martedì 8 ottobre 2019

Inferno alla Stazione 

Termini, ostaggio di 

pusher e sbandati.

 

I residenti: "Ormai Termini è terra di nessuno". Gli agenti di polizia sono in affanno: "Siamo sotto organico e i delinquenti che chi arrestiamo oggi, domani li ritroviamo di nuovo in strada". E la Raggi non muove un dito.



Furti, spaccio, aggressioni e prostituzione notturna. La stazione Termini di Roma offre un’ampia gamma di reati nei quali turisti, lavoratori e residenti si imbattono quotidianamente.


 
 

È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di 12 algerini che, pur vivendo stabilmente in Francia e Spagna, frequentavano lo scalo esclusivamente per delinquere. Chi frequenta il perimetro della stazione deve fare la gincana tra ladri, spacciatori e clochard ubriachi. “Ormai hanno capito che qui possono fare di tutto, rubare, ubriacarsi, spaccare bottiglie, tanto è diventata terra di nessuno”, dice Alessandro Vallocchia, portavoce del Comitato Difesa Esquilino Monti. "È una situazione completamente allo sbando: ti può succedere qualsiasi cosa”, aggiunge confermandoci una prassi che è divenuta consolidata, ossia che molti ormai "non vanno più nemmeno a fare le denunce”.

Poliziotti sotto organico e sotto assedio


Le forze dell’ordine, dal canto loro, fanno quel che possono. “Siamo sotto organico e, poi, ovviamente c’è sempre il problema che chi arrestiamo oggi, domani lo ritroviamo di nuovo in strada a commettere esattamente lo stesso crimine”, spiega Michele Sprovara, segretario generale aggiunto di Roma del sindacato di polizia Coisp. Ma non solo. Molto spesso sono gli stessi agenti ad essere oggetto di aggressioni da parte degli sbandati che si aggirano a ridosso dei binari, per la maggior parte migranti nordafricani. Uno dei casi più recenti, racconta il Messaggero, è quello di un ghanese di 35 anni che, dopo essere salito a bordo di un treno sprovvisto di biglietto, è stato fermato, ammanettato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, infatti, una volta fuori dalla stazione, ha preso un sasso e lo ha scagliato contro un’auto parcheggiata in via Marsala, colpendo anche gli agenti della PolFer.

Se a piazzale dei Cinquecento, l'ingresso principale della stazione, le barriere dei lavori in corso hanno contribuito ad allontanare i clochard, all'interno della struttura e nelle vie limitrofe verso le otto di sera decine di persone iniziano a preparare i propri giacigli. Di notte i dintorni di Termini si trasformano in un girone infernale. Il lato di via Giolitti è in mano agli spacciatori che si riuniscono in piccoli gruppi sotto le insegne di un noto fast food, importunando chiunque passi da quelle parti per cercare di smerciare qualche grammo di hashish.

Roma alle prese con la carenza di posti letto per clochard.

Dall'altra parte invece, in via Marsala, dopo il tramonto decine di senzatetto italiani e stranieri si sistemano sui cartoni o si avvolgono nei sacchi a pelo. Qui incontriamo Alessandro Radicchi, presidente di Binario 95, un’associazione che dal 2002 si occupa di aiutare gli emarginati che ruotano attorno alla stazione. Ci spiega che qui migranti “si sentono protetti dalla presenza degli agenti della polizia ferroviaria". "Che poi - aggiunge - sono gli stessi che li cacciano via”. La maggior parte di loro appena arriva a Roma, si rivolge all’ufficio immigrazione per fare domanda di protezione umanitaria. Ma la lista d’attesa è lunga. Per ottenere un documento possono passare anche due o tre mesi.

