domenica 1 febbraio 2015

CHI E' IL NUOVO PRESIDENTE.

Sergio Mattarella, l'uomo

che ha combattuto la mafia

e le strumentalizzazioni 

dell'antimafia.

Domenica 01 Febbraio 2015 - 06:00


Siciliano e atipico. Siciliano e scandinavo nel tratto della persona. Sergio Mattarella, il Presidente "che non ama toccare, né si lascia toccare". Perché la ferocia della mafia e le strumentalizzazioni dell'antimafia gli hanno inciso la carne. (nella foto, la macchina di Piersanti Mattarella, crivellata di colpi, con Sergio sullo sfondo).


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Siciliano, sì, ma atipico
. Leoluca Orlando, maestro di suggestioni, su Sergio Mattarella ha azzeccato il motto: “E' uno che non ama toccare, né farsi toccare”. Un lampo per incenerire l'intimità di baci, di sudore, di effusioni, di guance l'una contro l'altra armate.
















Chi è il Siciliano letterario, di parole, opere e omissioni? Un cascame di facce, dedito a sbaciucchiare colui che un minuto dopo farà assassinare a tradimento. Il contatto è preludio di inganni; il labbro che applica una doppia vasata tra zigomo e orecchio, la lama o la pallottola che perfora la schiena, con identico slancio.
 masticatore compulsivo di cannoli, né seguace ossessivo della frittura da arancina – la didascalica magrezza fa da spia - il nuovo Presidente della Repubblica amministra la sua quieta distanza dal bozzetto e dalla folla. Non lo toccano gli elogi dei servi della gleba che sbucano a ogni angolo per consuetudine borbonica: tutti, nella sua Palermo, lo hanno conosciuto, tutti almeno una volta con lui “si sono divisi” il caffè, tutti ne hanno sfiorato la dotta veste professorale. Non lo tocca la ribalderia ammiccante di una casta politica compromessa che vorrebbe essergli consanguinea e dà fiato alle trombe della vittoria altrui per l'acchianata sul carro di San Sergio.

Siciliano, sì, ma scandinavo nell'occhio e nella capigliatura. Volterriano nel filo del ragionamento. Capace di reazioni a fiamma bassa, di relazioni accurate; in grado di distinguere il valore del merito dall'omaggio dei cortigiani. Siciliano e buono, il Presidente Mattarella. "Inaudito”, secondo la scrittura di Pietrangelo Buttafuoco sul 'Fatto'. Ecco perché.

“E’, quello del professore Sergio, giudice costituzionale– scrive Buttafuoco - il tormento di una tenaglia la cui prima pinza è quella che gli hanno inferto le ferite della maldicenza: il padre, Bernardo – notabile democristiano – indicato quale mammasantissima nel pantheon delle collusioni tra mafia e politica rimane mascariato nella frettolosa consegna della memoria collettiva. La seconda pinza, invece, stretta a trafiggergli il resto della carne, è quella di Piersanti, il fratello – un martire delle istituzioni – ucciso dalla mafia per avere, da presidente della Regione siciliana, spezzato il patto di sangue tra le cosche e la Democrazia cristiana. Sergio porta al concerto dei vertici dello Stato una Sicilia inedita al punto di essere inaudita (...)Mai e poi mai, in pubblico e in privato, ha tirato per un lembo il sudario del fratello per raggranellarne una legittimazione o le stimmate della virtù civile".

Siciliano, diverso, italianizzato, tanto da abitare, idealmente, una patria che non si arrende all'orrore totalizzante della mafia, però non si identifica con gli strumenti dell'antimafia delle carriere, conoscendone i bassifondi. Ecco la differenza dell'inaudito. Perché la mafia fa schifo, ma non è il caso di andarsene eternamente in giro con una corona di spine da ficodindia: ci vuole il coraggio di alzare la testa. E si può onorare la memoria senza metterla sullo scaffale appesa al cartellino del prezzo; perché l'antimafia è autentica se gratuita, quando non diventa ingiuria o inquisizione, essenza insindacabile di santità, nel nome dei parenti morti ammazzati.

Sergio Mattarella ha imparato, sulla sua pelle, quanto dolore possa derivare dalle pallottole dei cattivi e dal mascariamento dei giusti. Non tocca, né si lascia toccare, il dodicesimo Presidente. La mafia feroce del ficodindia e l'antimafia impura delle lame possono nascere dallo stesso bacio. -

01/02/2015

Musumeci: "Per 4 consiglieri 

comunali c'è il sospetto 

appoggio della mafia".

