giovedì 1 giugno 2017

SECONDO COMANDAMENTO

’Wojtilaccio’ di Roberto Benigni, volato dal palco del teatro Ariston al Festival di Sanremo nel 1980.
Toccò poi alla Gialappas’, messa sotto accusa dal quotidiano ‘Avvenire’, giustificare, nel 2000, qualche uscita poco gloriosa, con tanto di bestemmie, sempre in tv.
L’ultimo episodio, prima di quello di ieri al Gf, è stato quello di Roberto da Crema, che dichiarò ”Io Dio lo amo”, subito dopo l’infortunio verbale avvenuto nel corso di una puntata della ‘Fattoria’, il reality targato Endemol in onda su Italia 1.
Quanto al mondo del pallone, non si contano parolacce e bestemmie sui campi di calcio, talvolta scappate anche sotto l’occhio vigile della telecamera. Anche altri sport si sono macchiati della stessa colpa: il campione di basket Andrea Meneghin, solo per citare un esempio, fu al centro di una polemica, nel ’99 in occasione degli Europei di basket, per aver pronunciato, dopo l’ incontro della nazionale italiana con la Croazia, un sospetto ‘codroipo’, anagramma di una bestemmia ‘criptata’. È recente il monito del presidente del Coni Gianni Petrucci a cancellare la bestemmia dai campi sportivi: un’iniziativa applaudita anche dalla Cei.
E se dal ’99 la bestemmia non è piú un reato, per la Chiesa rimane un peccato. La depenalizzazione dell’imprecazione blasfema, in un Paese cattolico come il nostro, non ha aperto veramente le porte ad una rivoluzione del costume, né ha sancito il cambiamento in corso nella nostra società. È anche vero che quel ‘porco…’ di troppo è in realtà un intercalare diffuso in molte regioni italiane come la Toscana: dopo le varie ‘Benignate’, piú in teatro che in tv, è stata infatti la volta del toscanaccio Guido del Gf, escluso oggi dal gioco per punizione.

Di seguito troverai alcuni pensieri sulla bestemmia


“I cani abbaiano per difendere il padrone, e io dovrei essere muto quando si maltratta
il nome di Dio? Morire piuttosto, ma non tacere!”
(San Girolamo)
Dove non c’è credo, non c’è bestemmia.
(Salman Rushdie)
“Dobbiamo sopportare con pazienza le ingiurie che ci si fanno, ma quando, dinanzi a noi, una bocca sacrilega vomita bestemmie contro Dio, noi, lungi dall’essere pazienti, dobbiamo resistere all’empio e condannare la bestemmia, senza nascondere la nostra indignazione
(S. Agostino)
La bestemmia è più grave se detta in pubblico.
Se, infatti, uno bestemmia in silenzio, non reca danno alcuno.
Il tono della reazione del cristiano alle bestemmie non può essere che calmo, perché ispirato dalla carità e perché più convincente. Ma dev’essere forte, quando si rivolge a un bestemmiatore
che non vuole ammettere di aver peccato e di doversi correggere. E stato il tono anche di santi.
(…)
Capisco che l’Italia non ha la filosofia toscana, ma se io dico che ho tirato un paio di bestemmie in maniera scherzosa, subito spunta un cardinale… Si tratta solo di un modo di parlare nostro
(Marcello Lippi)


CHE COSA CI VUOL DIRE IL SECONDO COMANDAMENTO


“Non pronunciare il nome di Dio invano”?


