“Uso pieno delle prerogative” da capo dello Stato per la “nomina del presidente del Consiglio“. Scelta dei ministri “importantissima” secondo le “facoltà” attribuite dalla Carta. “Robusti contropoteri” per impedire “gli abusi“. Sembrano parole appartenenti a un’altra epoca, ma il discorso pronunciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Dogliani è un messaggio chiaro e diretto ai partiti. E in particolare a Movimento 5 stelle e Lega, che in queste ore sono in piena trattativa per la formazione del nuovo esecutivo. L’occasione è quella dei 70 anni dall’insediamento al Quirinale di Luigi Einaudi, il primo capo dello Stato eletto dal Parlamento italiano.
“Cercando sempre leale sintonia con il governo e il Parlamento, Luigi Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario”, ha detto Mattarella. “Fu il caso illuminante del potere di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri dopo le elezioni del 1953“. Il 17 agosto di quell’anno, infatti, Einaudi diede vita al primo “governo del Presidente” della storia costituzionale italiana, conferendo l’incarico di primo ministro all’economista Giuseppe Pella dopo la bocciatura parlamentare dell’ottavo governo De Gasperi. Una nomina per cui Einaudi, ha aggiunto Mattarella, “non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Dc“. Il presidente della Repubblica – chi deve intendere intenda – ha l’ultima parola sulla nomina del futuro premier.
Il discorso del capo dello Stato a Dogliani è andato oltre. “Era tale l’importanza che Einaudi attribuiva al tema della scelta dei ministri, dal volerne fare oggetto di una nota, nel 1954, in occasione dell’incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari della Dc, dopo le dimissioni del governo Pella”. Un riferimento che chiama direttamente in causa le scelte che Di Maio e Salvini stanno facendo in queste ore per la squadra di governo. E che può essere interpretato come un segnale: Mattarella è pronto a respingere eventuali nomi a lui non graditi grazie alle prerogative che gli sono assicurate dalla Costituzione.-