Un ragazzo del Mali, che si ripara dal freddo coperto da uno scatolone sulla stessa via, è in strada da diverse settimane. È arrivato da Foggia, dove lavora come bracciante agricolo, per rinnovare i documenti. E nell'attesa si è sistemato con alcuni connazionali a ridosso della stazione. "A Roma ci sono circa 20mila richieste da parte di persone in condizioni di fragilità, ma i posti letto messi a disposizione sul territorio sono soltanto 750", spiega Radicchi. "Se non si danno risposte a queste persone - continua - è inevitabile una parte di loro finisca nel giro della malavita”. Le associazioni del terzo settore chiedono alla politica di intervenire aumentando i posti letto disponibili di almeno 300 unità l'anno, per arrivare ad un'offerta congrua di almeno 2mila posti letto.

"In mezzo a questo esercito di vagabondi - ricorda - ci sono anche tanti italiani stremati dalla crisi". "Anziani senza pensione sociale, che non hanno un tetto sopra la testa e che devono guardarsi le spalle per evitare di essere aggrediti", ci dice Fabrizio Lastei, residente della zona e membro del volontariato cattolico, che la notte distribuisce cibo e bevande calde ai clochard. "Il tutto - denuncia - senza il minimo interesse del Comune di Roma”.-

Inferno alla Stazione Termini, 

ostaggio di pusher e sbandati.

 

I residenti: "Ormai Termini è terra di nessuno". Gli agenti di polizia sono in affanno: "Siamo sotto organico e i delinquenti che chi arrestiamo oggi, domani li ritroviamo di nuovo in strada". E la Raggi non muove un dito.



Furti, spaccio, aggressioni e prostituzione notturna. La stazione Termini di Roma offre un’ampia gamma di reati nei quali turisti, lavoratori e residenti si imbattono quotidianamente.












È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di 12 algerini che, pur vivendo stabilmente in Francia e Spagna, frequentavano lo scalo esclusivamente per delinquere. Chi frequenta il perimetro della stazione deve fare la gincana tra ladri, spacciatori e clochard ubriachi. “Ormai hanno capito che qui possono fare di tutto, rubare, ubriacarsi, spaccare bottiglie, tanto è diventata terra di nessuno”, dice Alessandro Vallocchia, portavoce del Comitato Difesa Esquilino Monti. "È una situazione completamente allo sbando: ti può succedere qualsiasi cosa”, aggiunge confermandoci una prassi che è divenuta consolidata, ossia che molti ormai "non vanno più nemmeno a fare le denunce”.

Poliziotti sotto organico e sotto assedio


Le forze dell’ordine, dal canto loro, fanno quel che possono. “Siamo sotto organico e, poi, ovviamente c’è sempre il problema che chi arrestiamo oggi, domani lo ritroviamo di nuovo in strada a commettere esattamente lo stesso crimine”, spiega Michele Sprovara, segretario generale aggiunto di Roma del sindacato di polizia Coisp. Ma non solo. Molto spesso sono gli stessi agenti ad essere oggetto di aggressioni da parte degli sbandati che si aggirano a ridosso dei binari, per la maggior parte migranti nordafricani. Uno dei casi più recenti, racconta il Messaggero, è quello di un ghanese di 35 anni che, dopo essere salito a bordo di un treno sprovvisto di biglietto, è stato fermato, ammanettato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, infatti, una volta fuori dalla stazione, ha preso un sasso e lo ha scagliato contro un’auto parcheggiata in via Marsala, colpendo anche gli agenti della PolFer.

Se a piazzale dei Cinquecento, l'ingresso principale della stazione, le barriere dei lavori in corso hanno contribuito ad allontanare i clochard, all'interno della struttura e nelle vie limitrofe verso le otto di sera decine di persone iniziano a preparare i propri giacigli. Di notte i dintorni di Termini si trasformano in un girone infernale. Il lato di via Giolitti è in mano agli spacciatori che si riuniscono in piccoli gruppi sotto le insegne di un noto fast food, importunando chiunque passi da quelle parti per cercare di smerciare qualche grammo di hashish

Roma alle prese con la carenza di posti letto per clochard

Dall'altra parte invece, in via Marsala, dopo il tramonto decine di senzatetto italiani e stranieri si sistemano sui cartoni o si avvolgono nei sacchi a pelo. Qui incontriamo Alessandro Radicchi, presidente di Binario 95, un’associazione che dal 2002 si occupa di aiutare gli emarginati che ruotano attorno alla stazione. Ci spiega che qui migranti “si sentono protetti dalla presenza degli agenti della polizia ferroviaria". "Che poi - aggiunge - sono gli stessi che li cacciano via”. La maggior parte di loro appena arriva a Roma, si rivolge all’ufficio immigrazione per fare domanda di protezione umanitaria. Ma la lista d’attesa è lunga. Per ottenere un documento possono passare anche due o tre mesi.

