sabato 31 gennaio 2015

MUTUO SICILIA :

“I DEBITI NON SI PAGANO GENERANDO 

ALTRI DEBITI MA RIDUCENDO LA SPESA”.


Pubblicato  da  NEBRODI  E  DINTORNI.

Palermo, 29/01/2014 - L'Assemblea Regionale Siciliana ha approvato il disegno di legge che autorizza l'accensione di un mutuo da 1,77 miliardi con 37 voti favorevoli, 3 contrari, 1 astenuto. Assenti i rappresentanti del Movimento 5 stelle, alcuni deputati di Fi e il gruppo Lm, che hanno abbandonato l'aula al momento del voto. La Sicilia si adegua alle altre Regioni d’Italia sul pagamento dei debiti del sistema sanitario. "Abbiamo abbandonato l'Aula per lasciare la maggioranza di Crocetta di fronte alle sue responsabilità e i deputati del centrosinistra hanno approvato un mutuo che peserà sulle tasche dei siciliani per altre due generazioni. Da quest'anno in Sicilia ogni bambino nascerà con 1.500 euro l'anno di debito pubblico sulle spalle ". Lo affermano i parlamentari di Lista Musumeci Nello Musumeci e Gino Ioppolo, commentando l'approvazione della legge che autorizza la Regione a contrarre un mutuo da 1 mld e 776 mln di euro per far fronte ad insolvenze con le imprese sanitarie. 

"I debiti non si pagano generando altri debiti - aggiungono i parlamentari - ma con la riduzione della spesa e una concreta trattativa per ottenere quanto il governo nazionale deve alla Sicilia, contenzioso a cui Crocetta ha rinunciato, scoprendo le carte sulla sua finta rivoluzione e lasciando i siciliani nel baratro".-

venerdì 30 gennaio 2015

MICHELE AINIS, CHIARISSIME (DIS)EGUAGLIANZE DA FARE ACCAPPONARE LA PELLE.


Pubblicato  da  NEBRODI  E  DINTORNI.






Il costituzionalista messinese Michele Ainis è l'autore del prezioso volume “La piccola eguaglianza” (Giulio Einaudi editore). Un’opera necessaria per ognuno che voglia confrontarsi con la nostra orripilante e beffarda realtà, con se stesso, con la burocrazia, con i propri aguzzini. Le argomentazioni del prof. Ainis sono schiette, chiare al punto da fare bene comprendere cosa si vorrebbe dire anteponendo al cognome anagrafico l’appellativo “chiarissimo prof”.


30/01/2015 – E’ una grande ‘diseguaglianza’ che un costituzionalista della levatura, della testa e della coscienza di Michele Ainis, qualora l’elezione del Presidente della Repubblica dovesse essere una cosa ‘seria’, non sia tra i nomi proposti, non necessariamente dai partiti ortodossi. E’ una 'piccola diseguaglianza' che altri volumi o ‘best seller’ in libreria costino più del doppio di questo splendido e prezioso volume “La piccola eguaglianza” di Michele Ainis (Giulio Einaudi editore), 138 pagine 11 €, ma pure € 9,35 con lo sconto del 15% da Hoepli, online.

Il volume di Michele Ainis è un’opera necessaria per ognuno che voglia confrontarsi con questa nostra orripilante e beffarda realtà, con se stesso, con la burocrazia, con i propri aguzzini, con ciò cui si assiste inermi e attoniti nella quotidianità e verso cui non si è in grado, non si vuole, non si può o non si sa formalizzare alcuna protesta, non avendone gli strumenti, la possibilità, la capacità o la volontà. Lo fa il prof. Ainis in nome e per conto della sua ‘coscienza collettiva’, in grado di dare voce a chi non ne ha, a chi preferisce non averne, a chi ce l’ha ma per altre cantilene.

Le argomentazioni del prof. Ainis sono schiette, semplici, chiare al punto da fare bene comprendere cosa si vorrebbe dire al docente universitario allorquando si antepone al cognome anagrafico l’appellativo di cortesia “chiarissimo prof”. Se la conoscenza è potere – infatti – la chiarezza, ieri come oggi, potrebbe perfino essere funzione di quanto ognuno voglia dare agli altri (del proprio potere), al prezzo di un ‘modesto’ stipendio di docente universitario.


