domenica 11 giugno 2017

Via libera dei nord-irlandesi,

c'è l'accordo sul governo May

Cadono fedelissimi.

Boris e Davidson in corsa per successione?




Sola, assediata e "senza amici". Così un ex portavoce descrive oggi Theresa May, impegnata a dar vita a un precario governo di minoranza - dopo l'effetto boomerang del voto anticipato britannico - la cui compagine sta provando faticosamente a completare. Fra veti e ultimatum che salgono dalle file del suo stesso Partito Conservatore e che l'hanno già costretta a sacrificare i due consiglieri più fidati e influenti, più temuti e odiati: Nick Timohty e Fiona Hill. "Un governo né forte, né stabile", sentenzia Faisal Islam, political editor di SkyNews, facendo il verso all'ex aspirante 'lady di ferro'. Un governo aggrappato al determinante appoggio esterno dei 10 deputati dell'ultradestra unionista nordirlandese del Dup. E atteso a pie' fermo dagli interlocutori europei per l'avvio dei negoziati sulla Brexit, fra poco più di una settimana. Il timing non cambia, ha avvertito Angela Merkel dal Messico. Proprio la distanza ravvicinata da un appuntamento tanto cruciale rappresenta del resto la maggiore garanzia di sopravvivenza al potere per May. Forse l'unica, prima di un addio a Downing Street che nelle parole di Faisal Islam e di molti altri commentatori, "é ormai solo questione di tempo".
In primis si tratta di mettere insieme una squadra. Ieri May ha confermato in blocco i 5 ministri che contano (Boris Johnson agli Esteri, Philip Hammond al Tesoro, Amber Rudd all'Interno, Michael Fallon alla Difesa e David Davis alla Brexit). Il segno di limitatissimo margine di manovra. Per gli altri dicasteri è previsto un rimpasto parziale, da fare con il contagocce per tenere a bada le varie componenti interne e i malumori postelettorali. Ma, a dispetto delle attese, la partita non potrà risolta in serata: almeno stando al Guardian. Resta inoltre da chiudere la trattativa con il Dup della chiacchierata leader Arlene Foster, che oggi ha iniziato a porre le sue condizioni: a partire dal dossier Brexit, fondamentale per una terra come l'Irlanda del Nord, in preda al vuoto di potere a Belfast e a rischio di nuove tensioni se mai fosse messo in discussione il confine aperto con Dublino. May ha dovuto poi sostituire il tandem di fedelissimi capi di gabinetto Hill e Timothy, costretti alle dimissioni per farle scudo dopo essere stati presi di mira da una nomenklatura Tory decisa a metterla 'sotto tutela'. E la scelta del rimpiazzo lo conferma: arriva Gavin Barwell, ex sottosegretario e uomo d'apparato, uno dei deputati uscenti non rieletti per 'colpa' del voto anticipato.


RISULTATI SHOCK, LE PRIME PAGINE -
FOTO e VIDEO

Il risultato delle elezioni nel Regno Unito segna un grave smacco di Theresa May VIDEO, in lieve vantaggio (318 seggi, ne perde 12) rispetto ai Labour (261, 29 seggi in più) e senza una maggioranza che le consenta di governare la Brexit. Si profila un parlamento bloccato, 'appeso' ad eventuali alleanze, allo stato assai improbabili. Ma May va avanti.

La premier conservatrice ha parlato a Downing Street dopo aver incontrato alle 12.30 (le 13.30 in Italia) a Buckingham Palace la regina Elisabetta che l'ha autorizzata a formare un nuovo esecutivo.
'Formerò un nuovo governo per attuare la Brexit e mantenere il Paese sicuro', ha detto la premier. "La Gran Bretagna adesso ha bisogno di certezze" e i conservatori sono gli unici che possono garantirle. La premier britannica ha confermato che i conservatori collaboreranno con gli unionisti nordirlandesi del Dup per sostenere il nuovo governo da lei guidato. Secondo il primo ministro, i due partiti sono accomunati da una "forte relazione" che va avanti da anni."Adesso mettiamoci a lavorare, 'Let's work!", ha concluso la premier.

May è pronta a nominare i ministri già in giornata. Per ora ha il sostegno degli unionisti del Dup.  May non vuole permettere a Bruxelles di rinviare i negoziati sulla Brexit col pretesto che "non c'è un governo in Gran Bretagna".

James Corbyn attacca: 'Ora si dimetta, siamo pronti a governare' VIDEO. La ministra dell'Interno Rudd salva il suo seggio per un pugno di voti. Fuori l'Ukip rimasto a bocca asciutta, il suo leader si dimette. Finisce il dominio Snp in Scozia e il referendum si allontana. Sterlina in forte calo.

