domenica 25 giugno 2017

MESSINA: INFARTO DA TASSE.


Donna Sarina paga la Tari ma finisce all'ospedale di Petralia Sottana.



Caro diario ti racconto la disavventura della scorsa settimana. Dopo aver visto la bolletta della Tari ho avuto un principio d'infarto ma a causa della guerra del bisturi scoppiata sulla rete ospedaliera, sono finita al pronto soccorso di Petralia Sottana...


Domenica, 25. Giugno 2017 - 6:45
Scritto da: Rosaria Brancato
Pubblicato da www.tempostretto.it


Caro diario, l’altro giorno quando ha suonato il postino ho rischiato l’infarto:  trattavasi di TARI. Quando ho visto la bolletta ho avuto un mancamento e stavo pensando di chiamare il 118. Poi mi son detta che non era il caso, memore delle “sciarre” di questi giorni tra le aziende sanitarie ho preferito evitare e prendermi una moment.
Appena mi sono ripresa mi son sentita come gli abitanti della foresta di Sherwood e quando è rientrato mio marito mi ha trovato che cantavo “Robin Hood e Little Jhon van per la foresta, urca urca tirulleru oggi splende il sol”. Armata di rubrica telefonica e Altro Consumo ho iniziato a cercare i numeri di avvocati e associazioni di tutela dei consumatori. La Tari è un oltraggio all’intelligenza media di un cittadino ed un’istigazione a delinquere o a commettere atti impuri (tipo mandare jettature in ordine alfabetico). L’imposta sui rifiuti è un’imposta giusta. Se fosse commisurata al servizio. Leggendo quelle cifre mi sono chiesta se per caso c’è stato un errore all’anagrafe e nel mio stato di famiglia è stata inserita una comunità di allegri zozzoni o se all’isola ecologica di Gravitelli ho consegnato per sbaglio la tessera sanitaria del mio vicino. Quell’iniquo balzello mi ha fatto venire la tachicardia.
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Al di là della Tari quel che mi fa imbufalire è la presa per i fondelli. Ultimamente ho fatto la tessera del Cineforum Palazzo Zanca, con una modica cifra puoi assistere ad una decina di spettacoli di ottima fattura.
Mi sono abbonata e di recente ho visto: “Pensavo fosse Tari invece era una rapina” e “Messinambiente e Messinaservizi: ritorno al futuro”, candidati all’Oscar per la miglior regia, miglior attore  non protagonista, miglior sceneggiatura.
La trama è avvincente anche se i registi hanno tagliato il finale, che, detto tra noi, non è affatto un lieto fine. Nessuno infatti ha detto che dopo l’operazione Messinambiente 2.0 la Tari del prossimo anno rischia di essere più cara. Nessuno ha detto che MessinaServizi Bene Comune è la fotocopia (sbiadita) di Messinambiente e che l’emergenza rifiuti non sparirà per incanto dopo i titoli di coda dell’approvazione della delibera (anche perché, se domani l’emergenza svanisse allora vorrebbe dire che qualcuno l’ha creata ad arte ed in quel caso dovrebbe indagare la magistratura).
Sono d’accordo sulla nomination all’Oscar per miglior sceneggiatura.
Chi è riuscito a scrivere un copione nel quale 9 persone su 40 eletti decidono le sorti di un’intera città e approvano un atto ripresentato identico dall’amministrazione dopo una bocciatura di 10 giorni prima e con il benestare di un Deus ex machina che tutto vede, prevede e provvede è un genio. Diciamolo, neanche Walt Disney sarebbe arrivato a tanto.
Concordo anche per la nomination per il miglior attore non protagonista: Pippo Trischitta, detto anche l’uomo del Kinder Bueno. Il capogruppo di Forza Italia da un anno convoca conferenze stampa  per contestare al sindaco d’aver dormito nel sacco a pelo, di farsi la doccia al comune, d’aver acquistato la Caramella Golia ed il trancio pistacchioso, di usare la tessera gold della Caronte o denunciare l’incompatibilità di De Cola e l’incapacità di Ialacqua. Nel film ha avuto una piccola parte di pochi minuti (dalle 23.00 alle 23.05) ma decisiva. A lui l’amministrazione deve dire grazie se la Messinambiente 2.0 è stata approvata. Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima. La prossima, segnatevelo nel calendario, sarà per i bilanci.  Si guardano a vicenda come fossero il diavolo e l’acqua santa,  ma in Consiglio, esattamente come nella peggiore delle vecchie politiche, conoscono a memoria il copione.