Michele Ainis scrive un bel libro. ‘Bel’ finisce per essere eufemistico per un volume che incide nella carne del Pianeta opulento e miserrimo al contempo, restringendosi poi al solo nostro Paese (al nostro quotidiano), rappresentando fatti e considerazioni di minuta diseguaglianza. Se ‘diseguale sarà lei’ fosse ‘parola d’offesa, il prof. Michele Ainis lo avrebbe detto in ‘poesia’ ad ognuno che svolga il suo mestiere di uomo e di ‘quellocheè’ al limite dell’umano, spesso abdicando al ruolo di ‘vero uomo’, consegnando la propria coscienza (e il cuore) ora al diavolo, ora ad un folletto dispettoso e cattivello, ora alla pattumiera, per farne ‘umido’, dal quale non nascono nemmeno i fiori ma, semmai, seccano.

Il prof. Michele Ainis, giurista e costituzionalista nato a Messina il 6 gennaio 1955, laureato in Giurisprudenza all'Università di Messina, allievo del costituzionalista Temistocle Martines, se ne fosse stato al corrente, avrebbe certamente raccontato di quel falegname, vedovo a 50 anni, con due figli agli studi liceali, dopo l’assai prematura morte della madre pure ‘conduttori involontari’ di un piccolo bar-bottega, contiguo alla piccola falegnameria paterna, il quale esce dalla (contigua e comunicante) porta della sua bottega per andare ad aiutare i figli al bar. Prima di tornarsene alla sua legittima bottega il falegname beve un caffè espresso e non appena fuori dalla porta (per andare appresso-porta) viene fermato da chi ne ha facoltà (o ne fa le veci) e salatamente multato, per non ‘essersi’ emesso lo scontrino fiscale.

In compenso il chiarissimo prof. Ainis racconta del panettiere Eduardo De Falco e molto, molto altro, da fare accapponare la pelle, compensando abbondantemente. Libro più triste non poteva presentarci Michele Ainis. Triste perché vero, autentico, chiarissimo quanto lo è la realtà di questo ‘diseguagliato’ Paese, dove i poveri cristi continuano a portare la croce, già assegnata prima di noi a chi ad essa non poteva sottrarsi, essendo venuto su questa terra con tale specifica missione.

“A livello globale, afferma il prof. Ainis, intorno al 1920 la disuguaglianza tra ricchi e poveri era 3 a 1; oggi la disparità è 90 a 1”.

“Michele Ainis ci consegna una fotografia delle disparità di fatto, illuminando la galassia di questioni legate al principio di eguaglianza. Puntando l'indice sull'antica ostilità della destra, sulla nuova indifferenza della sinistra verso quel principio. E prospettando infine una «piccola eguaglianza» fra categorie e blocchi sociali, a vantaggio dei gruppi piú deboli. Una proposta che può avere effetti dirompenti.”  -

m.m. 

OLIVERI : I BEATI PAOLI PROPONGONO L'ABOLIZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE E LA SOSTITUZIONE CON UN ORGANO SEMPLICE ED EFFICACE.


ABOLIAMOLI





CITTADINI DI OLIVERI


 - Cosiderato che  i  Consiglieri  di ambedue gli schieramenti non Consigliano o quantomeno non consigliano quello che dovrebbero consigliare.   Lo  abbiamo dimostrato NOI con  con esplicete "denunce" corredate con foto in questo blog. Lo dimostrano LORO,  senza nessuno  intervento Palese che manifesti  un interessamento.
      
