martedì 25 luglio 2017

Il grande baratto: silenzio sui

migranti in cambio dell'Ema.


In arrivo un nuovo accordo con l'Ue per portare l'Agenzia del farmaco a Milano.



Alla fine si tratterà di un semplice baratto. L'Italia ha delle esigenze, l'Unione europea pure, anche se di tutt'altro tipo.



E così tutti potranno gustarsi il risultato sottilmente ottenuto.
Il premier Paolo Gentiloni, ieri a Milano per sostenere la candidatura della città a diventare la nuova sede dell'Ema (l'agenzia europea del farmaco), ha premuto sull'acceleratore, forte del consenso delle imprese e delle istituzioni locali. Dopo la Brexit, d'altronde, si sono aperte nuove porte per i membri della Ue, che aspirano a ospitare quelle istituzioni comunitarie che finora avevano sede nel Regno Unito. «Una grande occasione per noi e per l'Europa», ha detto Gentiloni presentando la candidatura ufficiale con un dossier che mette in luce i punti di forza di Milano rispetto alle altre 21 città europee concorrenti. Il premier ha invitato «tutto il sistema a lavorare a testa bassa» per portare a casa il risultato. «Ce la giochiamo per vincere. Non saremo decoubertiniani in questa partita, con tutto il rispetto per lo spirito olimpico». «Questa è una partita ha aggiunto Gentiloni - che l'Italia fa bene a giocarsi in questa fase in cui vediamo sintomi di ripresa a livello nazionale. E Milano è simbolo di questa capacità di risollevarsi».
La sede è già stata individuata: il grattacielo del Pirellone, che oggi ospita il Consiglio regionale lombardo. Al di là del prestigio e del fatto che a Milano potrebbero trasferirsi 900 funzionari europei con le loro famiglie (con tutto l'indotto e l'importazione di cervelli), entrambi obiettivi appetibili, ci sono altri dossier aperti che in questo momento rendono leggermente tesi i rapporti con Bruxelles.
Parliamo dell'emergenza immigrazione. Essì, questo fantasma aleggia ovunque, non solo nelle relazioni con l'Unione europea ma anche con gli Stati membri. L'invasione che arriva dal Mediterraneo è tutta sulle nostre spalle (complice anche la politica del governo in questi anni) e l'Europa, a parte belle parole come «solidarietà» e «vicinanza», non ha mai voluto farsi parte attiva nel problema. Ed ecco che, pur di non destabilizzare il già precario equilibrio dell'Unione, ha mostrato tolleranza nei confronti dell'Italia chiudendo un occhio sulla flessibilità, visto il peso economico dell'accoglienza che grava sui nostri bilanci. Magari nel futuro prossimo, se il nostro governo dovesse essere meno pressante su questo fronte, Bruxelles potrebbe anche concedere a Milano la sede dell'Ema. Un semplice baratto, appunto.
Se ciò non dovesse avverarsi, però, non meravigliamoci perché ormai è da un po' di tempo che dimostriamo di non avere grande peso in Europa, come dimostra l'emergenza migranti. A Bruxelles non ispiriamo tanta fiducia e lì sono ormai avvezzi a nostri giochetti, come quello di non mantenere gli impegni. Certo, l'Europa è diventata una matrigna, ma l'Italia continua a essere una figlia di matrigna. -

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