venerdì 16 giugno 2017

Compensi dei revisori degli

enti locali, l’interrogazione

del Sen. Mancuso.


da www.canalesicilia.it  

Bruno Mancuso

“Evitare di svilire la funzione di controllo e compromettere l’autonomia”.
Il Senatore Bruno Mancuso ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, dell’Economia e degli Affari regionali per chiedere di provvedere all’aggiornamento del decreto ministeriale 20 maggio 2005 relativo ai limiti massimi dei compensi dei revisori negli enti locali, individuando limiti minimi associati a quelli massimi già fissati per le singole categorie demografiche dei comuni, al fine di evitare di svilire la funzione di controllo, compromettere l’autonomia e mortificare il lavoro prestato dai revisori sorteggiati secondo le disposizioni di legge.
“L’organo di revisione economico-finanziario dei Comuni – sottolinea Mancuso – svolge funzioni fondamentali ai fini del rispetto degli equilibri di bilancio e della corretta gestione economico-finanziaria degli enti locali.
L’organo di revisione deve inoltre essere dotato, a cura dell’ente locale, dei mezzi necessari per lo svolgimento dei propri compiti, secondo quanto stabilito dallo statuto e dai regolamenti. I compensi dei componenti dei collegi vengono fissati, nel limite massimo, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia, in relazione alla classe demografica ed alle spese di funzionamento e di investimento dell’ente locale e gli importi sono determinati dall’ente locale con la stessa delibera di nomina dei revisori.
Molti consigli comunali – rileva Mancuso – hanno però avanzato proposte di riduzioni percentuali dei compensi o di inserimento di clausole di onnicomprensività della retribuzione, con l’esclusione del rimborso delle spese di viaggio. Inoltre, alcuni enti hanno previsto la gestione in forma associata dell’organo di revisione, creando una situazione di fatto in cui, a fronte di un duplice impegno dei revisori, viene corrisposta un’unica misura di remunerazione”. Sull’argomento sono state prodotte anche alcune pronunce delle Corti dei Conti regionali. -
Sen. Bruno Mancuso

Qui di seguito il testo dell’interrogazione:

Al Ministro dell’Interno
Al Ministro dell’Economia
Al Ministro degli Affari regionali