Per capirlo dobbiamo conoscere il significato delle parole “nome” e “invano”:
Il nome per gli antichi indicava la persona e la sua missione: per esempio Mosè significa “salvato dalle acque”, Israele “uno che lotta con Dio”, Gesù “Iahvè salva”. Quindi, a differenza che nella nostra cultura, in quelle antiche e anche in quella ebrea (nella quale vi sono le basi della religione cristiana), il nome aveva una grande importanza.
La parola invano in ebraico non è l’equivalente del nostro “a vanvera” o “inutilmente” ma vuol dire “falso”. Si faceva un uso “falso” del nome di Dio durante i processi nei quali lo si invocava come testimone delle affermazioni dell’imputato e perfino quando si facevano dei giuramenti falsi.
Dio ci esorta a non strumentalizzarlo. Egli ci ha creati donandoci la ragione e ci ha lasciati liberi e responsabili delle nostre scelte. Eppure l’uomo continua a “nascondersi” dietro il nome di Dio per i propri fini, se la prende con Lui e lo offende con le parole. Lui non reagisce come noi, ma lascia dire e fare, perché è troppo buono e intelligente.
Gradirebbe comunque che qualcuno dei suoi amici, TU per esempio, facesse presente a chi lo bestemmia, di ripulire il modo di rivolgersi a Lui. Tuttavia, succede sovente che proprio i cosiddetti suoi amici non parlino quasi mai di Lui, un po’ per vergogna, un po’ per paura di passare per bigotti. Addirittura spesso non si ha neanche il coraggio di far capire a chi offende il Signore della gravità delle sue affermazioni e dell’enorme offesa causata a tutti quelli che credono nel Signore.
Il nome del Signore è santo e per questo l’uomo non può abusarne, lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d’amore. Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo. Il fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la propria fede senza cedere alla paura.
Il testamento quindi invita a fare un uso più positivo del nome di Dio. Il nome di Dio non deve essere utilizzato per giustificare certe affermazioni degli uomini o certi avvenimenti negativi ma solo ad esaltarlo. Il modo migliore per nominare Dio è invocarlo nella preghiera. In questo speciale “a Tu per Tu” puoi chiedergli un favore, domandargli scusa, rivolgergli i tuoi complimenti; insomma, i motivi di dialogo non ti mancano!
Non nominare il nome di Dio invano vuol anche dire nominarlo bene. Perché non provare a vincere la vergogna e impegnarsi ogni tanto a discutere su temi che riguardano Dio,
La nostra responsabilità è quindi quella di difendere il nome di Dio, di saper parlare di fede e di Vangelo, di dare un po’ del nostro tempo per annunciare Gesù agli altri. Questo è un nostro dovere, un comando preciso del Signore!
      • Rispetto il nome di Dio, di Maria, dei santi? Bestemmio facilmente o uso un linguaggio volgare?
      • Sono testimone coerente della mia fede, oppure ho vergogna di presentarmi come cristiano?
      • Mi preoccupo di trasmettere con gioia la fede in famiglia, sul lavoro, nella mia parrocchia e negli altri luoghi che frequento abitualmente?


Dal sito internet dell’ANSA


ROMA – Sono passati oltre 20 anni dalla prima, clamorosa, bestemmia sfuggita a Mastelloni in diretta tv. L’episodio fece scalpore tanto che l’Italia politica e civile quasi si immobilizzò per tre giorni. Da allora, dai campi di calcio ai reality, fino all’ultimo episodio di ieri, al Grande Fratello, la tv e’ diventata sempre piu’ spesso teatro di un turpiloquio continuo che talvolta sconfina nella bestemmia.
Era il 22 gennaio 1984, una domenica pomeriggio, quando Leopoldo Mastelloni pronunciò la bestemmia che gli sarebbe costata un ‘esilio’ di oltre un decennio dalla tv. L’episodio avvenne nel corso di ‘Blitz’, il programma della Rai condotto da Gianni Mina’, all’interno della rubrica di Stella Pende ‘Sotto a chi tocca’. A poco valsero le immediate scuse dell’attore napoletano, che cercò’ di giustificarsi affermando di aver usato ”un linguaggio molto criticabile ma assolutamente in uso nel parlare corrente”.
La sua uscita suscitò amarezza, rammarico e sdegno nel Paese, tanto che molti privati e associazioni inviarono esposti alla Rai, che li trasmise alla magistratura. La rubrica fu immediatamente sospesa dalla direzione generale della Rai (in carica era Biagio Agnes).
La bestemmia, pronunciata in diretta da un concorrente, colpí, 15 anni dopo, anche il programma di Maria De Filippi ‘Coppie’, su Canale 5. E se non proprio di bestemmia si trattò ma piuttosto di vilipendio, fece discutere non poco anche il pubblico. -

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