Accorinti, forse distratto dall’aver visto un altro film in un’altra sala, non si sa perché ha dichiarato: “è iniziata un’altra era”. La MessinaServizi Bene comune non è una nuova era, è semplicemente  Messinambiente che cambia nome e si libera dei debiti. E’ come se Donna Sarina, uscendo dal parrucchiere, dicesse: ecco la nuova Donna Sarina. Non è eliminando le doppie punte che si inizia una nuova era.
I debiti restano e qualcuno dovrà pur pagarli (indovinate chi?...), il servizio resterà lo stesso, qualcuno dovrà pur pagarlo (indovinate chi?...), i mezzi che non ci sono qualcuno dovrà pur noleggiarli (indovinate a spese di chi?....).
Frattanto, mentre qui restiamo ai tempi del maoismo alcuni azionisti pubblici del gruppo Hera (che tiene pulite decine di comuni tra cui Bologna e tutta la Romagna) vendono l’1,7% del capitale ai privati per oltre 70 milioni…..
Eppure l’amministrazione Accorinti esulta per una vittoria di Pirro senza che sia vittoria e soprattutto senza essere Pirro, perché a vincere in Aula, a decidere cosa passa e cosa no, non sono loro, ma la presidente del Consiglio Emilia Barrile. Se la giunta vuol far passare un atto, sia esso il libro delle barzellette sui carabinieri o i selfie sul bilancio deve rivolgersi a lei. E’  sempre a lei che deve dire grazie (non è la prima volta e non sarà l’ultima). Più che indovinata quindi la nomination per la miglior regia d’Aula. Del resto, visto che di oltre la metà dei 40 non c’è traccia, basta avere il controllo dei restanti per avere in mano la situazione. A conti fatti l’amministrazione può contare su una maggioranza bulgara in Consiglio, ma che ha solo “in leasing”. Tra meno di un anno si scioglierà come neve al sole.
Pensavo a questo caro diario, e mi venivano le lacrime al solo pensiero delle foto quotidiane che Biancuzzo spedirà alla redazione sui rifiuti casa per casa e alle reprimende quotidiane di Ialacqua per il quale siamo solo sporchi e incivili. Signorino ci aveva avvertito: se non passa la MessinaServizi Bene Comune sarà sciagura e arriveranno stormi di cavallette. Vedremo cosa dirà quando saremo invasi da blatte, topi, zanzare e varie…
Un carrozzone non diventerà mai un Freccia Rossa, anche se gli cambi il nome.
Mio marito mi ha trovato così, in lacrime, mentre scrivevo una lettera “Caro Robin Hood” e ha pensato fosse arrivato il momento di portarmi in ospedale.
Alla parola ospedale mi è venuto un attacco di panico. Già, perché, come se non bastasse, in questi giorni è scoppiata la GUERRA DEI BISTURI e non si capisce niente. Medici, professori, infermieri, impiegati, portantini, sindacati, politici, l’un contro l’altro armati. Una guerra per la conquista dell’ultimo reparto (o dell’ultimo primariato). Ammetto che ho avuto timore. Magari mentre sono sull’ambulanza diretta ad un ospedale vengo rapita dal Dg dell’altro per dimostrare che hanno un pronto soccorso più efficiente. Oppure si sabotano gli uni e gli altri e mandano serial killer nelle corsie nemiche per avvelenare i pazienti e poter dire: ecco quel nosocomio non è DEA. O se scelgo un pronto soccorso piuttosto che un altro mi dicono che mi sono fatta corrompere e sono venduta allo specializzando del Pd o di Ncd.
Non potevo farmi portare in un ospedale di provincia perché con l’aria che tira rischiavo che mi mettevano in mano uno stetoscopio e mi dicevano “faccia lei”.
Fu così che, d’accordo con mio marito, abbiamo deciso di farmi visitare all’ospedale di Petralia Sottana, dove peraltro sono stata l’unico caso di infarto da Tari.
Quando ho mostrato la bolletta hanno iniziato a ridere e l’hanno portata in giro per le corsie. E sono ancora lì che ridono. -

Rosaria Brancato


P.s- La rubrica “Certo che m’arrabbio” vi tiene compagnia ogni domenica dal 2012. Da domani va in vacanza, dopo 5 anni, per ricaricare le pile…..Auguro ai lettori di Tempostretto buone ferie. Noi ci rivediamo a settembre.

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