giovedì 3 agosto 2017

Angelino svende Ap.

Però vuole imporre

un suo uomo in Sicilia.

Il ministro cerca "acquirenti" in vista delle Regionali. E spinge sull'ex rettore di Palermo.

In Sicilia ripartono i saldi estivi dei centristi. Angelino Alfano cerca acquirenti per il suo partitino.


Da Renzi a Berlusconi: il ministro degli Esteri è pronto a «svendere» il pacchetto di voti in terra sicula al miglior offerente. E non solo: il leader di Alternativa popolare nelle ultime ore sta accarezzando l'idea di imporre un proprio candidato per la presidenza della Regione Sicilia.
Il nome su cui gli alfaniani hanno deciso di puntare per strappare a Rosario Crocetta la guida di Palazzo Orlèans è Roberto Lagalla: l'ex rettore dell'Università di Palermo che ha già ufficializzato la discesa in campo in una lista civica è il pezzo pregiato della collezione centrista. Un nome che Alfano sta provando a inserire anche nella trattativa con Berlusconi. Ma da sottoporre, in alternativa, a Renzi che ieri è sbarcato in Sicilia, alle Terrazze del Charleston a Mondello, per presentare il libro Avanti.
Il leader di Ap aveva avviato contatti con gli azzurri per trovare un'intesa in vista del voto del 5 novembre. Il veto sul ministro degli Esteri da parte di Berlusconi e degli altri partiti ha imposto la frenata all'operazione: il centrodestra, al momento, è orientato a sostenere la candidatura di Nello Musumeci. L'ex delfino del Cavaliere ha messo sul piatto la forza elettorale in Sicilia di Ap. Alfano spera di «vendere» un partito che non riesce, però, nemmeno a tenere unito: da una parte, c'è chi spinge per un'intesa con Silvio Berlusconi almeno a livello locale (poi si vedrà cosa accadrà sul piano nazionale), considerata l'unica strada per rilanciarsi e restare ancora al tavolo che conta. Maurizio Lupi, capogruppo Ap a Montecitorio starebbe lavorando per ricucire lo strappo con il Cav.
Dall'altra parte, c'è chi sostiene che «non ci siano al momento le condizioni politiche per un'alleanza, né a sinistra, né a destra al di fuori di un chiaro e coerente quadro di accordi nazionali». Nel frattempo, Denis Verdini, che ieri ha riunito a Roma il gruppo di Ala, ha deciso di mollare Alfano. Gianfranco Miccichè, numero uno di Fi in Sicilia, non demorde e continua a lavorare per un'intesa con Ap. L'ex ministro dell'Interno pone due condizioni: il via libera all'ingresso di Ap nel centrodestra sul piano nazionale e un accordo sulla legge elettorale che non penalizzi i piccoli partiti. Le richieste di Alfano e i veti di Salvini, Meloni e Berlusconi bloccano la trattativa. Giorgia Meloni, leader di Fratelli di Italia, ieri, ha riconfermato l'appoggio a Musumeci, chiudendo la porta all'ex ministro dell'Interno. Alfano non ne fa una questione politica ma solo di opportunità: Alfano gioca su due tavoli.
Se sfuma l'accordo con il centrodestra, c'è sempre il Pd cui rifilare voti e candidato. Soprattutto se come sembra Matteo Renzi pare non abbia alcuna intenzione di schierare per le regionali siciliane un nome del Pd, preferendo il modello civico che a Palermo ha trascinato Leoluca Orlando alla vittoria. Alfano è in attesa di un segnale da parte dell'ex premier. Segnale che per ora non arrivato mentre i due emissari del Pd Lorenzo Guerini e Luca Lotti lavorano per ricucire i rapporti tra il ministro degli Esteri e il segretario dei dem. -

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