Non Vedono non Sentono Non Parlano
                





- Considerato, che non sono capaci di interessarsi al Paese, e  ci sarebbe voluto poco!
 bastava concederci un pò del loro "preziosissimo " tempo, e   per esempio, fare   una passeggiata sul corso Cristoforo Colombo per accorgersi  che la loro sarebbe stata una passeggiata ad ostacoli fra pavimentazione del marciapiede pericolosamente dissestato, disseminato di resti di cadaveri di alberi abbattuti , e  perennemente sporco.  Il lungomare,  che dovrebbe  essere il fiore all'occhiello del paese !!!. Un Paese con un lungomare ben  curato porta tanta gente a frequentarlo   portando con se  un pò di ossigeno all'asfittica  economia locale. Non ci vorrebbe molto, a meno di essere ORBI, per non vedere.  Altro piccolo esempio?  la villetta antistante al "parco giochi"! lasciata in cotal  stato d'abbandono e incuria   da  suscitare  pietà. Il  tutto accade  sotto lo sguardo dei nostri abituali frequentatori,  ma anche ,  presumo, sotto lo sguardo menefottistico ( perchè non reagiscono)   dei LIVIROTI che  sì, vi hanno votato,  ma   vi maledicono ad ogni pericoloso inciampo   . Cittadini di Oliveri, questi pseudo politici di maggioranza e di Opposizione, se si fossero interessati  anche solamente di questi due argomenti , avrebbero ridotto  di un pochino la loro sindrome di inutilità. Cittadini di Oliveri , mai come in questo momento della storia del nostro  Paese rispecchia il  famoso detto:  ogni Paese ha il Governo che si Merita. Noi Liviroti ci meritiamo questo Governo del Paese.
- Considerato infine che:  malgrado la grave offesa alla nostra intelligenza di Cittadini che hanno a cuore il Paese  , malgrado  un atto di bontà infinita da parte nostra nel volerli  giustificare che forse non hanno capito quale sono le loro funzioni,  o,  se l'hanno capito,  non hanno la capacità di esercitarle per manifesta inettitudine, non possiamo esimerci, per il nostro bene....
                                                                      
                                                                                    
Dal Proporre
Ai Politici Regionale e Nazionali di tutti gli schieramenti  di farsi promotori di una  semplice  legge           
                       ABOLIAMOLI                                                                                                                                                           
Ogni giorno di + dimostrano la loro INUTILITA' e  che non  vè  bisogno di loro.
 Votiamo direttamente da un unica lista delle persone capaci di Amministrare . Con la facoltà  da parte dei Cittadini  di mandarli a casa a pedate nel caso questa capacità venisse meno o al contrario non l'avessero mai posseduta .

Eleggiamo cinque  o sette persone , (Consiglio di Amministrazione) Persone che abbiano  alti requisiti morali , che metta il Paese  il suo territorio  e i Cittadini  al centro degli interessi  e dei  progetti , Persone che per Titoli e/o meriti rappresentino il meglio della popolazione  indigena   che   fra di loro, a maggioranza , eleggerebbero colui che per capacità Amministrativa e cultura ci rappresenti come Capo del Paese. Dovremmo eleggere  sette persone che veramente abbiano a cuore le sorti del nostro Paese  e la gente che lo popola    e non un accozzaglia di probabili ignoranti la cui funzione  è More solito quella di alzare la mano su proposta del Sindaco.

Quali sono i requisiti che cerchiamo nei nostri rappresentanti Politici nel governo del Paese, più precisamente di un amministratore pubblico? 

Anzitutto: intelligenza-competenza e onestà. Che devono andare assieme. Perché la disonestà degrada l'intelligenza a furbizia, e l'onestà se non assistita dall'intelligenza è inutile, improduttiva.

La grande maggioranza dei politici in circolazione realizzano poi il capolavoro catastrofico di accoppiare incompetenza a disonestà. Con il contorno di incultura, ignavia, arroganza.

Un buon amministratore pubblico dovrebbe essere dotato anche di realismo: cioè la capacità di vedere i problemi, oltre che sotto il profilo della pubblica utilità, nell'ottica della loro pratica realizzabilità, con una seria valutazione di costi e benefici. E ancora, occorre energia, tenacia, determinazione.

Un'altra qualità indispensabile è l'attenzione agli altri, la disponibilità ad ascoltare e imparare, anche dagli avversari, e soprattutto dai cittadini: cioè, in pratica, la democrazia. E' un caso molto raro che queste qualità si trovino riunite in una persona. (…) Perché una persona così dotata sceglie di dedicarsi a un'attività poco gratificante come la politica locale?

