martedì 6 giugno 2017

OLIVERI: QUINTO COMANDAMENTO.



COSA VUOL DIRE:  “NON UCCIDERE”?


Dal Vangelo secondo Matteo (cap. 5)

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. (….)
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; (…)
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.

Dal Catechismo della Chiesa cattolica (compendio).
Il quinto Comandamento proibisce come gravemente contrari alla legge morale:
      • L’omicidio diretto e volontario, e la cooperazione ad esso;
      • L’aborto diretto, voluto come fine e come mezzo, nonché la cooperazione ad esso, pena la scomunica, perché l’essere umano, fin dal suo concepimento, va rispettato e protetto in modo assoluto nella sua integrità;
      • L’eutanasia diretta, che consiste nel mettere fine, con un atto o l’omissione di un’azione dovuta, alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte;
    • Il suicidio e la cooperazione volontaria ad esso, in quanto è un’offesa grave al giusto amore di Dio, di sé e del prossimo; quanto alla responsabilità essa può essere aggravata in ragione dello scandalo o attenuata da particolari disturbi psichici o da gravi timori.

Padre, perdona loro, che non sanno quello che fanno:
In nome della fedeltà a Dio, sterminano gl’infedeli;
In nome della sicurezza, seminano paura;
In nome del progresso, ignorano le persone;
In nome dell’efficienza, calpestano i deboli;
In nome del diritto, uccidono la giustizia.
Padre, perdona me che resto inoperoso a guardare
questo spettacolo disgustoso.

Amore impossibile…
Ciao, sono un ragazzo disabile. Tetraplegico (ho scoperto da poco cosa significa questa parola, sarà buffo ma saperlo è stato una specie di sollievo;come essermi tolto una soddisfazione, dare senso ad un qualcosa che mi è sempre appartenuta, come appunto questa parola, ma non ne sapevo il significato… boh!), cioè impossibilitato ad usare le braccia e le gambe.
Essere totalmente dipendente da una persona (naturalmente i genitori, ne approfitto
per ringraziare Dio per averli), dipendente in tutto ed esserlo per tutta la vita (a meno che…), anche nelle situazioni più delicate ed intime; vivere una realtà che non
permette riscatto sociale ed opportunità di realizzazione per tanti giovani sani, figuriamoci “noi”; eccetera eccetera… questa è la mia realtà. Ma fin qui tutto bene, con il tempo ci si fa l’abitudine; la pazienza,la sopportazione e la rassegnazione ti rendono invulnerabile e poi c’è la Fede.. Beh, io non so perché mi sono messo a scrivere, ne so dove voglio arrivare. Ecco, forse, ciò che voglio dire è che la sofferenza più grande che si sente è la solitudine.
Io mi sono innamorato più di volta ed il sentimento provato era qualcosa di meraviglioso ed indescrivibile (come penso lo sia per tutti). Credo, ho la presunzione di credere, che la mia capacità di voler bene ad una persona non sia mai stata inferiore a quella di qualsiasi altro. Eppure niente.
Perché si da un cuore ed una mente capaci di sentire ed elaborare questo sentimento
ma si toglie la possibilità di viverlo?
È come essere un uccello che sa come volare, che vede i suoi simili spiccare il volo
ma che, quando ci prova, si accorge di non avere le ali.
Lo so che “si può amare in mille modi ”, che “il Signore ha dato ad ognuno i suoi
talenti da far fruttare ”e che “offrendo la propria sofferenza a Dio si partecipa alla
straordinaria missione di Salvezza Universale ”. A tutto questo ci credo, ci voglio
credere ed è qualcosa che da senso a tutto. Però questo, a volte, non basta. Se guardo gli occhi della ragazza di cui sono innamorato; se la guardo sorridere; se mi soffermo ad osservarla per cercare d’individuare qualche piccola mania, tipo mordersi le labbra o girare e rigirare un anello quando è nervosa; se immagino cosa proverei a passeggiare, zaino in spalla, per le vie di Roma durante le GMG; se immagino di dirle: “…Nella ricchezza e in povertà,nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia….”; se immagino tutto questo ma poi realizzo che è qualcosa di impossibile, allora ecco che mi sento debole e tutta la “Teologia sulla sofferenza ”non basta.
Anche trascorrere le giornate immobile, alternando letto e sedia a rotelle,ma avere
lei per angelo. Mi chiedo se davvero sia meglio amare e soffrire piuttosto che non
amare. Io intanto continuerò ad amarla senza però metterla a disagio (cioè lo farò in
silenzio e col sorriso),continuerò a ringraziare Dio per averla messa “sul mio cammino”.
Benedirò il Signore per ogni istante che soffrirò nella consapevolezza che questo
sentimento non può essere corrisposto.
Amen.
Beh, non so se ho scritto tutto ciò che sentivo, se ho dimenticato qualcosa e se
sono riuscito a farmi capire. Ma non importa, tanto era solo uno sfogo, dei pensieri “a voce alta ”.
Un ’ultima cosa: non voglio dare l ’idea di essere masochista, e di crogiolarmi nella pena. Sorridere credo sia la più bella virtù cristiana. Un sorriso a Tutti.


PENSACI:  

• Che ne pensi di questa “vita”?
• Come ti comporteresti al posto di Omar?
• Quando la vita non è vita? -

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