giovedì 27 luglio 2017

"Prelevata troppa acqua".

E l'Acea è sotto indagine.


Ecco perché il Noe ha messo sotto indagine i vertici di Acea, la società che gestisce l'acqua nel Lazio.


Lago di Bracciano. Indagati i vertici Acea, perquisiti gli uffici di piazzale Ostiense.



Le accuse? Aver captato, prelevato, un quantitativo d’acqua superiore a quello stipulato nella convenzione del 1990 fra la stessa Acea e l’allora Ministero dei Lavori Pubblici.
Ne abbiamo parlato stamattina su queste pagine. In poche parole il procuratore di Civitavecchia, Andrea Vardaro, ha firmato gli avvisi di garanzia per l’ingegner PaoloSaccani, presidente di Acea Ato2 e i suoi collaboratori. I reati? Articolo 452 quinquies e 452 bis, ovvero delitti colposi contro l’ambiente. A dare il la alle indagini le denunce prima del Comitato Difesa del Bacino lacuale di Bracciano e Martignano, a firma della presidente Grazia Rosa Villani, poi dal deputato pd Emiliano Minnucci, ex sindaco di Anguillara, dell’Ente Parco e degli stessi sindaci di Bracciano, Anguillara e Trevignano.
Le indagini, avviate dal pm Delio Spagnolo, avrebbero appurato che la causa dello stato di criticità sia da ricercarsi nel prelievo oltre misura (e accordi) da parte di Acea da Pizzo Prato, Anguillara. Prelievi che vanno ben oltre i 1100 litri al secondo stipulati con Ministero e Regione Lazio. Basta studiare i dati rilevati dal 12 al 18 giugno per accertare che il lago di Bracciano sia sceso di livello idrometrico di ben 8 centimetri, ovvero si stia prosciugando al ritmo impressionante di 1 centimetro al giorno. Altro che siccità. Denunce circostanziate che aprono anche altri scenari, come quello delle captazioni selvagge lungo il bacino stesso e sulle quali i carabinieri del Noe assicurano di mettere la parola fine al più presto. Intanto il Tribunale ha respinto la richiesta di sospensiva formulata dall’Acea Ato2 con cui era stato chiesto lo stop alle captazioni dal lago di Bracciano. -

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