La risposta è semplice: (…) ha la passione della politica. Quella speciale vocazione per gli studi, la ricerca, la religione, le arti, le professioni, l'imprenditoria, una volta c'era anche per la politica, e se ne potrebbero dare tantissimi esempi, dai più illustri ai più modesti. Una passione scomparsa: ora abbiamo soprattutto dei profittatori della politica.

Vorremmo che i cittadini abbiano l'opportunità di farsi rappresentare da una persona che ama la politica, che della politica ha un concetto molto alto: finalmente un politico vero, autentico.






Ad Ognuno il Suo Mestiereeeee!!!!



MONFORTE SAN GIORGIO, EXPO 2015.


La Città Metropolitana si mette al lavoro.

L’incontro tra i sindaci si è tenuto nell’aula consiliare del comune di Monforte San Giorgio. Durante la riunione è stato definito il pacchetto degli eventi e delle attività da realizzare nell'ambito di Expo 2015.



Venerdì, 30. Gennaio 2015 - 15:04
Scritto da: Serena Sframeli
Pubblicato da www.livesicilia.it

Promozione della territorialità: è questo l’obiettivo principale scaturito dall’incontro tra i Comuni della Città Metropolitana in vista dell’Expo 2015.
L’incontro si è tenuto nella Sala Consiliare del Comune di Monforte San Giorgio ed hanno partecipato, oltre a diversi sindaci ed assessori dei comuni della città metropolitana, anche l’assessore alla Cultura Tonino Perna, l’esperto del turismo Filippo Grasso e l’ufficio Marketing Territoriale e Pianificazione Strategica del Comune. Presente anche il Commissario della Provincia Regionale, Filippo Romano, insieme allo staff di Direzione Sviluppo Economico.
I sindaci presenti hanno così discusso sulle modalità di cofinanziamento per la predisposizione del padiglione dell’Expo e fornito valido ed adeguato materiale multimediale; si è discusso anche circa l’organizzazione di eventi culturali e artistici, sempre in conformità al tema dell’Expo 2015.
La vetrina dell'Expo 2015 sarà un'occasione per promuovere il territorio geografico della Città Metropolitana di Messina e creare la giusta intesa per costituire l'identità culturale di quella che dovrà diventare la futura Città Metropolitana.
Il Commissario della Provincia Romano, in accordo con il Comune, provvederà ad emanare un bando per l’organizzazione e l'allestimento dello spazio assegnato alla Città Metropolitana dalla Regione Siciliana. Il prossimo incontro si terrà presso il Comune di Furci Siculo in data da concordare.  -

Formazione, nuova batosta 

per il governo Crocetta. 

Il Tar annulla il decreto sugli 

accreditamenti.

Venerdì 30 Gennaio 2015 - 17:27

I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di decine di enti tra cui l'Anfe e lo Ial. Il decreto dell'assessore Scilabra che stabiliva i requisiti per ottenere i finanziamenti pubblici è illegittimo: doveva essere deliberato dalla giunta e firmato dal governatore.



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PALERMO - Nuova “bacchettata” del Tar al governo Crocetta. Una bocciatura che rischia di far esplodere il mondo della Formazione.
I giudici amministrativi hanno dato ragione a una quarantina tra enti e associazioni che avevano presentato un ricorso contro il decreto che disciplina gli accreditamenti nel mondo dei corsi professionali. In particolare, nei confronti del passaggio in cui si prevede la revoca dell'accreditamento in caso di presenza di contenziosi tra l'ente e la pubblica amministrazione. Un provvedimento che era apparso fin da subito contrario persino alle regole del buon senso. Ma i giudici amministrativi sono andati oltre. Bocciando, di fatto, l'intero provvedimento. Quello sulla base del quale sono stati distribuiti e sono stati tolti gli accreditamenti agli enti. E il motivo è quasi grottesco: quel provvedimento, firmato da Nelli Scilabra, doveva invece – stando allo Statuto – essere sottoscritto dal presidente della Regione. Uno scivolone clamoroso.
