Il presidente della Commissione regionale antimafia: "Abbiamo ricevuto segnalazioni, in campagna elettorale per le amministrative a Catania avrebbero ottenuto il sostegno di determinati ambienti malavitosi. Alcuni addirittura parenti e familiari di pregiudicati condannati".


Pubblicato da www.lasiciliaweb.it


musumeci


CATANIA - Nello Musumeci, presidente della commissione regionale Antimafia, punta il dito sul Consiglio comunale di Catania. “Come presidente della commissione regionale Antimafia abbiamo ricevuto tre, quattro segnalazioni su consiglieri comunali che in campagna elettorale, da candidati, avrebbero ottenuto il sostegno di determinati ambienti malavitosi. Alcuni addirittura parenti e familiari di pregiudicati condannati per reati associativi” rivela in un’intervista al quotidiano La Sicilia.

“Non posso dire altro, dico questo, senza configurare questa fattispecie in nessuna area politica, per dire che in questa città il voto non è sempre frutto di serena meditazione e riflessione, ma anche di piccoli interessi. E che questo voto di scambio sia presente nei quartieri periferici è risaputo, ma che possa e debba trovare nella nuova classe dirigente accoliti e propugnatori mi preoccupa tantissimo”.

E spiega. “Credevo che il ricambio generazionale potesse spazzare via metodi che vanno condannati senza se e senza ma. E quando parlo di voto di scambio non faccio sconti a nessuno. E' risaputo che io a Catania, se mi candido, riesco a prendere in città migliaia di voti di preferenza, ma se io dovessi trasferire una parte dei miei voti a un candidato a me vicino, potrei farlo per un paio di centinaia di voti”. “Ora qualcuno mi può spiegare come può essere che in questa città alcuni uomini politici riescano a spostare su uno o più candidati fino a cinquemila voti?” si chiede Musumeci.

“E' una domanda che io faccio con seria preoccupazione. Quindi questa è una città nella quale gli apparati, i ricatti, le minacce, il voto di ritorno sono ancora pratiche vive e molto ben oleate. E vorrei parlare, in questo contesto, anche dello Iacp. L'evidente degrado del centro storico e delle periferie fa da sfondo ad una preoccupante crisi abitativa. Migliaia di famiglie aspettano da anni l'assegnazione di un alloggio popolare, mentre molti di quelli realizzati sono occupati abusivamente e spesso gestiti da un vero e proprio racket malavitoso. Del resto, anche l'Iacp di via dottor Consoli è ormai un ente inutile e dannoso, strumento di clientele politiche e qualche volta di malaffare. Ora io credevo che col nuovo millennio qualcosa fosse cambiata e invece mi sono dovuto ricredere”.

Nella stessa intervista accuse precise anche all’attuale centrodestra catanese . “Bianco i suoi avversari li ha all'interno del suo partito. Quanto all'opposizione il centrodestra al Consiglio è una sparuta pattuglia, peraltro non sempre incalzante. I vertici del centrodestra hanno delle grosse responsabilità in questa città, perché le rivalità sono legate spesso a risentimenti personali, a vecchie ruggini. In una città che non è mai stata di sinistra, mi chiedo dov'è finito il centrodestra, dov'è la cultura moderata, la cultura della meritocrazia, quella del decisionismo, la cultura capace di rappresentare e interpretare la presenza cattolica? E dov'è anche la cultura imprenditoriale... Catania sta subendo un processo di mutazione antopologica inspiegabile. Penso, per esempio, al settore degli imprenditori. Le grandi famiglie a Catania facevano da locomotiva. Oggi queste sono scomparse e non sono state sostituite. E non parlo soltanto dei cavalieri del lavoro che, a parte le loro degenerazioni, hanno rappresentato una sicura boccata d'ossigeno. Parlo invece di una imprenditoria medio piccola e di una sfiducia diffusa in tutti i settori produttivi”.

“Insomma c'è il caos generale sul piano della pianificazione amministrativa – conclude - Porto un esempio: gli ambulanti che a Catania sono sempre stati una risorsa, se sono abusivi si danno fuoco, se sono legali vengono sfrattati dal centro storico con giustificazioni banali. Penso ai torronari di S. Agata... Quindi manca la programmazione su tutto. Si prenda piazza Manganelli: un giorno si chiude, l'indomani si apre. Credo che serva un grande bagno di umiltà per mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti attivi del territorio, per pianificare un progetto di cantiere. Bianco farebbe bene ad essere ottimista, ma a non minimizzare la grave crisi che attraversa la città”. -

TRASPORTI SULLO STRETTO: 

“INTERROGAZIONE M5S SULLA 

SOPPRESSIONE DEI TRENI A 

LUNGA PERCORRENZA”.


Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.

L’interrogazione depositata dal Portavoce del MoVimento 5 Stelle, Francesco D'Uva, in merito alla situazione dei Trasporti nello Stretto di Messina e sulle anomalie del contratto tra il Ministero e Rfi.


Roma, 31 gennaio 2015 - “Nello Stretto manca una qualsivoglia pianificazione o strategia che garantisca il potenziamento del sistema trasporto passeggeri e di quello ferroviario. Gli investimenti degli ultimi anni non fanno che dimostrarlo: 40 milioni spesi per le strutture da destinare alla metroferrovia, 50 per la costruzione della nave traghetto Messina, diversi milioni per il rifacimento della nave Logudoro. Risultati oggi? Metroferrovia ferma a due corse al giorno, Logudoro in disuso e bloccata al Porto di Villa San Giovanni, nave Messina prossima all’inutilità, considerando anche la decisione di cancellare i treni a lunga percorrenza e dirottare il sistema dei trasporti da ferrovia a gommato”.

Sono queste le conclusione a cui sono giunti il Portavoce alla Camera del MoVimento 5 Stelle, Francesco D’Uva, e la Portavoce alla Regione Siciliana Valentina Zafarana, al termine di un incontro con alcuni rappresentanti del Sindacato Or.s.a. di Messina sul tema dei Trasporti sullo Stretto. Una battaglia, quella per il servizio di trasporto veloce dei passeggeri e per la continuità territoriale ferroviaria (che tutt’oggi risulta affidata a Ferrovie dello Stato), che i due rappresentanti del M5S continuano a portare avanti da anni.

“Ho già depositato un’interrogazione indirizzata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – ha dichiarato D’Uva – in cui ricostruisco il percorso ed il legame esistente tra la il Ministero e Rfi, nonché i paradossi e le anomalie”.

Il collegamento ferroviario via mare tra la penisola e la Regione Siciliana risulta affidato per concessione alla società Rete Ferroviaria Italiana Spa, attraverso contratti di 5 anni, aggiornabili anche annualmente. Nel 2013, Rete Ferroviaria ha speso quasi 50 milioni di euro per acquistare due navi moderne, la Messina e la Bluvia, con l’obiettivo di ammodernare e ottimizzare l’attuale sistema di trasporto ferroviario tra le sponde.

Un anno e mezzo dopo, esattamente lo scorso 2 gennaio, si paventa la cancellazione del servizio universale garantito dai treni a lunga percorrenza, con conseguente soppressione delle navi a 4 binari e sospensione delle sovvenzioni Statali. Due settimane dopo, il 25 gennaio, viene annunciata e poi confermata la cancellazione di cinque treni a lunga percorrenza.
“In tutto questo – ha dichiarato D’Uva – c’è un’incoerenza di base. Perché investire 50 milioni di denaro pubblico se poi si mira alla completa cancellazione del servizio trasporti? Altro punto da analizzare, poi, è il nuovo contratto tra il Ministero ed RfI. In particolare, quello relativo alla Parte Servizi recava come scadenza il 31 dicembre 2014. Siamo andati a controllare tutti i documenti che dovrebbero prevedere finanziamenti e progettualità per il nuovo contratto, e sapete cosa abbiamo trovato? Niente. Nessuno stanziamento di fondi, nessun progetto depositato, nessuna firma, insomma, niente di niente”.

Alle parole del Portavoce D’Uva, si uniscono quelle della deputata regionale Valentina Zafarana che ha già portato la questione sul tavolo palermitano. "Altrettanto è stato fatto a Palermo – ha dichiarato la Zafarana – per far emergere la contraddizione insita nella visione dell'Assessorato regionale delle Infrastrutture. Alle promesse abbiamo smesso di credere da un pezzo: ad oggi il sistema ferroviario regionale non consente di superare in molti tratti gli 80 km con mezzi spesso obsoleti, il raddoppio del binario in alcune zone non è stato neanche progettato. Se a questo sommiamo la fine del traghettamento dei treni nello Stretto sembra profilarsi più una strategia d'isolamento che di ammodernamento".