Un ragazzo del Mali, che si ripara dal freddo coperto da uno scatolone sulla stessa via, è in strada da diverse settimane. È arrivato da Foggia, dove lavora come bracciante agricolo, per rinnovare i documenti. E nell'attesa si è sistemato con alcuni connazionali a ridosso della stazione. "A Roma ci sono circa 20mila richieste da parte di persone in condizioni di fragilità, ma i posti letto messi a disposizione sul territorio sono soltanto 750", spiega Radicchi. "Se non si danno risposte a queste persone - continua - è inevitabile una parte di loro finisca nel giro della malavita”. Le associazioni del terzo settore chiedono alla politica di intervenire aumentando i posti letto disponibili di almeno 300 unità l'anno, per arrivare ad un'offerta congrua di almeno 2mila posti letto.

"In mezzo a questo esercito di vagabondi - ricorda - ci sono anche tanti italiani stremati dalla crisi". "Anziani senza pensione sociale, che non hanno un tetto sopra la testa e che devono guardarsi le spalle per evitare di essere aggrediti", ci dice Fabrizio Lastei, residente della zona e membro del volontariato cattolico, che la notte distribuisce cibo e bevande calde ai clochard. "Il tutto - denuncia - senza il minimo interesse del Comune di Roma”.-

domenica 6 ottobre 2019

"Agì con lucidità aggressiva": 

ecco il volto del killer 

di Trieste.

 

Dopo aver visionato i filmati della sicurezza interna della questura il gip convalida il fermo del dominicano.

 
 
Alejandro Augusto Stephan Meran non è un pazzo. Almeno per il gip che ha convalidato il suo arresto e che ha condiviso l'impianto accusatorio del pm.


 
 
 
Il 29enne dominicano che venerdì scorso ha imbracciato due pistole e ha ucciso Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, rispettivamente di 31 e 34 anni, ha mostrato "lucidità" nella "manovra aggressiva" con cui prima ha ucciso i due agenti della questura di Trieste, ne ha ferito alla mano un terzo e poi, sempre sparando ad altezza d'uomo, "come si evince dai filmati tratti dalla sicurezza interna della questura" ha tentato l'omicidio "di almeno altri 8 agenti", tra cui tre addetti alla vigilanza degli uffici di via Tor Bandena, quattro agenti in forza alla Squadra mobile che erano nell'auto fuori è sono intervenuti per bloccarlo e di un altro poliziotto intervenuto dopo gli spari.

È questo il quadro che emerge nel decreto di fermo vergato dal pm Federica Riolino che, sostenendo la presenza di "gravi indizi" di colpevolezza, ha chiesto e ottenuto dal gip, la convalida della misura cautelare. Il 29enne si trovava in questura per il furto di uno scooter. Ha chiesto di andare in bagno e una volta uscito è riuscito a impossessarsi della pistola di Rotta e ad ucciderlo, poi ha ucciso anche Demenego e si è fatto largo nell'atrio della questura con le due semiautomatiche tolte alle vittime - particolare dedotto dalle immagini delle telecamere - prima di essere ferito all'inguine e bloccato da uno degli agenti della Mobile che rientrava in via Tor Bandena. Il fratello dell'arrestato ha sempre fatto riferimento a un disturbo psichico, ma il 29enne non era in cura in nessun servizio di igiene mentale del capoluogo. Per la procura "orientano per una semplice scarsa lucidità solo i farmaci rinvenuti all'esito della perquisizione domiciliare". Un elemento su cui, al momento, la difesa dell'indagato non si pronuncia, ma che avrà un ruolo centrale in sede processuale.