Europa, negoziati sulla Brexit tra timori e certezze.
IL VIDEO, MAY PERDE LA MAGGIORANZA



"Theresa May ha perso sostegno, ha perso seggi e ha perso voti, io credo sia abbastanza perché se ne vada". Così Jeremy Corbyn, nel discorso tenuto dopo la rielezione a deputato nel suo collegio. Corbyn ha poi ripetuto che con il voto di ieri "la politica è cambiata" e ha aggiunto che la gente ha fatto capire "di non poterne più di austerity e tagli ai servizi pubblici", ma "ha votato per la speranza". Ha assicurato infine che il Labour insisterà nella sua battaglia ed è orgoglioso dello slogan: "Per i molti, non per i pochi".  Corbyn: 'Siamo pronti a servire Paese ma niente accordi'

McDonnell, 'Labour pronto a formare governo'
Niente maggioranza assoluta per il Partito Conservatore di Theresa May alle elezioni britanniche di ieri.
Quando manca un solo seggio da scrutinare su 650, i risultati del voto politico in Gran Bretagna consegnano al partito conservatore di Theresa May 318 seggi in Parlamento, dove ne perde 12 e non raggiunge la maggioranza assoluta. Il Labour di Jeremy Corbyn ne ottiene 261 (29 seggi in più). Lo riferisce la Bbc. Manca il risultato nella circoscrizione di Kensington a Londra dove è testa a testa tra la candidata conservatrice, Victoria Borwick, e quella laburista, Emma Dent Coad, e il conteggio è stato sospeso. Il risultato è atteso più tardi nella giornata di oggi o addirittura domani. Brusca frenata per gli indipendentisti scozzesi di Nicola Sturgeon che perdono 21 deputati fermandosi a 35. Dodici seggi ai Lib-Dem (+4), mentre gli unionisti nordirlandesi del Dup ottengono 10 seggi (+2) su cui i Tory potrebbero contare per formare un governo.

Leader Ukip annuncia dimissioni - Il leader dell'Ukip, Paul Nuttall, ha annunciato le proprie dimissioni nel corso di una conferenza stampa. Il voto è stato "stupido, convocato per un atto di 'ubris' e arroganza", ha aggiunto spiegando che le elezioni hanno "messo in pericolo la Brexit". Quanto al pessimo risultato del suo partito, Nuttall ha commentato di "essere rimasti vittima" del loro successo. "Siamo l'assicurazione per la Brexit", ha concluso.

Osborne, la 'hard Brexit' è finita nella spazzatura  - "La 'hard Brexit' è finita nel cestino della spazzatura stanotte. Theresa May sarà probabilmente uno dei primi ministri con il mandato più breve della nostra storia". Lo ha detto a Itv news l'ex cancelliere dello scacchiere, il conservatore George Osborne, contrario all'uscita della Gran Bretagna dall'Ue.

Ed Miliband, May ha perso autorità per negoziare Brexit  - "Theresa May non può ora negoziare la Brexit perché ci ha detto che perdere la maggioranza avrebbe distrutto la sua autorità. E così è stato". Lo scrive su Twitter l'ex leader laburista Ed Miliband, uscito sconfitto dal voto del 2015.


Bufera nei Tory, 'May consideri sua posizione' - Arrivano le prime, velate richieste di dimissioni a Theresa May, anche dall'interno del Partito Conservatore, dopo il risultato elettorale di ieri: a livelli record in termini percentuali, analoghe alle migliori prove di Margaret Thatcher, eppure disastrosamente sotto la maggioranza assoluta di che la premier si proponeva di consolidare in termini di seggi. Anche per colpa dell'inattesa resurrezione del Labour di Jeremy Corbyn, risalito a sua volta oltre il 40%. La premier "dovrebbe considerare ora la sua posizione", ha detto alla Bb, Anna Soubry, deputata anti-Brexit e da tempo voce critica nei confronti di May, rieletta d'un soffio dopo un primo annuncio ufficioso che l'aveva data per sconfitta. Una frase che tutti gli osservatori in studio hanno interpretato come un benservito. Ironico il commento di William Hague, ex leader Tory, che ha scritto: "Il nostro partito é una monarchia temperata dal regicidio".

Fine dominio Snp in Scozia, referendum si allontana - Colpo di freno al dominio degli indipendentisti scozzesi dell'Snp in Scozia, che nelle elezioni britanniche di ieri non sono riusciti a ripetere il quasi 'cappotto' realizzato nel 2015, quando espugnarono 56 dei 59 collegi del territorio del nord. Stavolta si dovranno accontentare di 32, secondo le proiezioni e i primi risultati, avendone persi diversi a vantaggio di Conservatori, Laburisti e Liberaldemocratici. In termini percentuali, il partito di Nicola Sturgeon resta primo, ma perde 14 punti, mentre il Labour ne guadagna 3 collocandosi al secondo posto e i Tory addirittura 10, inserendosi subito dietro al terzo. Sturgeon ha ammesso che sulla base di questi risultati occorrerà fare "una riflessione" sulla richiesta di un secondo referendum per l'indipendenza in tempi brevi, referendum che lo stesso Snp aveva invocato prima del voto come risposta alla Brexit. Nel contempo la first minister di Edimburgo ha insistito che la vera sconfitta di queste elezioni a livello nazionale "è stata Theresa May". (ANSA)

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