Già alla fine del 2013, il Tar aveva accolto la richiesta di sospensiva avanzata da queste associazioni. Con due distinti ricorsi: uno dell'Anfe Sicilia e di altre associazioni e uno di un nutrito gruppo di enti. Enti che, come detto, si erano opposti contro le norme contenute nel decreto assessoriale del 23 luglio 2013. Si tratta, del provvedimento che elenca i nuovi requisiti per l’accreditamento, strumento utile per poter partecipare alla distribuzione dei contributi pubblici per lo svolgimento dei corsi di Formazione.

In quell’atto, firmato come detto dall'allora assessore Nelli Scilabra, fra le altre cose, si inibiva l'accreditamento a quegli enti che avessero in corso "liti" e contenziosi con l'amministrazione regionale. Ma un primo e più grave vizio di quel decreto sta proprio nel “firmatario”. Quelle disposizioni, infatti, precisano i giudici “hanno la caratteristica della novità, introducendo condizioni, caratterizzate altresì dalla generalità ed astrattezza, ulteriori rispetto a quelle fino a quel momento esistenti l’accreditamento di enti di formazione e per il mantenimento dello medesimo status: in altri termini quelle di cui si discute si atteggiano quali vere e proprie norme di carattere secondario rispetto la disciplina primaria”. Veri e propri regolamenti, quindi, che, stando allo Statuto siciliano “devono essere deliberati dalla Giunta di Governo ed adottati nella forma del Decreto Presidenziale, mentre ai singoli assessori spetta esclusivamente il potere di proporre l’adozione di regolamenti nelle materie di rispettiva competenza. Nel caso di specie – si legge - il decreto oggetto di impugnazione non risulta adottato in conformità al quadro normativo appena richiamato. Conseguentemente lo stesso decreto risulta illegittimo”.

I ricorsi accolti sono due: uno è stato proposto da Asef e Anfop, associazioni che raccolgono diversi enti, assistite dal legale Carlo Comandé. "L'aspetto importante - sottolineano dallo studio Comandé - è che è stato annullato l'intero decreto per effetto di una contestazione preliminare fatta da noi: non doveva essere un decreto assessoriale, ma un decreto del presidente della Regione. Il provvedimento doveva dunque passare da un ok del Cga". L'altro è stato proposto dall'Anfe, dallo Ial e da un'altra ventina di enti (tra questi l'Interefop, il Cufti, l'Anapia, l'Ecap di Agrigento) difesi dagli avvocati Sebastiano Papandrea e Fulvio Ingaglio.

Oltre a una causa di illegittimità legata al mancato rispetto delle norme sul soggetto che ha la potestà di emanare regolamenti, poi, ecco che i giudici entrano nel merito di quel passaggio relativo all'eventuale lite pendente (od anche sopravvenuta) che, spiegano i giudici amministrativi, “non è di per sé indice della inaffidabilità dell’impresa, potendosi la lite chiudere a favore della stessa (con riconoscimento delle relative ragioni). Inoltre, - si legge nella sentenza - è sintomatico della non necessaria finalizzazione alla selezione qualitativa dei partecipanti, il fatto che la clausola in esame individui come fatti ostativi non solo le liti attuali, ma altresì quelle passate”. Una norma non solo incomprensibile, spiegano i giudici, ma anche inutile. Non porterebbe, infatti, alcun vantaggio all'attività amministrativa: “Una simile previsione – si legge infatti - non ha alcuna proiezione sul terreno dell’efficacia dell’azione amministrativa, ma unicamente una evidente ed univoca finalità di penalizzazione, dal momento che l’esercizio del diritto di difesa (principale interesse antagonista a quello dell’amministrazione), di cui all’articolo 24 della Costituzione, sembra costituire un fatto ostativo rispetto alla stipula di contratti con l’amministrazione intimata, anche in relazione a vicende ormai definite ed a rapporti esauriti”. Agli enti, stando a quel passaggio indicato dal governatore, in quei giorni, quasi come un segno della “moralizzazione” in atto nel mondo della Formazione, non sarebbe stato garantito il diritto di difendersi dalla Regione, visto che la conseguenza sarebbe stata quella dell'immediata estromissione dai finanziamenti pubblici. Un ingiustizia. E due errori in uno. La Regione scivola ancora una volta e clamorosamente. Sul terreno insidioso della Formazione siciliana.  -

La salma di Falcone presto

nel Pantheon di Palermo.