Adesso, Meran è piantonato all'ospedale di Cattinara di Trieste. In questa foto di qualche anno fa, che pubblichiamo in esclusiva, indossa una camicia con disegni floreali e ha il piercing all'orecchio sinistro. Si trova in compagnia del fratello Carlysle, entrambi sono sorridenti, come quando a quell'età ci si fa belli per andare a un party. Non è dato sapere se si trovino in Germania o a Ponte nelle Alpi dove ha abitato dal maggio 2017 all'agosto 2018 e dove avrebbe lavorato per qualche giorno come corriere espresso per una ditta. La foto segnaletica che invece hanno diffuso alcuni siti di informazione è ben diversa. Alejandro ha i capelli molto più corti e non ci sono sorrisi.

Fonti del Giornale.it hanno fatto sapere che la divulgazione degli audio non ha fatto piacere ai piani alti della questura "anche perché all’interno c’erano alcune notizie non precise" sulla dinamica. La divulgazione delle notizie ora è centellinata ed è stato chiesto, o meglio indicato, di non mandare in giro foto e video. Anche perché, precisano le fonti, si vuole evitare quanto successo a Roma per la fotografia dell’americano bendato. Negli ambienti vicini alla questura continuano a ripetere che "il momento è complicato" e "il dolore è tanto".-

Nel tradimento ciò che fa 

male è la complicità.

 

Perché anche un solo incontro sessuale dove non è affatto in gioco l'amore viene lo stesso considerato tradimento? Chi lo ha fatto ha l'impressione che sia una cosa da nulla, ma chi l'ha subito lo considera un atto gravissimo, imperdonabile: perché? Perché anche il semplice atto sessuale è la violazione di un tabù.


 
 
Quando due hanno fatto l'amore insieme, si sono spogliati, si sono mostrati nudi, abbracciati, baciati, hanno offerto all'altro il corpo, senza alcun freno. Ciascuno ha lasciato all'altro libertà di accesso ad ogni più riservata e segreta parte. Una volta iniziato il rapporto sessuale, si apre lo spazio ai desideri più capricciosi, vengono istantaneamente eliminati tutti i tabù e i freni. L'erotismo si esprime in percorsi naturali ma incredibili.

In sostanza essi si sono permessi dei gesti che prima, da estranei, erano proibiti. Se io per strada tocco il seno o il sedere ad una donna posso venire arrestato per molestie sessuali. La stessa azione invece è perfettamente lecita nel rapporto sessuale volontario. Coloro che lo fanno ne sono consapevoli. Per trovare una espressione che indica il loro nuovo tipo di rapporto, diciamo che hanno compiuto una infrazione, infranto le regole che valgono volontariamente e reciprocamente.

Questa violazione, nel linguaggio corrente fra due sposati o due amanti, viene considerato «tradimento». Il tradimento non nasce solo dal venir meno ad un impegno di esclusività sessuale. Se i due fanno l'amore perché ubriachi o drogati, l'atto può anche non essere vissuto come tradimento. Lo diventa se è volontario, perché crea un rapporto di complicità. Anzi possiamo dire che il singolo gesto erotico che conta è l'infrazione voluta insieme che modifica il rapporto.

Ora domandiamoci: dopo aver fatto tutte queste cose insieme, le due persone sono rimaste nello stesso tipo di relazione che avevano prima del loro incontro o sono cambiate? Sono cambiate perché, sia pure per un breve periodo di tempo, hanno abbattuto le barriere sociali e morali. Non è detto che lo facciano ancora, ma d'ora in poi possono farlo più facilmente. È questa complicità che viene vissuta come tradimento.-

Sciacalli sulla polizia.

 

Ventunmila interventi al giorno, 650mila in un mese, quasi otto milioni all’anno. Se le nostre forze di polizia fossero quel branco di incapaci mal addestrati, come qualche sciacallo sostiene in queste ore dopo l’uccisione di due agenti nella questura di Trieste, nel giro di poche settimane dei centomila poliziotti in servizio resterebbe ben poco e ogni giorno avremmo un funerale di Stato.