Un ammodernamento che, da mesi e mesi, viene solo annunciato e mai eseguito.
“Noi vogliamo che in Sicilia vengano effettuati gli investimenti strutturali nel sistema di trasporti che le ultime leggi di bilancio hanno riservato ai cittadini del centro/nord Italia, arrivando addirittura alla costruzione ex novo di nuove tratte ferroviarie – ha concluso D’Uva – E forse qualcuno dimentica, o fa finita di dimenticare, che le navi traghetto non sono altro che il prolungamento dei binari a terra, e per tali motivi devono considerarsi a tutti gli effetti come il sistema binario a terra. Lo Stato deve prevedere annualmente una voce di bilancio per consentire alla società che vorrà erogare il servizio (meglio se statale visti i già noti profitti delle compagnie private) di ottenere il finanziamento per il trasporto veloce di passeggeri. Ed infine pretendiamo che Rfi rinuncia alla cancellazione unilaterale dei treni a lunga percorrenza, e, se mai un giorno questa dovrà avvenire, che sia dopo il reale ammodernamento di rete ferroviaria e relativi convogli in tutta la Regione, e solo allora potremmo considerare che questo non sia l'ennesimo scippo ai cittadini siciliani”. -

Il ministro Lanzetta 

formalizza le dimissioni.

31/01/2015
Pubblicato da www.gazzettadelsud.it

Il ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, ha formalizzato le dimissioni che aveva preannunciato nei giorni scorsi.


Il ministro Lanzetta
formalizza le dimissioni


Il ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, ha formalizzato le dimissioni che aveva preannunciato nei giorni scorsi. Lo ha riferito la stessa Lanzetta, contattata telefonicamente.
    Lo stesso ex ministro ha anche confermato la sua volontà, anche questa preannunciata nei giorni scorsi, di non entrare a fare parte della Giunta regionale della Calabria presieduta da Mario Oliverio, del Pd.
Lanzetta non ha voluto commentare la sua decisione.  -

IL VOLO CATANIA-VERONA COSTRETTO AD ATTERRARE A ROMA.


31/01/2015
Pubblicato da www.gazzettadelsud.it

L'atterraggio, seguito da Vigili del Fuoco, Polizia e mezzi di soccorso Adr, così come richiede la procedura in casi simili, si è svolto regolarmente senza, quindi, alcuna conseguenza né per i passeggeri né per l'aereo.


Il volo Catania-Verona costretto ad atterrare a Roma


Per un problema tecnico, un Boeing 717 della Volotea, compagnia aerea low cost specializzata nei collegamenti tra le piccole e medie città europee, in volo da Catania a Verona con 117 passeggeri a bordo, è stato costretto oggi ad interrompere la crociera e ad atterrare a Fiumicino per effettuare le necessarie verifiche. L'atterraggio, seguito da Vigili del Fuoco, Polizia e mezzi di soccorso Adr, così come richiede la procedura in casi simili, si è svolto regolarmente senza, quindi, alcuna conseguenza né per i passeggeri né per l'aereo. Una volta a terra, i passeggeri, dopo essere stati accompagnati in aerostazione, hanno quindi ripreso il viaggio verso il capoluogo veneto a bordo di 3 pullman Gran Turismo. Sottoposto, invece, a controlli tecnici il Boeing. -

Tortorici :  Dato alle fiamme 

il ristorante “Da Giacomo”.

31/01/2015
Pubblicato da www.gazzettadelsud.it

Grazie a una serie di fortuite coincidenze non è avvenuta la totale distruzione dei locali. Gli inquirenti seguono anche la pista del racket delle estorsioni.


Dato alle fiamme il ristorante “Da Giacomo”

A distanza di anni la sinistra ombra del racket delle estorsioni torna a turbare la comunità di Tortorici. Il tutto per l’incendio, che poteva avere ben più gravi conseguenze, che ignoti, nella notte di giovedì, hanno appiccato al ristorante “Da Giacomo”, posto sulla via Santa Lucia, all’ingresso del paese, di proprietà di Giacomo Destro Impiccia, in questo periodo assente essendo in Germania per motivi di lavoro. L’imprenditore, fra l’altro, circa venti anni fa, è stato vittima del racket quando svolgeva l’attività di autotrasportatore e gli venne incendiato un camion. Vicenda per la quale, dopo la denuncia ed il procedimento, il Destro Impiccia venne ammesso al programma di risarcimento dell’allora commissario governativo antiracket nazionale in quanto vittima delle tentate imposizioni dei clan dei Bontempo Scavo e dei Galati Giordano che imperversavano sul territorio al tempo. Tornando all’incendio gli attentatori, una volta entrati nel locale, hanno accatastato tavoli e sedie posizionandole in modo lineare ed hanno cosparso la sala di gasolio appiccando il fuoco prima di dileguarsi. Ma il freddo intenso, e la presenza di gasolio e non di benzina che avrebbe distrutto il ristorante, ha fermato l’avanzare delle fiamme che si sono spente da sole danneggiando, comunque, suppellettili e arredi vari causando un danno quantificato in oltre 20.000 euro. La mattina della riapertura è stato un cameriere a notare quanto avvenuto allertando la polizia. Sul posto sono giunti gli agenti del Commissariato e della Scientifica di Capo d’Orlando, al comando del dirigente, il vicequestore Giuliano Bruno, con i poliziotti del posto fisso di Tortorici, diretti dall’ispettore superiore Vincenzo Saporito. Svolti i rilievi alla ricerca di qualche elemento utile. Per le indagini la pista principalmente seguita è quella di un possibile avvertimento di natura estorsiva (al ritorno dalla Germania il titolare del ristorante potrà dire se ha ricevuto richieste di denaro o meno) mentre non viene trascurata, in ipotesi, anche quella legata ad una possibile vendetta di natura privata. Per la cronaca l’ultimo incendio doloso, nell’àmbito della criminalità organizzata, registrato a Tortorici risale al 2 marzo 2004 quando ignoti fecero saltare in aria, con il volontario malfunzionamento di una bombola del gas, la villetta, disabitata, di contrada Capreria, dove viveva, prima dell’arresto ed il successivo pentimento, il boss Orlando Galati Giordano.  -

