lunedì 10 luglio 2017

Pg Cassazione: "Michele

Emiliano va ammonito".


Il sostituto pg di Cassazione, Carmelo Sgroi, chiede di punire Michele Emiliano con la sanzione dell’ammonimento perché ha violato il divieto per cui un magistrato, anche se fuori ruolo, non può iscriversi a un partito.




Arriverà il 27 luglio prossimo la sentenza della sezione disciplinare del Csm nei confronti di Michele Emiliano.



Lo ha fatto sapere il vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, Giovanni Legnini, al termine dell’udienza nell’Aula Bachelet. Il governatore della Regione Puglia non avrebbe dovuto iscriversi a un partito, per questo va punito con la sanzione dell’ammonimento. Lo sostiene il sostituto pg di Cassazione Carmelo Sgroi, titolare con il ministro della Giustizia, davanti alla sezione disciplinare del Csm, dove è in corso l’udienza. Emiliano, che secondo l'accusa avrebbe violato il divieto, è difeso dal procuratore capo di Torino Armando Spataro.
L’ammonimento è la sanzione più lieve prevista dal sistema disciplinare delle toghe: il pg, nella sua requisitoria, ha ripercorso punto su punto le contestazioni a Emiliano di ricoperto i ruoli di segretario regionale (dal 2007 al 2009 e dal febbraio 2014 ad oggi) e di presidente del Pd pugliese (dal 2009 al gennaio 2014), nonché per essersi candidato alle primarie dello scorso aprile per l’incarico di segretario nazionale del partito. Ruoli che, secondo la Procura generale, "presuppongono per statuto l’iscrizione al partito politico" per cui Emiliano "ha violato" la norma, contenuta nella legge sull’ordinamento giudiziario del 2006, "posta a garanzia dell’esercizio indipendente ed imparziale della funzione giudiziaria".
"Un giudice parziale, dipendente, con una doppia fedeltà al partito e alla cosa pubblica non è un buon magistrato - ha osservato il pg - lo statuto del magistrato non è conciliabile con quello dell’appartenenza partitica, e questo da sempre, anche prima della legge del 2006. Non è concepibile sovrapporre il muoversi per la conquista del potere legislativo-governativo con il muoversi all’interno del dovere costituzionale di dare risposta di giustizia al cittadino. Come pensare di tornare a fare il magistrato dopo un’attività partitica senza appannare l’immagine di indipendenza e di imparzialità, primo presupposto della funzione giurisdizionale?".
Il pg Sgroi, inoltre, ha ricordato la legge, ancora in discussione in parlamento, sulle toghe in politica che "suggerisce una serie di sterilizzazioni per il rientro in magistratura" dopo un periodo di attività in politica, anche transitando per "ruoli di livello" estranei alla giurisdizione. Il rappresentante della Procura generale della Suprema Corte, infine, ha posto l’attenzione sulla sentenza del 2009 con cui la Consulta (investita nell’ambito del procedimento disciplinare a Luigi Bobbio) definì "assoluto" il divieto di iscriversi a un partito e rivolto a tutti i magistrati "senza eccezioni", fuori ruolo e non. Il pg ha parlato di "buona fede" da parte di Emiliano, ma "dopo la sentenza del 2009 è difficile dire che vi sia inconsapevolezza da parte di un magistrato di incorrere in una violazione. Il magistrato si muove in nome del popolo italiano tutto, ed è soggetto soltanto alla legge".

Ecco come si difende Emiliano

"Credo di aver continuato a fare tutto per onorare l’ordine a cui appartengo. Ho giurato fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione", ha detto Emiliano davanti alla sezione disciplinare del Csm. "Nei 10 anni in cui sono stato sindaco a Bari ho cercato di comportarmi - ha sottolineato - applicando la stessa correttezza avuta durante la funzione giurisdizionale. Non ho mai ricevuto un avviso di garanzia, nè io nè i miei assessori, e la stessa cosa sta accadendo in questi due anni alla presidenza della Regione". -

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