 
 
Basterebbero questi numeri per mettere a tacere le polemiche. Ma se volete ce ne sono altri che parlano dell’efficienza e della bravura dei ragazzi in divisa. A Trieste un controllo è andato storto, con le conseguenze drammatiche che conosciamo? Certo, è andato storto uno dei quattro milioni di controlli a persone che ogni anno vengono eseguiti, uno dei 16mila arresti (di cui mille in odore di terrorismo), una delle 67mila denunce. Come vedete, oltre al buon senso è la statistica a promuovere la preparazione dei nostri poliziotti.

I quali non fanno un mestiere qualsiasi. Ogni minuto sono alle prese con il peggio della società e il più delle volte hanno pochi secondi per decidere se estrarre o no la pistola, se mettere o no il colpo in canna, se tendere la mano a chi hanno di fronte o metterlo nel mirino. Basta una esitazione, una distrazione e succede, in un modo o nell’altro, il patatrac. Chi siamo noi per giudicare il loro operato? Sono uomini, in divisa e armati, ma pur sempre uomini, e come tutti a volte stanchi, a volte stressati dal lavoro e dai loro problemi personali.

Chi siamo noi per giudicarli sdraiati sul divano di casa - «ma come hanno fatto quei due lì a farsi fregare la pistola?» - sicuri che al primo allarme uno di loro verrà ad aiutarci, se non a salvarci, pur non sapendo se lo accoglieremo con un sorriso o con una bastonata? Come quando cade un aereo o un pilota schianta in corsa, gli incidenti non servono per processare i morti ma per aiutare i vivi migliorando di volta in volta regole e tecniche. Invece che imbastire squallidi processi sommari alle forze dell’ordine, concentriamoci sul fatto che un immigrato delinquente ha ucciso due nostri bravi poliziotti. E giù le mani da tutto il resto. -

sabato 5 ottobre 2019

Cecina, aggredisce due 

poliziotti: straniero 

scarcerato subito.

 

Una poliziotta ha riportato un'ischemia dopo i calci ricevuti da un russo. Ma per lui soltanto l'obbligo di firma.

 







 Due poliziotti sono finiti in ospedale a Cecina dopo essere stati aggrediti da un uomo di nazionalità russa. 




Una poliziotta ha riportato un'ischemia nell'aggressione, a causa dei calci ricevuti al petto. E il colpevole, processato per direttissima, è stato scarcerato. A denunciare l'accaduto è il Sindacato autonomo di polizia. I fatti sono accaduti nella serata di venerdì. L'altro agente ha riportato lo stiramento del rachide con dieci giorni di prognosi.

 

"Lo straniero – ha affermato Stefano Paoloni, segretario generale del Sap – è stato arrestato e, nonostante ciò, ha continuato ad insultare e sputare verso gli agenti.

Processato per direttissima questa mattina, nonostante la richiesta di custodia in carcere da parte del pm, lo straniero è stato scarcerato e gli è stato imposto l’obbligo di firma in commissariato, con orario da concordare per non essere danneggiato sul lavoro. In questo modo si continua a legittimare la violenza contro gli uomini in divisa. Sono trascorse meno di 24 ore e Trieste ancora non ha insegnato nulla".

Secondo alcune indiscrezioni, l'aggressore sarebbe stato ubriaco.-

venerdì 4 ottobre 2019

Trieste, spari in questura. 

Morti 2 agenti, fermati 

i killer.

 

Due dominicani portati in questura avrebbero avuto una colluttazione. Sfilata la pistola ad un agente è partita la sparatoria.

 



Spari e panico poco prima delle 17 a Trieste. Due uomini, due fratelli dominicani, portati in questura per alcuni accertamenti riguardo ad una rapina di questa mattina, avrebbero avuto una colluttazione con gli agenti che sarebbe sfociata poi in una sparatoria. 