Premesso che
L’organo di revisione economico-finanziario dei Comuni è un soggetto che svolge funzioni fondamentali ai fini del rispetto degli equilibri di bilancio e della corretta gestione economico-finanziaria degli enti locali. In particolare, come stabilito dall’art. 239 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo n. 267/2000),all’organo di revisione sono attribuiti: poteri consultivi sugli strumenti di programmazione economico-finanziaria e sulle proposte di ricorso all’indebitamento; poteri di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente; la predisposizione della relazione sulla proposta di deliberazione consiliare di approvazione del rendiconto della gestione; il referto all’organo consiliare su gravi irregolarità di gestione, con contestuale denuncia ai competenti organi giurisdizionali ove si configurino ipotesi di responsabilità;
nella attività consultiva, il relativo giudizio di congruità, di coerenza e di attendibilità contabile delle previsioni di bilancio e dei programmi e progetti ha carattere di obbligatorietà; inoltre, l’organo consiliare è tenuto ad adottare i provvedimenti conseguenti o a motivare adeguatamente la mancata adozione delle misure proposte dall’organo di revisione;
con l’emanazione del decreto del Ministro dell’Interno n. 23 del 15 febbraio 2012 è stata data piena applicazione alla disposizione contenuta nell’art. 16, comma 25, del decreto legge n. 138/2011, il quale prevede che i revisori dei conti degli enti locali non devono più essere scelti dai Consigli comunali, ma vengono nominati mediante estrazione a sorte da un elenco nel quale possono essere inseriti, a richiesta, i soggetti iscritti nel registro dei revisori legali, nonché gli iscritti all’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
secondo le disposizioni del citato decreto legislativo, l’organo di revisione deve essere dotato, a cura dell’ente locale, dei mezzi necessari per lo svolgimento dei propri compiti, secondo quanto stabilito dallo statuto e dai regolamenti;
i compensi dei componenti dei collegi vengono fissati, nel limite massimo, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia, in relazione alla classe demografica ed alle spese di funzionamento e di investimento dell’ente locale e gli importi sono determinati dall’ente locale con la stessa delibera di nomina dei revisori. La normativa ministeriale di riferimento è stata adottata con Decreto del Ministro dell’interno del 20 maggio 2005, ma non si è proceduto ad alcun aggiornamento, come pure richiesto con cadenza triennale dall’art. 241 del decreto legislativo 267/2000.
Considerato che
poiché la normativa richiamata fissa un limite massimo dei compensi, ma non un limite minimo, a quanto risulta all’interrogante, molti consigli comunali hanno avanzato proposte di riduzioni percentuali dei compensi o di inserimento di clausole di onnicomprensività della retribuzione, con l’esclusione del rimborso delle spese di viaggio. Inoltre, alcuni enti hanno previsto la gestione in forma associata dell’organo di revisione, creando una situazione di fatto in cui, a fronte di un duplice impegno dei revisori, viene corrisposta un’unica misura di remunerazione;
la possibilità per gli enti locali di determinare senza alcuna soglia minima i compensi dei revisori comporta potenziali gravi disparità di trattamento economico a danno di quei componenti dei collegi nominati in comuni di grandi dimensioni, quindi chiamati ad una maggiore responsabilità in fase di controllo, che potrebbero percepire un compenso più basso rispetto a quello stabilito per comuni rientranti in fasce demografiche inferiori.
Rilevato che
con la deliberazione n.103/2017, la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Lombardia ha ritenuto che la fissazione di un limite massimo, che non si accompagni ad una simmetrica fissazione di un limite minimo rischia di non apparire più coerente con l’attuale sistema di nomina basato sul sorteggio, posto che l’ente potrebbe disattenderne di fatto gli obiettivi, stabilendo per il revisore sorteggiato un compenso non congruo rispetto all’impegno professionale richiesto, così da poter indurre quest’ultimo a rinunciare all’incarico a fronte del rischio di incorrere in responsabilità non compatibili con la remunerazione percepita;
la Corte dei conti sostiene, inoltre, che “la necessità di individuare un limite minimo risulta quindi imposta, non solo dall’esigenza di assicurare l’indipendenza all’Organo di revisione, ma anche da quella di ricondurre a razionalità un sistema che, viceversa, potrebbe prestarsi ad applicazioni distorsive, in spregio ai principi di rilevanza costituzionale di parità di trattamento e di adeguatezza della retribuzione alla quantità e qualità del lavoro svolto”. La fissazione di un limite minimo di “appare preferibile in riferimento ad un istituto, quale quello della revisione contabile degli enti locali, che appare sempre più attratto nella dimensione pubblicistica non solo per le funzioni esercitate, ma anche per il metodo di nomina, sottratto all’autonoma scelte dell’ente.”;
secondo i magistrati contabili, il limite minimo al compenso dei componenti dell’Organo di revisione degli enti locali potrebbe essere ragionevolmente individuato nel limite massimo della fascia demografica appena inferiore della griglia definita dal Decreto ministeriale del 20 maggio 2005;
anche la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per la Liguria, con deliberazione n. 95/2016/PAR, ha stabilito che la misura del compenso dev’essere, comunque, sempre adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione, anche alla luce di quanto previsto dall’art. 2233, comma 2, del codice civile;
la questione dei compensi dei revisori legali negli enti locali era stata già posta all’attenzione del Governo dall’interrogante con l’atto di sindacato ispettivo n. 4-06190, rimasto finora senza risposta.
Tutto ciò premesso, si chiede ai Ministri in indirizzo di sapere
se non ritengano opportuno attivarsi per proporre tutti i provvedimenti legislativi occorrenti al fine di:
colmare l’attuale lacuna normativa in materia di compensi dei revisori legali, individuando limiti minimi associati a quelli massimi già fissati per le singole categorie demografiche dei comuni, al fine di evitare di svilire la funzione di controllo, compromettere l’autonomia e mortificare il lavoro prestato dai revisori sorteggiati secondo le disposizioni di legge;
provvedere all’aggiornamento del decreto ministeriale 20 maggio 2005 relativo ai limiti massimi dei compensi dei revisori, richiesto con cadenza triennale dal decreto legislativo n. 267/2000 e tuttavia mai attuato. -
Sen. Mancuso

Nessun commento:

Posta un commento