sabato 3 giugno 2017

MESSINA: FEDE E TRADIZIONE.


Madonna della lettera: origini e storia del culto

mariano a Messina.




La data del 3 giugno segna per i messinesi un'importante ricorrenza che affonda le radici tra la fede, la storia e la tradizione, e sfocia in un culto profondamente sentito nella nostra terra e nella nostra città: quello della Madonna della Lettera.


Sabato, 3. Giugno 2017 - 7:48
Scritto da: Marco Celi
Pubblicato da www.tempostretti.it

Sono molteplici le storie che legano la città di Messina alla figura di Maria, fin dall'antichità venerata nella città dello Stretto. La Vergine è stata anche da sprono nei momenti di difficoltà che la città ha subito nella sua lunga storia: le tante pestilenze che hanno funestato ogni secolo, i grandi terremoti del 1693, del 1783 e del1908, i bombardamenti anglo-americani del 1943. In questi tristi episodi “‘a Matri ‘a Littra”, ovvero la Madonna della Lettera è stata sempre nel cuore dei messinesi, sostegno e motivo di rinascita.

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Numerosi sono gli interventi miracolosi a lei collegati nella storia di Messina. Ad esempio l’apparizione della Madonna sul colle della Caperrina durante la Guerra del Vespro, che con il suo candido manto difese le mura della città dagli attacchi angioini, e sempre sullo stesso colle, si ricorda il volo di una colomba sul luogo dove la Madonna voleva fosse eretto un santuario, oggi il santuario di Montalto. Si narra anche di un’apparizione della Vergine, nelle campagne di Curcuraci, per non parlare del ripetuto e miracoloso arrivo di vascelli carichi di grano in occasione di carestie o di assedi alla città; come nel caso della nave carica di viveri che giunse a Messina, proprio durante la guerra del Vespro e l'assedio della città da parte di Carlo I d'Angiò. Si tratta del famoso "Vascidduzzu", una cui riproduzione viene portata in processione durante la domenica del Corpus Domini, che grazie all'intercessione miracolosa della Madonna della Lettera, riuscì ad eludere il blocco navale degli angioini ed ad arrivare in porto, sfamando i cittadini messinesi . Si ricordano, infine, anche i miracolosi arrivi dal mare delle icone della Madonna di Dinnamare e della Madonna della Scala. Un forte legame quindi, quello tra la Vergine Maria e la città di Messina; un legame che caratterizza fortemente l'aspetto identitario della città.

Le origini di questa festa ci riportano indietro nel tempo, fin all'anno 42 d.C., secondo la tradizione, quando sulle sponde della Sicilia giunse l'apostolo Paolo, durante uno dei suoi viaggi d'annuncio del Vangelo. Paolo trovò i messinesi ben disposti a lasciarsi convertire e parlò alla popolazione anche di Maria, Madre di Cristo. Così quando l'apostolo si accinse a partire per tornare in Palestina, una delegazione di messinesi, secondo tradizione composta da Girolamo Origgiano, Marcello Benifacite, Ottavio Brizio e il centurione Mulè, volle partire con lui per incontrare la Madonna e chiedere una benedizione per la città. Così partiti alla volta del medio oriente, i messinesi riuscirono ad incontrare la Vergine il 3 giugno dell'anno 42, ricevendo da essa una lettera, contenente una benedizione per la città e la popolazione, scritta in ebraico, legata con una ciocca dei suoi capelli.

I fieri messinesi fecero ritorno sulle coste peloritane nel settembre dello stesso, recando con loro la lettera che recitava:
"Maria Vergine, figlia di Gioacchino, umilissima serva di Dio, Madre di Gesù Crocefisso, della tribù di Giuda,
della stirpe di Davide, salute a tutti i Messinesi e benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta, per pubblico strumento, che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati e Ambasciatori e confessate che il nostro Figlio, generato da Dio, sia Dio e uomo, e che dopo la sua risurrezione salì al cielo, conoscendo voi la via della verità per mezzo della predicazione di Paolo Apostolo eletto. Per la qual cosa, benediciamo voi e la stessa città, della quale Noi vogliamo essere perpetua protettrice.
Da Gerusalemme
"

Nella frase "Vos et ipsam Civitatem benedicimus" ("Benediciamo voi e la vostra Città"), oggi scritta alla base delle stele votiva situata nel porto della città, è sintetizzata la benedizione che Maria volle dare alla città, dando cos' inizio ad una tradizione di fede e devozione che portarono la "Madonna della Lettera"  a diventare patrona della città.

Tuttavia il vero e proprio culto così come lo conosciamo oggi, fu introdotto solo nel XV secolo, grazie ad un dotto del tempo, Costantino Lascaris, che fuggito da Costantinopoli caduta in mano ai turchi, venne a Messina, dove fondò una scuola di lettere e presso la quale si sviluppò il culto della Madonna della Lettera. Addirittura sarebbe stato proprio lo stesso Lascarsi a tradurre la lettera in latino dall'ebraico in cui era stata scritta.
Oggi, purtroppo, non abbiamo più la lettera originale, che probabilmente andò perduta durante incendi o terremoti che distrussero più volte la cattedrale di Messina. Così come anche la vasta produzione artistica e letteraria, che sorse introno alla figura della Madonna della Lettera, ormai non più presente a Messina se non per qualche esempio, oggi sparsa in varie parti d'Italia e del mondo. Tuttavia della Madonna e di quella lettera restano i capelli con cui la Vergine avvolse il rotolo di pergamena su cui era scritta la benedizione per la città; che ancora oggi vengono portati in processione il 3 giungo a Messina, insieme ad una statua in argento della Madonna, posta su una varetta. Inoltre sempre nello stesso giorno viene posta sull'altare della cattedrale un'icona della Madonna, che solo nel giorno della processione indossa una "Manta d'Oro"  sbalzato, cesellato e inciso, il pezzo più prezioso del tesoro del duomo di Messina, a differenza degli altri giorni in cui ne indossa una d'argento.

La tradizione della Madonna della Lettera, al di là della veridicità storica della vicenda e dello scritto, mostra un tratto identitario profondamente marcato nella storia ecclesiale e civile della città di Messina, dalle profonde radici cristiane e mariane, da cui attingono alcuni dei valori più nobili del nostro essere messinesi. -
Marco Celi

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