A distanza di 23 anni dalla strage di Capaci, le spoglie del magistrato saranno trasferite dalla tomba monumentale del cimitero di Sant’Orsola alla chiesa di San Domenico, dove sono sepolti tra gli altri, Francesco Crispi, Camillo Finocchiaro Aprile e Ruggero Settimo. Lo ha annunciato Maria, la sorella del giudice, durante un incontro con gli studenti a Roma.


di Redazione
Pubblicato da www.loraquotidiano.it

30 gennaio 2015






La salma di Giovanni Falcone sara’ traslata il 23 maggio, a distanza di 23 anni dalla strage di Capaci, dalla tomba monumentale del cimitero di Sant’Orsola alla chiesa di San Domenico, nel pantheon dei siciliani illustri sono sepolti tra gli altri, Francesco Crispi, Camillo Finocchiaro Aprile e Ruggero Settimo. Lo ha annunciato Maria, la sorella del giudice assassinato nella strage di Capaci, durante un incontro con gli studenti dell’istituto tecnico industriale Giovanni XXIII a Roma.
“Vogliamo dare la possibilita’ a chiunque voglia salutare Giovanni e lasciare un ricordo di farlo nel luogo piu’ consono”, ha spiegato, come riferisce l’edizione locale di Repubblica. “Dobbiamo organizzare ancora tutto per bene – ha aggiunto – ma partiamo da un punto fisso. Come tutti gli anni, attenderemo l’attracco della nave della legalita’. Poi, come prima tappa, porteremo i ragazzi delle scolaresche in arrivo da tutta Italia in chiesa”. La celebrazione sara’ aperta a tutti. “Vorremmo sistemare dei maxi-schermi anche fuori San Domenico, in modo che – ha detto – la cerimonia possa essere seguita da chiunque voglia partecipare. Palermitani e no”. “Mio fratello – ha ricordato – non era solo il giudice antimafia. Lui era il magistrato che credeva nella giustizia e nelle istituzioni. Vorrei che a restare nella memoria fossero soprattutto i suoi valori”. Per Maria Falcone: “Se le stragi di mafia fossero avvenute oggi, quale sarebbe la reazione? Sono convinta che sarebbe piu’ forte. La sensibilita’ civile negli anni e’ aumentata”. “Il prossimo 23 maggio – ha preannunciato – sara’ una giornata molto speciale. Questa e’ una data importante per noi familiari, ma anche per tutta Palermo”.  -

Regione, la legge sul maxi-

mutuo pronta a finire sui 

tavoli del Tar Sicilia.


È allo studio un ricorso al Tribunale amministrativo: non sarebbe stato rispettato, infatti, il regolare iter del provvedimento legislativo approvato due giorni fa a Sala d’Ercole. Anche se non mancano i dubbi su un gioco delle parti, che ha come obiettivo finale quello di “impallinare” l’assessore Baccei.


