sabato 24 giugno 2017

Lara, la foreign fighter

convertita all'islam

pronta a fare il jihad in Italia


Lara, 26enne nata a Milano, si converte all'islam, indossa il burqa e va in Siria a combattere. Il marito muore in battaglia. Tornata ad Alessandria, è stata arrestata con l'accusa di terrorismo.


In Siria, a combattere con i tagliagole dello Stato islamico, ci era stata già almeno due volte. E stava per tornare laggiù, nell'inferno delle bandiere nere, per combattere il jihad nel nome di Allah.




Nella notte del 22 Lara Bombonati, 26enne milanese convertita all'islam, è stata arrestata su richiesta della procura distrettuale di Torino che stava monitorando i suoi spostamenti e, soprattutto, i suoi piani d'attacco da diverso tempo. L'hanno rinchiusa alle Vallette di Torino con l'accusa di terrorismo di matrice islamica.

La conversione all'islam

Tre anni fa, come ricostruisce il Corriere della Sera, Lara Bombonati si converte all'islam, cambia il proprio nome in Khadija e inizia a indossare il velo integrale. Da quel momento taglia i ponti con i genitori, che abitano in una frazione di Garbagna, piccolo borgo in provincia di Alessandria. Al suo fianco c'è il marito Francesco "Muhammad" Cascio, originario di Trapani, anche lui convertito all'islam e oggi probabilmente morto sui campi di battaglia siriani. Prima di raggiungere la Turchia per, poi, valicare il confine siriano e arrivare nelle terre controllato dal Califfato, ai genitori dice che va a "studiare il Corano" insieme al marito. Invece va a combattere. Con utenza "jalyk", Lara era così entrata in contatto con la chat skype delle Sorelle musulmane mentre una delle utenze telefoniche (turca) in uso ai due era stata individuata nell'area del teatro bellico siriano.

L'arresto in Turchia e il ritorno in Italia

Lara Bombonati torna nell'Alessandrino lo scorso inverno dopo essere stata arrestata - per colpa di un imprevisto - in Turchia e da lì espulsa. L'ultima residenza accertata è nel quartiere Fatih di Istanbul, con sé ha documenti d'identità contraffatti. "Dalla Turchia - spiega la procura di Torino nel decreto di fermo - (Lara e Francesco, ndr) erano partiti per trasferirsi nei territori di guerra in Siria". Mentre il marito è morto combattendo, probabilmente durante un'imboscata, la 26enne sarebbe stata usata dal Califfato come "staffettista". Secondo gli inquirenti, infatti, avrebbe "fornito sostegno alle famiglie dei combattenti del gruppo rimasti uccisi e accompagnando il leader della milizia Abu Mounir". Tornata ad Alessandria, dove trova riparo nella casa della sorella, Lara continua a servire il suo "comandante militare" Mounir. Tanto che, secondo gli inquirenti, arriva a partecipare al gruppo terroristica Ha'yat Tahrir Al-Sham ("Organizzazione per la liberazione del Levante") che, il 28 febbraio scorso, rivendica gli attentati contro strutture civili e militari a Homs e Damasco. Non solo. A casa custodisce documenti riservati dell'associazione.

La rete del terrore in Italia

In Siria Lara e Francesco vengono attentamente istruiti a non farsi notare. È per questo che alla Digos ci vogliono diversi anni prima di riuscire a individuarli. Nel dicembre 2016, però, l'utenza telefonica di Lara viene localizzata non lontano del valico frontaliero di Karbeyaz, via di accesso alla regione siriana di Idlib e Aleppo. E lì viene agganciata. Dopo l'arresto in Turchia, come spiega Repubblica, gli uomini della Digos di Alessandria iniziano a starle alle calcagna per "ricostruire la sua rete in Piemonte ed eventuali collegamenti con cellule terroristiche in altre regioni" del Paese. Quando, però, la giovane inizia a programmare un nuovo viaggio in Siria dopo quello fallito sei mesi prima, gli inquirenti si decidono ad arrestarla. Adesso gli inquirenti stanno cercando di capire se Lara ha dei fiancheggiatori che la aiutano a raggiungere la Siria. "È piuttosto difficile - fa notare Repubblica - che una persona da sola riesca a spostarsi agevolmente su un territorio di guerra come quello siriano e che possa essere rientrata, almeno due volte, in Italia senza finire nelle maglie dell'intelligence che monitora tutti gli spostamenti da e verso la Siria". Come ricorda la Stampa, infatti, è la seconda inchiesta per terrorismo internazionale che tocca il Piemonte nel giro di pochi mesi. A fine aprile viene arrestato Mouner El Aoual, 29enne marocchino che si proclama "portavoce ufficiale dello Stato islamico" e rilancia il "notiziario del Califfato" sui social network. -
 

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