. "A Roma ci sono circa 20mila richieste da parte di persone in condizioni di fragilità, ma i posti letto messi a disposizione sul territorio sono soltanto 750", spiega Radicchi. "Se non si danno risposte a queste persone - continua - è inevitabile una parte di loro finisca nel giro della malavita”. Le associazioni del terzo settore chiedono alla politica di intervenire aumentando i posti letto disponibili di almeno 300 unità l'anno, per arrivare ad un'offerta congrua di almeno 2mila posti letto.

"In mezzo a questo esercito di vagabondi - ricorda - ci sono anche tanti italiani stremati dalla crisi". "Anziani senza pensione sociale, che non hanno un tetto sopra la testa e che devono guardarsi le spalle per evitare di essere aggrediti", ci dice Fabrizio Lastei, residente della zona e membro del volontariato cattolico, che la notte distribuisce cibo e bevande calde ai clochard. "Il tutto - denuncia - senza il minimo interesse del Comune di Roma”.-

domenica 6 ottobre 2019

"Agì con lucidità aggressiva": 

ecco il volto del killer 

di Trieste.

 

Dopo aver visionato i filmati della sicurezza interna della questura il gip convalida il fermo del dominicano.

 
 
Alejandro Augusto Stephan Meran non è un pazzo. Almeno per il gip che ha convalidato il suo arresto e che ha condiviso l'impianto accusatorio del pm.


 
 
 
Il 29enne dominicano che venerdì scorso ha imbracciato due pistole e ha ucciso Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, rispettivamente di 31 e 34 anni, ha mostrato "lucidità" nella "manovra aggressiva" con cui prima ha ucciso i due agenti della questura di Trieste, ne ha ferito alla mano un terzo e poi, sempre sparando ad altezza d'uomo, "come si evince dai filmati tratti dalla sicurezza interna della questura" ha tentato l'omicidio "di almeno altri 8 agenti", tra cui tre addetti alla vigilanza degli uffici di via Tor Bandena, quattro agenti in forza alla Squadra mobile che erano nell'auto fuori è sono intervenuti per bloccarlo e di un altro poliziotto intervenuto dopo gli spari.

È questo il quadro che emerge nel decreto di fermo vergato dal pm Federica Riolino che, sostenendo la presenza di "gravi indizi" di colpevolezza, ha chiesto e ottenuto dal gip, la convalida della misura cautelare. Il 29enne si trovava in questura per il furto di uno scooter. Ha chiesto di andare in bagno e una volta uscito è riuscito a impossessarsi della pistola di Rotta e ad ucciderlo, poi ha ucciso anche Demenego e si è fatto largo nell'atrio della questura con le due semiautomatiche tolte alle vittime - particolare dedotto dalle immagini delle telecamere - prima di essere ferito all'inguine e bloccato da uno degli agenti della Mobile che rientrava in via Tor Bandena. Il fratello dell'arrestato ha sempre fatto riferimento a un disturbo psichico, ma il 29enne non era in cura in nessun servizio di igiene mentale del capoluogo. Per la procura "orientano per una semplice scarsa lucidità solo i farmaci rinvenuti all'esito della perquisizione domiciliare". Un elemento su cui, al momento, la difesa dell'indagato non si pronuncia, ma che avrà un ruolo centrale in sede processuale.

Adesso, Meran è piantonato all'ospedale di Cattinara di Trieste. In questa foto di qualche anno fa, che pubblichiamo in esclusiva, indossa una camicia con disegni floreali e ha il piercing all'orecchio sinistro. Si trova in compagnia del fratello Carlysle, entrambi sono sorridenti, come quando a quell'età ci si fa belli per andare a un party. Non è dato sapere se si trovino in Germania o a Ponte nelle Alpi dove ha abitato dal maggio 2017 all'agosto 2018 e dove avrebbe lavorato per qualche giorno come corriere espresso per una ditta. La foto segnaletica che invece hanno diffuso alcuni siti di informazione è ben diversa. Alejandro ha i capelli molto più corti e non ci sono sorrisi.

Fonti del Giornale.it hanno fatto sapere che la divulgazione degli audio non ha fatto piacere ai piani alti della questura "anche perché all’interno c’erano alcune notizie non precise" sulla dinamica. La divulgazione delle notizie ora è centellinata ed è stato chiesto, o meglio indicato, di non mandare in giro foto e video. Anche perché, precisano le fonti, si vuole evitare quanto successo a Roma per la fotografia dell’americano bendato. Negli ambienti vicini alla questura continuano a ripetere che "il momento è complicato" e "il dolore è tanto".-