mercoledì 21 giugno 2017

Soffia il vento

di centrodestra.

I ballottaggi

spaventano i dem.

Renzi rischia il feudo Genova oltre a La Spezia, Lucca Padova e Verona. Emorragia di voti nelle Regioni rosse.

I ballottaggi sono alle porte e Renzi trema. Il Pd rischia il crollo a Genova, La Spezia, Padova, Verona, Como, Alessandria, Lucca e Lecce.


E nelle Regioni rosse è iniziata l'emorragia. Domenica si giocherà il secondo tempo delle amministrative per individuare quasi mille sindaci. Dopo il primo turno il segretario del Pd ha esultato più che altro per la débâcle indiscussa del Movimento 5 Stelle. Ora, però, il sorriso si sta spegnendo.
Lo smacco più grosso si preannuncia a Genova dove dal 1993, data in cui è stata introdotta l'elezione diretta del sindaco, la città ha sempre svoltato a sinistra (Sansa, Pericu, Vincenzi, Doria). Adesso, però, il candidato del centrodestra Marco Bucci (38,85%) è in grado di conquistare il feudo rosso, schiaffeggiando il piddino Gianni Crivello (33,4%); che peraltro s'è presentato appoggiato anche dalla sinistra-sinistra e da ben due liste civiche.
Tira una brutta aria anche nel Nord-Est visto che lo «sceriffo» Massimo Bitonci dovrebbe essere riconfermato, forte del suo 40,2% al primo turno contro il piddino Sergio Giordani, inchiodato al 29,2% nonostante sei liste civiche di sostegno. Male anche a Verona dove il Pd è addirittura arrivato terzo dietro Federico Sboarina (29,2%) e all'ex leghista Patrizia Bisinella. Qui il Pd è tentato di far votare la candidata tosiana pur di non far vincere il centrodestra. Più a ovest non va meglio perché pure ad Alessandria, dove il centrosinistra con Maria Rita Rossa è in testa, il centrodestra è dato in gran recupero con Gianfranco Cuttica. A Monza è un testa a testa tra la sinistra (Roberto Scannagatti con il 39,9%) e il centrodestra (Dario Allevi 39,8) mentre nell'operaia Sesto San Giovanni si preannuncia il tonfo dopo che quattro liste civiche, terze classificate, hanno deciso di appoggiare Roberto Di Stefano del centrodestra.
Renzi vacilla anche nel Meridione. A Lecce non c'è storia: Mauro Giliberti è davanti con il 45,2% e il figlio d'arte Carlo Maria Salvemini arranca con il 28,9%. Ma il Nazareno soffre anche a Taranto e Catanzaro. Non solo: uno studio dell'Istituto Cattaneo dimostra che il partito di Renzi, rispetto alle ultime politiche ha perso 9,8 punti percentuali e rispetto alle amministrative precedenti è andato giù di più di 2 punti percentuali.
Un altro dato che fa sussultare i dem è quello relativo alle cosiddette Regioni rosse. Qui la partecipazione è calata, in media di 7,1 punti con il picco in Emilia Romagna (-9,5% rispetto alle comunali del 2012). E la batosta arriva proprio dall'Emilia dove il centrosinistra amministrava 11 Comuni e oggi ne controlla soltanto 5. Si dirà: sì ma al secondo turno c'è aria di rimonta. Se sarà così, è indubbio, tuttavia, che rispetto alle politiche del 2013 il Pd perde consensi nel suo tradizionale granaio di voti. Anche in Toscana il «rosso» si sta stingendo. Prima delle elezioni - ha calcolato l'Istituto Cattaneo - il centrosinistra amministrava 23 centri, pari al 76,7% del totale; ora solo 17 (il 58,6%). E se anche il Pd vincesse tutti e 3 i ballottaggi, si dovrebbe parlare di bilancio negativo. La flessione è continua e inesorabile in tutte e quattro le Regioni sinistre: Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche. Il Pd, rispetto alle amministrative del 2012, ha lasciato per strada l'1,3%. E rispetto alle Politiche del 2013 ben il 5,1%. Ecco perché, per esempio, a Lucca Renzi non dorme sogni tranquilli. È vero che il candidato di sinistra Alessandro Tambellini è avanti (37,4) ma è tallonato da Remo Santini con il 34,9%. Insomma, domenica il capo del Nazareno potrebbe passare una brutta nottata. -

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