venerdì 2 giugno 2017

Nominati e premio nascosto

I trucchi del Tedeschellum

I leader decideranno in anticipo la squadra parlamentare. I voti di chi non supera il 5% ripartiti tra quelli che passano.

Cambiare la legge elettorale a fine legislatura invece che all'inizio: una di quelle imprese che sembrano «impossibili» perché effettivamente lo sono.



Invece, eccoci qui agli sgoccioli, con i minuti contati e il nervosismo in libera crescita. Tipicamente italiano, altro che tedesco.
L'Alemanno con marcato accento romanesco («all'amatriciana» lo definiscono i radicali) è una di quelle pietanze barbare che calerebbero pure con ottime intenzioni, ma i cui esiti sullo stomaco dipendono tutti dal cuoco.
Ecco i tratti salienti del sistema cui si lavora, e i punti che già fanno sbraitare i deputati in commissione. Al punto da far già slittare di un giorno l'arrivo in aula, martedì invece che lunedì. Il week-end sarà tutto dedicato alle votazioni degli emendamenti al subemendamento-Fiano.

VOTARE, UNA CROCE

La nuova scheda (una per la Camera, una per il Senato), avrà i nomi dei candidati all'uninominale sulla sinistra, il simbolo al centro, le liste bloccate (da due a sei nomi) a destra. L'elettore dovrà fare solo una croce sul simbolo o sul candidato uninominale, altrimenti è nulla.

SCHEDA VETRINA

La logica sarà quella di una «vetrina» per l'elettore, che si troverà davanti l'intera offerta elettorale proposta dai partiti. Meglio non dimenticarlo, altrimenti ci si confonde: se il menù complessivo non piace, meglio cambiare lista o non votare.

FEDELI MA NON MIGLIORI

Non si vuole spostare il «peso» sulla qualità politica del candidato, bensì sulla sua affidabilità nei confronti del segretario del partito. È il motivo per il quale è stato al momento escluso il «voto disgiunto», sul quale ieri insistevano molto i grillini. Al punto da far dire agli oltranzisti di Fico che «l'accordo non è scontato» e alla delicata Taverna che si tratta di un mega-porcellum. Il moderato Di Maio buttava acqua sul fuoco: «Non siamo agli ultimatum, non c'è rottura, il dialogo con il Pd va avanti» (suona un po' come l'annuncio dell'armistizio di Badoglio, «la guerra continua»).

NOMINATI IN PARACADUTE

La guerra per ora si fa su questo, visto che, dopo aver capito dal voto il «peso» proporzionale di ogni forza politica, si passerà alla distribuzione dei seggi secondo un ordine di graduatoria: prima il numero uno del listino bloccato (presumibilmente i leader); poi il vincente nei collegi uninominali (presumibilmente un bel nome che farà da traino); quindi gli altri del listino e, se servirà a riempire i seggi vinti, persino i migliori perdenti nei collegi. Sarà consentito di presentarsi in tre liste proporzionali e in un collegio uninominale, così da offrire sicuro «paracadute» a nomenklature e peones più servizievoli. Oltre ai bersaniani, anche gli orlandiani con i loro emendamenti vorrebbero mettere in crisi il potere del leader di scegliersi praticamente l'intera squadra parlamentare. A tutti risponde il relatore pidino Fiano: «Paragonare il sistema al Porcellum è becera propaganda, nei collegi ci sarà battaglia vera. Se al Mdp non piaceva, perché ha detto no al Rosatellum? Per replicare davvero il modello tedesco, avremmo bisogno di modifiche costituzionali. Per esempio, per avere il numero variabile dei parlamentari».

IL PREMIO NASCOSTO

Lo sbarramento al 5% farà sì che con meno di un milione e 700mila voti non si entra; essi andranno ripartiti proporzionalmente tra i partiti che lo hanno superato. Un bel «premio» che potrebbe spingere a scegliere l'opzione con maggiori possibilità di vittoria. Miracoli di un sistema assai evoluto, sempre che ne fossimo all'altezza. -

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