sabato 8 luglio 2017

Matteo cala ancora nei

consensi. A sinistra il

più amato è Gentiloni.

Renzi al 37,2% di gradimento, il premier al 43,4% Berlusconi in campo torna a volare: cresce dell'8,2%.

Pubblicato da www.ilgiornale.it


Matteo Renzi è, ormai da tempo, uno dei principali esponenti della vita politica italiana. La sua attività di governo per il periodo durante il quale ha occupato la poltrona di Palazzo Chigi è stata giudicata da molti come il primo momento di svolta e di innovazione dopo tanto tempo.





E da altrettanti è stata invece valutata come una fonte di danni e una prova di incapacità nel gestire i principali problemi del Paese. Una frattura di opinioni che si è plasticamente riprodotta nel voto del referendum del 4 dicembre scorso. Dopo la sconfitta subita in questa occasione, Renzi stesso aveva inizialmente preannunciato un periodo di silenzio e di riflessione. Che tuttavia non si è verificato. Già poco tempo dopo, infatti, con la importante riconferma alla carica di segretario del maggiore partito italiano, il Pd, l'ex sindaco di Firenze è ritornato a tutto campo a ricoprire il ruolo di protagonista del nostro scenario politico.
Con quali esiti? Il responso finale si avrà, naturalmente, solo alla luce dei risultati delle elezioni politiche, previste per l'anno prossimo, che dipendono da una serie di fattori primo fra i quali l'andamento della campagna elettorale oggi impossibili da prevedere.
Ma, sia pure in attesa degli sviluppi futuri della sua azione - annunciata come intensa e capillare - il fatto che negli ultimi mesi il suo indice di popolarità presso la popolazione sia andato erodendosi significativamente può forse essere valutato come un sintomo di crisi, non sappiamo se provvisoria o meno, della relazione tra il leader fiorentino e l'elettorato italiano e, al tempo stesso, di un arresto della sua credibilità.
Questo trend è indicato chiaramente dall'insieme dei sondaggi svolti in questi mesi dai principali istituti demoscopici italiani. In particolare, una recente rilevazione effettuata dall'istituto Eumetra Monterosa di Milano (intervistando un campione di residenti al di sopra dei 17 anni di età) ci dà la misura del fenomeno. Oggi, infatti, Renzi viene giudicato positivamente dal 37,2% degli intervistati, dopo avere superato nei mesi scorsi il 40%, con punte massime nei primi tempi del suo governo.
È significativo il fatto che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, risulti assai più popolare del leader fiorentino, conquistando il 43,4% vale a dire non lontano dalla metà, un dato particolarmente elevato di voti positivi da parte degli intervistati. Si vede che il suo stile di governo, forse più cauto e meno «mediatico» del suo predecessore ha saputo raccogliere vasti consensi. Ovviamente Gentiloni è supportato da più di tre quarti degli elettori del proprio partito: ma riesce, forse sorprendentemente, a raccogliere giudizi positivi anche dalla maggioranza degli elettori di Forza Italia (ma non della Lega e del M5s).
Ed è altrettanto indicativo che Renzi, per quanto riguarda l'appoggio popolare, venga superato, seppur di poco (38,7% e qui occorre naturalmente fare attenzione al margine di errore statistico), da Luigi Di Maio, uno dei principali leader del Movimento Cinque Stelle, che riceve consensi particolarmente dagli elettori più giovani.
Per quello che riguarda i restanti leader politici del nostro Paese, occorre notare la ripresa di consenso popolare da parte di Silvio Berlusconi, che, in correlazione alla buona stagione del centrodestra in questo momento, si attesta al 33,2%, dopo avere oscillato per molto tempo attorno al 25%.
Quali sono gli effetti di questi livelli di consenso sui singoli leader sulle intenzioni di voto rilevate? Gli ultimi sondaggi al riguardo pubblicati di recente e contemporaneamente da Corriere e Repubblica, disegnano uno stesso scenario politico, che vede l'erosione del M5s, del centrosinistra e la crescita del centrodestra, nel caso quest'ultimo riesca a rimanere unito. Ma essi differiscono in realtà tra loro per molti aspetti e, specialmente, per l'attribuzione di stime diverse ai partiti. Per esempio, il consenso assegnato al Pd varia da un'indagine all'altra di grossomodo due punti. Si tratta ovviamente dell'effetto del margine statistico di errore di cui si è anche parlato recentemente in un convegno organizzato dall'Assirm a Milano. Una differenza che da punto di vista politico, può fare grandi differenze, quando ci saranno da fare le alleanze post voto. È anche per questo che le ricerche vanno lette con grande cautela e cognizione di causa.
In realtà, come si è detto, l'esito delle elezioni politiche che si svolgeranno l'anno prossimo è oggi imprevedibile. Molto dipenderà dalla capacità di Renzi, malgrado la crisi dei suoi consensi personali, di guidare il Pd e (forse) la coalizione di centrosinistra. Ma il risultato delle prossime Politiche sembra essere legato ancor più all'andamento dei consensi per i Cinque Stelle. Questi ultimi continueranno ad affluire alle astensioni come è successo alle recenti Amministrative? O Grillo anche sulla base del (almeno per ora) perdurante sostegno popolare ad alcuni suoi leader riuscirà a riprenderli, dato anche il permanere, se non l'estendersi dell'insoddisfazione e dello scontento tra i cittadini, che costituisce la principale fonte per il suo supporto? O, ancora, qualcuna delle altre forze politiche in campo, non esclusa quella di Pisapia, riuscirà ad attrarli?
Solo a partire dall'autunno potremo iniziare ad avere risposte credibili a questi quesiti.-

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