FORZA ITALIA FU: 

LE SCHEDE BIANCHE SONO 

SOLO 105 ‘’SONO ALMENO 

UNA QUARANTINA I 

"TRADITORI" – FITTO: 

‘’BASTA "NAZARENATE": 

ABBIAMO GIÀ DATO’’.

Minimizza Giovanni Toti, «non c'è niente di male» se qualche azzurro ha votato Mattarella. Le divisioni all'interno di Forza Italia hanno rinfocolato il rincorrrersi di accuse reciproche: "cerchio magico" contro "verdiniani", "lettiani" e fedelissimi di Fitto. Oggetto del contendere è la consistenza del "soccorso azzurro" al Pd nel segreto dell'urna…


RAFFAELE FITTO 
RAFFAELE FITTO


«Sono almeno una quarantina i "traditori" di Forza Italia che non hanno votato scheda bianca», assicurano i berlusconiani doc. «Macchè, sono al massimo 15», si difendono i fittiani.

RAFFAELE FITTO E FAMIGLIA 

RAFFAELE FITTO E FAMIGLIA

In ogni caso, minimizza Giovanni Toti, «non c'è niente di male» se qualche azzurro ha votato Mattarella. Come da copione, l'elezione al quarto scrutinio del presidente della Repubblica ha fotografato le divisioni all'interno di Forza Italia. E rinfocolato il rincorrrersi di accuse reciproche: "cerchio magico" contro "verdiniani", "lettiani" e fedelissimi dell'ex ministro pugliese. Oggetto del contendere è la consistenza del "soccorso azzurro" al Pd nel segreto dell'urna.

Fare calcoli precisi sui dissidenti non è possibile (ci sono stati 14 voti dispersi, due all'azzurro Antonio Martino, 13 schede nulle) ma dall'esito dello spoglio emerge che su 142 "grandi elettori azzurri" (70 deputati, 60 senatori e 12 delegati regionali) ci sono state solo 105 bianche: pertanto, i "franchi tiratori" sarebbero stati 37.

Ma questa cifra va corretta al rialzo, almeno a quota 50, visto che tra le schede bianche alcune sono di provenienza centrista: arrivano, cioè, da quei parlamentari di Ncd che non hanno accettato il cambio di rotta imposto da Angelino Alfano. Secondo gli ultimi calcoli, poco più di 15 "grandi elettori" alfaniani potrebbero aver optato per la bianca.

«Rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro al Presidente Mattarella. Sono convinto che, per cultura personale, sensibilità istituzionale e saggezza politica, sarà un garante per tutti, per la maggioranza e per le opposizioni. Nell'attuale assetto costituzionale, il Capo dello Stato non è un giocatore, non è una parte o una controparte, ma è il garante per tutti: e credo davvero che questo sia lo spirito con cui il nuovo Capo dello Stato eserciterà la sua funzione», scrive Fitto sul suo blog, dove posta anche una foto del nuovo Capo dello Stato.

«Quanto al quadro politico - aggiunge - sono note le mie opinioni sulle scelte di Forza Italia di questi mesi. I fatti - purtroppo - mi hanno dato pienamente ragione, e sono convinto che anche chi la pensava diversamente possa oggi onestamente riconoscerlo. Mi assumerò nei prossimi giorni la responsabilità - conclude - di fare proposte chiare, di contenuti, di assetti, di strategie, per ricostruire un centrodestra alternativo e competitivo rispetto alla sinistra. Basta "nazarenate": abbiamo già dato».

raffaele fitto silvio berlusconi 

raffaele fitto silvio berlusconi.  -