In queste ore dagli ambienti del Quirinale trapela il grande apprezzamento del capo dello Stato Sergio Mattarella per l’impegno spiegato di queste settimane del ministro Minniti. Negli stessi ambienti si fa rilevare anche il valore del codice di condotta per le Ong, condiviso con larga convergenza in sede parlamentare. E’ proprio su questo che si sta consumando la divergenza tra Minniti e Delrio. Il ministro dell’Interno vuole applicare il suo codice alla lettera, il collega dei Trasporti vuole dare più margine alle regole internazionali del salvataggio in mare e alle ragioni umanitarie in nome delle quali agiscono le organizzazioni non governative. Più concretamente è favorevole al trasbordo in mare dei migranti dalle navi delle Ong (anche non firmatarie) a quelle della Guardia Costiera. Era atteso un faccia a faccia e una mediazione del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante la riunione del cdm, ma Minniti, appunto, non c’era, anche se non è detto che il motivo sia dovuto alla divergenza di opinioni.
Nel governo e nel Pd a parlare è il ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Dobbiamo disciplinare il settore senza correre il rischio di una criminalizzazione indiscriminata: non può passare il messaggio, come mediaticamente in parte sta avvenendo, che le ong siano quasi una promanazione degli scafisti”. Di questo tema non si è parlato in consiglio dei ministri, conferma il guardasigilli. Secondo Orlando servono “regole” ma “le regole da sole non bastano. Alcune ong possono anche essersi macchiate di qualche azione non esemplare, ma in questi anni hanno svolto un ruolo importantissimo salvando migliaia di vite”. Per l’altro verso “non possiamo chiedere alle Ong di essere il braccio operativo del governo italiano” dice il ministro a InOnda, su La7. “Le Ong però – aggiunge il ministro – si devono rendere conto che l’Italia sta facendo uno sforzo. Bisogna arrivare a un punto di intesa. Non può essere che uno Stato singolo agisca sulle Ong ma nemmeno le Ong possono agire come hanno sempre agito”. Ma mentre bisogna evitare l’idea di un “intervento risolutivo perché se trasmetto questa idea allora questo può portare l’opinione pubblica a una delusione ad una esasperazione”, per il ministro “è giusto cominciare a muoversi e a emanare decreti sull’accoglienza ma bisogna stare molto attenti a evitare banalizzazioni ovvero dire che siamo in emergenza, non è vero che è una invasione che non ha precedenti nella storia”.
Intanto Sos Mediterranee, una delle Ong che non hanno firmato il codice di condotta del Viminale, ha chiesto un incontro al ministero per chiarire la sua posizione in vista della possibile sottoscrizione. Al momento il decalogo è stato firmato da Save the Children, Moas, Sea Eye, Proactiva Opens Arms. Non lo hanno ancora firmato, oltre a Sos Mediterranee, Medici senza frontiere, Sea-Watch e Jugend Retter, la cui nave Iuventa è stata sequestrata con l’accusa di favorire l’immigrazione clandestina. -