domenica 4 giugno 2017

MESSINA: PORCELLUM ALLA TEDESCA.


Con il Porcellusken un Parlamento di yes man.

I partiti col vizio di Caligola.



La Corte Costituzionale per ben due volte ha fatto uscire i nominati dalla porta ma i partiti riescono a farli rientrare dalla finestra. Il Porcellum alla tedesca infatti porterà ad un Parlamento di nominati. E spariscono le preferenze.


Domenica, 4. Giugno 2017 - 8:36
Scritto da: Rosaria Brancato
Pubblicato da www.tempostretto.it

La verità è che un Parlamento di yes man e yes woman piace a tutti, Grillo compreso.
Non si comprenderebbe altrimenti perché il sistema tedesco riveduto e corretto all’Italiana abbia trovato l’intesa di tutti, dal Pd a Forza Italia passando per i 5stelle.
Un mega accordo che mette in soffitta ancora una volta le preferenze, riuscendo a fare di peggio del Porcellum, perché almeno Calderoli e i suoi lo ammettevano che era una fregatura, adesso invece si spaccia la patacca per oro colato.
I ribelli nel M5S sono il gruppo che fa riferimento a  Roberto Fico e Paola Taverna e pare che anche nel Pd stiano iniziando i primi malumori.
Si dice che “il diavolo sta nei dettagli” e quell’incostituzionalità ravvisata nel Porcellum e nell’Italicum ce la ritroviamo anche nel maialeskin o porcellusken, versione italica del sistema tedesco. I nostri leader non riescono proprio a vivere senza i nominati, considerano le preferenze come la peste, così visto che la Corte Costituzionale li ha fatti uscire dalla porta loro li fanno rientrare dalla finestra.
In Germania la legge elettorale serve ad eleggere solo la Camera (Bundesrat) perché il Senato è formato dai delegati dei governi degli Stati Federali (Lander), inoltre è previsto il voto disgiunto ed infine è prevista la quota di candidati soprannumerari in conseguenza della quale il numero degli eletti alla Camera non è fisso (598) ma può anche variare ed infatti attualmente sono 630.
Passiamo ora al porcellum alla tedesca e scopriamo le differenze.
L’elettore può esprimere due voti sull’unica scheda: uno per il partito (con una X sulla lista scelta) ed uno per il candidato prescelto nel collegio uninominale nel quale risiede l’elettore (non è previsto il voto disgiunto e qui “casca l’asino” e vedremo tra poco perché).
Tutti i seggi sono attribuiti con il metodo proporzionale fra le liste che superano la soglia di sbarramento del 5%.
Il voto al partito va ad un listino corto con 3, forse 4 nomi (il capolista è bloccato e  per gli altri due si procede per scorrimento e sono scelti dal partito) pertanto non ci sono preferenze. Il  voto per il candidato nel collegio uninominale va a chi il partito ha scelto per quel collegio stesso (qui ovviamente non c’è scelta se non tra le diverse coalizioni).
Per entrambi i voti quindi sono scomparse di nuovo le preferenze.

Ma c’è di più. Il criterio della distribuzione dei seggi  è opposto a quello tedesco. In Germania  i voti alla lista determinano il numero dei seggi conquistati e i primi eletti saranno quelli che hanno vinto nei collegi uninominali ( quelli a seguire andranno ai listini).
In Italia i voti alla lista determinano il numero dei seggi da distribuire ma a stabilire il “chi” entra è il listino bloccato che ha la priorità rispetto a chi vince nel collegio uninominale. Non c’è inoltre il voto disgiunto.
In ogni circoscrizione i seggi ottenuti da una lista vengono così attribuiti:
1) per primo viene eletto il capolista del listino bloccato;
2) a seguire i primi arrivati nei collegi uninominali della circoscrizione (in ordine decrescente di quoziente elettorale, dato dal rapporto fra i voti validi del candidato ottenuti in tutto il collegio e il totale dei voti validi del rispettivo collegio)
3) se la lista ha ottenuto più seggi si ritorna al listino bloccato
Così come nel Porcellum quindi anche nel Maialeskin l’unico ad avere la certezza di essere eletto è il capolista blindato a scapito del candidato che vincerà in quel collegio. Supponiamo quindi che il candidato Peppe Nappa, vince nel suo collegio e la lista A ottiene un solo seggio, la poltrona non andrà a chi l’ha vinta ma al capolista scelto dal partito. Inoltre se nella circoscrizione ci sono poniamo due collegi nei quali vincono per lo stesso partito il candidato Peppe Nappa e il candidato Giovanni Rossi ma la lista X ottiene 2 soli seggi, il primo andrà sempre al capolista bloccato ed il secondo a quello dei due vincitori nei collegi con un quoziente elettorale maggiore. Peppe Nappa, anche se ha vinto con un mare di voti rischia di restare comunque fuori.
Insomma candidarsi e vincere nei collegi uninominali diventa persino da sfigati.
Per gli elettori poi è una presa in giro. Se Donna Sarina scopre che nel suo collegio c’è candidato un premio Nobel e lo vota ma la lista collegata ottiene un solo seggio, quella poltrona andrà sempre al capolista del listino bloccato.
Donna Sarina quindi sarà convinta col suo voto di far eleggere il Nobel ma si troverà ad esempio la figlia di un big.
Per carità sarà pure mediamente intelligente ma non è lei che donna Sarina mettendo quella X voleva votare. Così facendo si prendono in giro gli elettori.
Lo possiamo chiamare il vizio di Caligola che nominò senatore il suo cavallo. In Italia preferiscono i capolista bloccati che saranno gli unici ad avere la certezza di essere eletti (anche perché potranno essere messi capolista in più zone). Paradossalmente il “cavallo” che corre sul territorio rischia di aver gareggiato per il favorito del leader.
E’ evidente perché questo sistema è piaciuto a tutti.
I primi a protestare sono stati in casa 5Stelle Roberto Fico e Paola Taverna che hanno anche ricordato che il Vaffa day era stato organizzato anche contro il Porcellum ma in arrivo ci sono una serie di emendamenti correttivi soprattutto per introdurre il voto disgiunto ma c’è chi punta ad ottenere anche un listino più lungo. Il vero nodo restano i capolista bloccati, quelli che i Caligola di turno vogliono ad ogni costo.
Morale della favola: donna Sarina metterà una X nel collegio uninominale per il premio Nobel ma grazie alla sua X sarà eletto il cavallo di Caligola. -

Rosaria Brancato

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