Non è d’accordo con la restaurazione annunciata dall’alleato Gianfranco Miccichè. E lo dice il giorno dopo le dimissioni di Vincenzo Figuccia da assessore all’Energia. È un po’ più ampia del previsto la spaccatura in seno alla nuova maggioranza che dovrà governare la Regione Siciliana se il neogovernatore Nello Musumeci smentisce senza mezzi termini la linea del presidente dell’Ars.  “Noi che rappresentiamo le istituzioni, dobbiamo avere grande senso di responsabilità. In un momento di grande difficoltà economica, credo che gli stipendi già dignitosi non debbano essere aumentati”, ha detto il presidente della Regione, durante l’incontro con la stampa per il tradizione brindisi di fine anno.
Il riferimento ovviamente è alla scadenza dell’accordo che fissava in 240mila euro il tetto massimo per lo stipendio dei funzionari dell’Assemblea regionale. “L’accordo sui tetti da 240mila euro ai dirigenti scade a fine mese, per cui dal primo gennaio si applicano le vecchie tabelle”, era stato l’annuncio di Micciché. Tradotto: dall’1 gennaio del 2018 l’Ars tornerà ad essere l’Eldorado degli stipendi d’oro.  Assegni da 400mila euro all’anno per segretari generali, dirigenti e grand commis che torneranno a gonfiare il bilancio annuale di Palazzo dei Normanni. Il ritorno alle vecchie tabelle, infatti, porterebbe un incremento di oltre il 30 percento della spesa per il personale: sono circa 10 milioni di euro, pari appunto ai soldi risparmiati del 2014.
Un vero e proprio ritorno al passato che aveva portato alle dimissioni di Figuccia, da neanche un mese nominato assessore all’Energia. Uscito da Forza Italia nei mesi scorsi in polemica con Micciché, Figuccia era stato eletto nelle liste dell’Udc, partito che però non ha condiviso la sua scelta di entrare ancora una volta in rotta di collisione con il presidente dell’Ars. “Ho sempre risposto in modo autentico alla mia vocazione e per questo non potevo portare avanti un mandato che mi teneva stretto nella morsa di una gabbia d’oro fatta di formalità e ipocrisie”, dice ora l’ormai ex assessore. Che poi attacca frontalmente la maggioranza: “Mi ero illuso della possibilità che questo governo rappresentasse un’alternativa alla mala politica del passato della quale tutti noi sin d’ora, portiamo le stimmate. E invece nessuna garanzia per quelle centinaia di migliaia di siciliani che arrancano per arrivare a fine mese”.
Musumeci, dal canto suo, prova a gettare acqua sul fuoco. “Non c’è nessuna crisi politica – dice – Le dimissioni non sono elemento di grande novità. Bisogna avere rispetto. Figuccia ha deciso, con una lettera densa di umanità, di lasciare il ruolo di assessore. Questo dispiace a tutti noi, dobbiamo rispettare questa scelta. ma on c’è nessuna crisi politica, perché il partito di appartenenza ha confermato fiducia alla maggioranza”, dice il governatore annunciando di aver “avocato a me la delega dell’assessore Figuccia, vi farò sapere quando sarà sostituito. Punto e basta”. Prima della defezione dell’esponente dell’Udc, anche Tony Rizzotto, il primo consigliere regionale eletto dalla Lega in Sicilia, si era posto fuori dalla maggioranza perché deluso dalle nomine in giunta. In più, Cateno De Luca, arrestato a 48 ore dalle elezioni e poi tornato libero, ha lasciato l’Udc per iscriversi al gruppo Misto, di cui è capogruppo. Insomma, al netto delle inchieste giudiziarie, per il centrodestra non è un buon periodo quando all’inizio della campagna elettorale per le politiche manca solo qualche ora.-