martedì 15 maggio 2018

Montante risponde al gip ma 

respinge le accuse: “Ho 

sposato le istituzioni e non ho 

avuto vantaggi o appalti”.

 

Montante risponde al gip ma respinge le accuse: “Ho sposato le istituzioni e non ho avuto vantaggi o appalti”

 

È durato alcune ore l'interrogatorio dell'ex presidente di Confindustria Sicilia, arrestato ieri dalla procura di Caltanissetta con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Zitto è stato invece invece Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 



Ha risposto al gip ma per respingere le accuse. E sottolineare che lui era responsabile nazionale per la Legalità di Confindustria, che doveva tener lontane le infiltrazioni mafiose dalle imprese e che doveva per forza avere rapporti istituzionali con le forze di polizia. È durato diverse ore l’interrogatorio di Antonello Montante, l’ex paladino dell’antimafia arrestato ieri dalla procura di Caltanissetta con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. “Ho sposato le istituzioni. Non ho mai avuto vantaggi, nè appalti, nè finanziamenti, nè agevolazioni. Ho stravolto la mia vita e sono sicuro che non posso più tornare indietro”, ha risposto Montante secondo Giuseppe Panepinto, uno dei suoi avvocati.

Gli interrogatori davanti al gip – 

 Zitto è stato invece invece Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo e attuale responsabile della Security di Confindustria nazionale, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per l’accusa Montante aveva un sistema di spionaggio per difendersi dagli avversari politici e dentro l’associazione industriali e per carpire notizie sull’inchiesta per concorso in associazione mafiosa che la procura aveva aperto nel 2014 su di lui. Ma l’ex uomo forte della politica economica siciliana, si scopre dalle carte dell’inchiesta, aveva anche una talpa in commissione Antimafia che gli avrebbe riferito il contenuto dell’audizione, secretata, dell’imprenditore Marco Venturi, l’ex amico poi diventato il suo più grande accusatore.
L’intercettazione su Crocetta –

È proprio Montante, in una intercettazione ambientale mentre lascia l’abitazione dell’ex governatore Rosario Crocetta assieme a Linda Vancheri, all’epoca assessore regionale alle Attività produttive e a lui molto vicina, a sostenere di sapere cosa abbia detto Venturi all’Antimafia. “Tutte le mie domande ha fatto”, dice Montante a Vancheri, facendo intendere che poteva contare addirittura su qualcuno all’interno della commissione di palazzo San Macuto.  Per il gip la frase dell’imprenditore “lascia un pò esterrefatti”. Montante concludeva la conversazione con l’assessore sostenendo che Venturi davanti ai commissari avesse fatto “mala figura“, criticando poi la decisione del presidente Rosy Bindi di dare luogo “all’attività di verifica dell’Antimafia, invece di travagliari per la mafia, contro la mafia… no”. Il riferimento è per l’indagine promossa dalla commissione parlamentare sui limiti e contraddizioni del vasto insieme che negli ultimi anni si è auto posizionato in prima fila nella lotta per la legalità.
L’ordinanza del gip è allegata anche una intercettazione in cui l’ex numero uno di Sicindustria contesta il comportamento dell’allora governatore Crocetta che aveva azzerato l’ufficio stampa della Regione, mandando a casa 22 giornalisti. “È un cretino… un coglione di dimensioni cosmiche… è proprio un pazzo”, dice Montante, parlando mentre è in auto con Mariella Lo Bello, assessore nel governo regionale, e con Mariagrazia Brandara, che prenderà il posto di Alfonso Cicero (prima suo sodale e poi diventato il suo grande accusatore) alla guida dell’Irsap, l’istituto di gestione di tutte le aree industriali in Sicilia.Le due donne concordano con l’analisi dal numero uno degli imprenditori siciliani. “È pazzesco – aggiunge Montante – un governo si mantiene con la comunicazione“. “Renzi – continua Montante – risolve indirettamente… pirchì Renzi duna i soldi ai suo… a… ai giornali”. Sostenendo che li dà attraverso “l’Eni, con le Poste, con Finmeccanica, con l’Enel… perché… sono le sue società… ci fa dare sponsorizzazioni”. Poi dice cosa farebbe lui al posto di Crocetta: “Subitu subitu… chiamassi a società a Milano… facci la sponsorizzazione…. È la norma come fanno gli americani… tutti no? Vacci, dunici due milioni e quattrocentomila euro all’anno e non rompono i coglioni… capisti? Di pubblicità no di attività”. Ma per Montante, Crocetta “non ci arriva… non c’è”.

Le reazioni – 

 Un “governo parallelo torbido” è il modo in cui Claudio Fava definisce il sistema scoperto dalla procura nissena. Non credo fosse riferibile solo a Montante, ma chiama in causa i più alti livelli istituzionali, poteva disporre della complicità dei servizi segreti ed ho difficoltà a pensare Antonello Montante avesse libero accesso a informazioni secretate alla Commissione parlamentare antimafia attraverso un funzionario, le aveva certamente attraverso uno dei componenti, e questa è cosa gravissima per il livello di complicità istituzionali che comporta”. L’ex presidente della Commissione Rosy Bindi parla di “scambio deformante tra mafia e antimafia, con un processo che finisce per appannare la credibilità di tutto il campo dell’antimafia, anche chi si comporta in modo onesto e disinteressato”.

Sospeso da cavaliere –

Il sistema Montante, per i pm, si basava anche sulla clientela del lavoro . “È stato accertato con sufficiente chiarezza – scrive la procura nissena nella richiesta dell’ordine di custodia – che Montante, oltre a promettere e a far ottenere occupazioni lavorative, si prodigasse per soddisfare aspettative di carriera o trasferimenti di sede”. Lavoro uguale consenso e Montante, oltre a sistemare persone di sua fiducia per il governo regionale, puntava in alto e “esternava espressamente la volontà di collocare in futuro dei propri rappresentanti nel Parlamento nazionale“, scrive il gip. Secondo il giudice si tratta di “un progetto politico che non avrebbe nulla di illegittimo, se non fosse che, non soltanto è rivolto alla cura dell’interesse di pochi soggetti, ma soprattutto, per perseguirlo, ci si muove all’interno di un sistema di corruttela diffusa, che connota perciò di illiceità penale le condotte poste in essere per realizzarlo”. L’imprenditore , intanto, è stato sospeso dalla federazione dei Cavalieri del lavoro. L’onorificenza gli era stata attribuita nel 2008 perché si era “particolarmente impegnato nella lotta contro le organizzazioni mafiose, promuovendo l’impegno delle associazioni industriali siciliane contro il racket.-

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