 

 
 
 
Uno dei due, dopo aver chiesto di andare in bagno, avrebbe aggredito un agente ingaggiando una colluttazione e sarebbe riuscito a impossessarsi della sua pistola, con la quale ha esploso dei colpi. L’uomo che ha sparato è stato arrestato, l’altro ha provato a fuggire ma è stato bloccato. Altri agenti avrebbero risposto al fuoco ferendo uno degli aggressori. Il titolare di un locale della zona ha riferito di aver sentito spari provenienti dall’interno della questura e di aver visto pochi istanti dopo un giovane uscire di corsa dalla questura con in mano un’arma. Uno dei due aggressori avrebbe tentato la fuga provando ad uscire dal palazzo. Dopo qualche metro sulla strada sarebbe stato raggiunto dagli agenti.


La dinamica della sparatoria

Immediatamente è scattata la macchina dei soccorsi con l'arrivo di un'ambulanza. La strada è stata chiusa al transito delle auto e adesso è protetta da un cordone di sicurezza con la presenza di altri poliziotti. Uno dei due aggressori avrebbe sparato a bruciapelo a uno dei due poliziotti. Secondo altri testimoni un agente avrebbe urlato a uno dei due killer di non muoversi e di mettersi "faccia a terra". I due aggressori erano stati convocati in questura per il furto di uno scooter. A spiegare meglio quanto accaduto all'interno della questura è la ricostruzione di un agente testimone della sparatoria: "Un domenicano, forse un marocchino, alto quasi due metri, un energumeno, portato nell'ufficio Prevenzione Generale Soccorso Pubblico della Questura, dove portano gli arrestati, ha chiesto di andare al bagno. È stato accompagnato - spiega all'Adnkronos - , quando è uscito era una furia, ha aggredito i colleghi, ne ha disarmato uno e ha sparato all'impazzata in direzione di entrambi".

Chi sono i due aggressori

I due uomini fermati per aver aperto il fuoco sui due poliziotti, secondo quanto si apprende, sono originari della Repubblica Dominicana. Si chiamano Alejandro Augusto Stephan Meran, di 29 anni, affetto da disagio psichico, e Carlysle Stephan Meran, di 32. A sparare sarebbe stato il più giovane. I due aggressori sono stati "accompagnati in Questura da personale delle Volanti dopo un'attività di ricerca del responsabile della rapina di uno scooter, avvenuta nelle prime ore del mattino. Per motivi in fase di accertamento - si legge nella nota - uno dei due ha distolto l'attenzione degli agenti e ha esploso a bruciapelo più colpi verso di loro. Entrambi hanno tentato di fuggire dalla Questura, ma sono stati fermati".


Le reazioni

Il sindaco di Trieste, Roberto Di Piazza, ha dichiarato il lutto cittadino. "Esprimo il mio più sentito cordoglio alla Polizia di Stato per i due agenti rimasti uccisi a Trieste e tutto il mio sdegno per quanto avvenuto. Ai familiari dei due ragazzi che hanno perso la vita, mentre con coraggio e abnegazione svolgevano il loro dovere di tutori della sicurezza e della legalità, giunga tutta la mia vicinanza", ha fatto sapere il presidente del Senato, Casellati. Anche il presidente della Repubblica, Mattarella, ha espresso la sua vicinaza ai familiari delle vittime e alle forze di polizia: "Ho appreso con profonda tristezza la notizia della barbara uccisione dell’agente scelto Matteo De Menego e dell’agente Pierluigi Rotta, feriti mortalmente presso la Questura di Trieste mentre erano impegnati in una operazione di servizio".

 Duro il commento di Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia: "Sgomento e rabbia per l'uccisione a Trieste di due agenti e il ferimento di altri tre, per mano di due rapinatori. Il mio cordoglio e la mia vicinanza vanno alle famiglie di questi giovani che hanno dato la vita per difendere la nostra sicurezza e a tutti gli uomini e le donne della Polizia di Stato. Che i due bastardi assassini marciscano in galera per il resto dei loro giorni: sia fatta giustizia, senza attenuanti e senza sconti".-