di Giulio Ambrosetti
Pubblicato da www.loraquotidiano.it

30 gennaio 2015



Un ricorso al Tar della Sicilia per bloccare la legge sul maxi-mutuo trentennale da quasi un miliardo e 800 milioni di euro approvata due giorni fa dall’Assembra regionale siciliana? La notizia non ha ancora i crismi dell’ufficialità, ma sembra che alcuni legali siano al lavoro per affondare un provvedimento fortemente voluto dal governo dell’Isola, e, in particolare, dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei. La legge, o meglio, l’iter che ha portato all’approvazione di questa tormentata legge, è stato al centro di contestazioni. Sotto accusa è finito l’operato della commissione Bilancio e Finanze dell’Ars che, forse, ha messo in campo qualche forzatura di troppo. Proviamo a riassumere quello che è successo tra martedì e mercoledì a Palazzo Reale, tra l’Aula e la commissione Bilancio e Finanze.
Martedì il Parlamento siciliano deve discutere il disegno di legge che prevede l’accensione di un maxi-mutuo di un miliardo e 776 milioni di euro. È questa la proposta del governo, che in Aula è rappresentato dall’assessore Baccei e dall’assessore alla Salute, Lucia Borsellino. L’atmosfera è un po’ strana per almeno due motivi. In occasione di un passaggio parlamentare così importante si nota l’assenza del presidente della Regione, Rosario Crocetta. E si notano, soprattutto, troppe assenze tra i parlamentari di centrosinistra che appoggiano, o dovrebbero appoggiare, il governo. Lo “scacco alla Regina” al governo lo dà la capogruppo del Movimento 5 Stelle, Valentina Zafarana, che propone di rimandare in commissione Bilancio il disegno di legge sul mutuo. E di mettere ai voti la sua richiesta, come previsto dal regolamento.
Il dibattito s’infiamma. Forse l’intervento più centrato è quello di Pietro Alongi, Nuovo centrodestra. Che, rivolgendosi all’assessore Baccei, lascia capire che potrebbe iniziare un gioco delle parti per metterlo nel sacco. Sarà così? Di fatto, la richiesta della capogruppo Zafarana è ineccepibile. Il vicepresidente dell’Ars, Antonio Venturino, che presiede i lavori d’Aula, la mette ai voti. E viene approvata. Il disegno di legge sul mutuo torna in commissione Bilancio, tra le vivaci proteste di Mimmo Turano (Udc). L’indomani – mercoledì – la parola passa alla commissione Bilancio dell’Ars. E qui il presidente, Nino Dina, ex democristiano, “scafato” di lungo corso, deve essersi ricordato di quando giocava a calcio da difensore arcigno (alla Gentile, per intendersi), abituato a giocare palloni “sporchi”. Dina marca stretto – forse un po’ troppo stretto – il disegno di legge sul mutuo ritornato nella commissione che presiede. Fa sapere – così si sussurra – che il provvedimento è stato rinviato in commissione per motivi politici. Un tackle, per dirla sempre in gergo calcistico, più sulle gambe che sul pallone.
Che significa, infatti, “rinvio per motivazioni politiche”? Una motivazione, quella che avrebbe addotto Dina, che, se vera, suonerebbe un po’ tautologica, considerato che, in un Parlamento, di solito, si fa politica. Fatto sta che sul disegno di legge tornato in commissione non si riavvia la discussione e non si presentano emendamenti. Il risultato è che la mattina stessa di mercoledì il disegno di legge sul mutuo viene riapprovato e rispedito in Aula.
Insomma, quello che succede nella commissione Bilancio è un nonsense parlamentare e politico. Se un disegno di legge giunto in Aula viene rispedito in una commissione legislativa, ebbene, deve essere ridiscusso e riapprovato. Seguendo un iter che prevede anche la possibilità di emendarlo. Non si può imporre ai parlamentari di non presentare emendamenti nei termini temporali previsti dal regolamento. Se ciò avviene – e a quanto pare è quello che è avvenuto – l’iter parlamentare stato vulnerato. Da qui il probabile ricorso al Tar.
Mercoledì il dibattito in Aula è stato acceso. Alcuni parlamentari hanno fatto notare la singolarità di quanto stava avvenendo. Ma il vicepresidente Venturino è andato avanti lo stesso. E il disegno di legge sul mutuo è stato approvato. Non sono mancate le critiche a Venturino. Anche se, a volerla dire tutta, i dubbi non riguardano l’Aula, ma quanto avvenuto in commissione.
È in commissione Bilancio e Finanze, infatti, che si sarebbe dovuto accendere lo scontro, non in Aula. È in commissione che l’iter potrebbe essere stato vulnerato. Ma in commissione, stranamente, non è successo nulla. Tornano le parole pronunciare in Aula martedì da Alongi: il gioco delle parti per mettere in difficoltà il governo e, in particolare, l’assessore Baccei. Il dubbio è che a Sala d’Ercole sia andata in scena una sorta di commedia pre-goldoniana, concertata da maggioranza e opposizione e recitata in parte in commissione Bilancio e in parte in Aula. E il governatore Crocetta? E il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone? Non erano in Aula. Erano già a Roma pronti per eleggere il nuovo presidente della Repubblica? C’è da giurarci che di questa storia non sanno nulla.-