lunedì 26 giugno 2017

Expo, alberi e favori.

Tutte le ombre del caso

che inguaia Beppe Sala.

L'appalto doveva andare ai vivaisti lombardi. Ma alla fine lo sponsor Bizzi si tirò indietro.

Uno scambio bello e buono: la fornitura degli alberi per il sito di Expo in cambio del via libera al cantiere della Città della Salute a Sesto San Giovanni.


É questo lo scenario che il procuratore generale Felice Isnardi contesta nell'atto conclusivo delle indagini notificato venerdì a Beppe Sala, formulando a carico del sindaco l'accusa di turbativa d'asta. Ma ancora più del reato, nel provvedimento spicca la rete di relazioni «parallele» che Sala, all'ora amministratore delegato di Expo, avrebbe intrattenuto con i palazzi della politica, dando corda a richieste e pressioni.
A convincere Sala a stralciare l'appalto per il verde da quello principale per la «piastra» di Expo, furono secondo la Procura generale «pressione di esponenti politici della Regione Lombardia, socio al 20 % di Expo». La Regione si era mossa su pressione della Associazione Florovivaisti Lombardi, che il 16 novembre (dice la Procura, ma l'Associazione non conferma) aveva scritto a Sala e a Roberto Formigoni rivendicando spazio per i suoi associati nel business dell'esposizione. Sala, come altre volte, recepisce l'input. Separa il verde dalla piastra, e vara una gara apposita, tarata su misura - secondo la Procura generale - per uno dei colossi del verde lombardo, la Peverelli di Fino Mornasco, fornitrice da sempre del Comune di Milano e della Regione (ma che, curiosamente, non fa parte dell'Associazione che aveva scritto la lettera). La gara prevede che la parte principale del costo del verde sia a carico non di Expo ma di uno «sponsor finanziario».
Ed è qui che entra in ballo la Città della Salute, il megaprogetto sanitario e edilizio sulle aree Falck di Sesto San Giovanni. All'azienda proprietaria delle aree Falck, la Sesto Immobiliare di Davide Bizzi, secondo la Procura viene prospettato lo sblocco della pratica in cambio della sponsorizzazione del verde di Expo, con Antonio Rognoni (braccio destro di Sala), che fissa «una serie di incontri e riunioni con Monteverdi Maurizio, a.d. di Sesto Immobiliare, relativi alla (...) Città della Salute, proprio nei giorni dal 23 febbraio al 2 marzo 2012 coincidenti con quelli in cui Expo decideva lo stralcio del verde dal Progetto Esecutivo Piastra».
Sistema brusco? Un po' sì. Ma la faccenda non va in porto. Interrogato dalla Guardia di finanza nel marzo scorso, Davide Bizzi avrebbe spiegato che era stata la Peverelli a coinvolgere Sesto Immobiliare nell'operazione: cinque milioni di euro di sponsorizzazione, in cambio - oltre alla visibilità nel corso di Expo - l'azienda di Bizzi avrebbe potuto espiantare gli alberi al temine dell'esposizione e utilizzarli a Sesto sull'area Falck. Peccato, ha spiegato Bizzi alle «fiamme gialle», che al termine di Expo alla Falck sarebbero state ancora in corso le bonifiche, e reimpiantare gli alberi sarebbe stato ovviamente impossibile. Così Sesto Immobiliare fa saltare l'operazione. E a comprare gli alberi per Expo provvede alla fine la Mantovani, vincitrice della gara per la piastra, al costo di 1,6 milioni.
Uno spaccato eloquente, insomma, del clima sbrigativo e assai pragmatico che regnava nell'Expo sotto Sala. Ma che l'«operazione alberi» abbia effettivamente danneggiato qualcuna delle imprese interessate all'appalto, secondo i legali del sindaco è tutto da dimostrare. -

Nessun commento:

Posta un commento