sabato 24 giugno 2017

Sala non è la Raggi e

l'efficienza non è reato.


Il sindaco di Milano sotto accusa per Expo.

Domani si vota in molte importanti città e la partita è tra centrodestra e centrosinistra, essendo i grillini rimasti fuori, come noto, da tutti i ballottaggi che contano.



Quale sia la nostra speranza - e il nostro voto se potessimo esprimerlo - lo diamo per scontato, ma ciò non annulla forti perplessità sull'ennesimo e gratuito attacco giudiziario nei confronti di Beppe Sala, sindaco di sinistra di Milano.

La vicenda risale alla sua presidenza di Expo e riguarda l'appalto per il verde dell'area espositiva. «Sala non avrebbe seguito le procedure alla lettera», dicono oggi i magistrati che lo hanno iscritto nel registro degli indagati. Scambiando - ammesso che sia vero - un merito (quello di avere così permesso l'apertura di Expo, sia pure raffazzonata, nei tempi previsti dopo anni di pasticci e scandali veri) per una colpa grave.

A Milano anche i sassi sanno che in questa vicenda Beppe Sala è vittima. Non di maneggioni, ma della guerra per bande in corso al palazzo di giustizia. Da una parte i magistrati della Procura della Repubblica, dall'altra quelli della Procura generale che hanno avocato a sé e riaperto le inchieste a suo tempo archiviate dai primi per manifesta infondatezza. Parliamo di esposti e indagini su cavilli procedurali, su interpretazioni delle norme, insomma la peggiore burocrazia giudiziaria e amministrativa cancro di questo Paese. Un «nulla» che era però sul punto di esplodere e fare annullare il più grande evento ospitato dall'Italia negli ultimi decenni.

È vero - anche questo è un segreto di Pulcinella - che per uscire dall'impasse dei ritardi ci fu allora un patto a tre tra procura, governo (Renzi premier) ed Expo: tutti vigiliamo e nessuno infierisce stupidamente. Fu per questo che Expo si aprì per tempo, e rinfacciarlo oggi a Sala solo perché la Procura generale non ha gradito o non fu coinvolta in quella «trattativa» è un po' da vigliacchi. Non risulta, né potrà mai risultare conoscendo l'uomo, che Sala si sia appropriato o abbia distratto un solo euro. Risulta che Expo si sia aperta puntualmente (sia pure non completamente) salvando l'Italia da una figuraccia mondiale. E allora non ha senso continuare ad avvelenare i pozzi. È inutile che gli sciacalli ci girino attorno: Sala non è la Raggi, e Milano non è Roma. -


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