sabato 17 giugno 2017

CARA MAESTRA –

A Brolo, Nunziatina Faustino

va in pensione e la festa al

palatenda è tutta per lei.





            

Una “festa a sorpresa”, ieri sera al palatenda. Sorrisi, foto, ricordi… tanto affetto. Per lei – la Maestra Nunziatina – oltre ai saluti e le parole d’encomio della dirigente scolastica e del sindaco, c’è stato il saluto dei colleghi e l’abbraccio di tanti bambini, anche quelli divenuti adulti, che non hanno voluto mancare all’appuntamento e che si sono sentiti rappresentati nel pensiero che diventa collettivo, di chi come Luca Scaffidi Militone, nel 1995 iniziava il suo percorso didattico proprio con lei. Ecco un sunto della sua lunga lettera letta con la “maestra” al suo fianco mentre l’intera platea si commuoveva.


 

Eccone alcuni passaggi.


So di interpretare la riflessione di tutti chiedendomi se si debba aspettare il momento di fine carriera per parlare alla nostra maestra di Scuola materna, a colei che nella nostra vita personale, familiare e sociale rappresenta una figura di riferimento, un cardine della memoria, della formazione e della crescita.
E mi rispondo che no, non è così.


Non è la ricorrenza che ci induce a parlare di te, a ricordarci di te, della scuola, dei compagni, dei bei giorni trascorsi insieme, come in una famiglia, come in un racconto lungo ben tre anni: un libro dalle pagine bellissime, delicate, ricche di memoria e di ricordi, di straordinarie esaltanti scoperte quotidiane, di meraviglia, di gioco, di affettività piena.
No, cara maestra, non è solo questa la circostanza che ci induce a raccontarti e a raccontarci.
Piuttosto sappi (e tu lo sai perché sei maestra e madre) che il tuo nome, i tuoi insegnamenti, i tuoi esempi e tutto quanto hai fatto per ognuno di noi torna spesso nei nostri racconti: in casa, con i genitori, con i parenti, con gli amici di ieri e di oggi, con gli amici di sempre. In casa nostra si è parlato di te e dell’importanza che il Maestro riveste nella crescita e nella formazione di un bambino; di come il suo ruolo e la sua figura possano incidere fortemente nella vita di un alunno, di una scolaresca, di una comunità come la Barbiana di Don Milani o come Brolo.

Hai lasciato un’impronta indelebile dentro di noi.

Don Milani si dedicò ai suoi alunni per elevarli culturalmente e umanamente, e così tu hai fatto con noi, organizzando una scuola aperta, accogliente e senza distinzione di provenienza, di condizioni di partenza.
Brolo non era Barbiana − non erano quei tempi né quella realtà nella quale, come diceva Don Milani, “bisognava essere schierati dalla parte dei più deboli, dei non tutelati da nessuno” − ma a Brolo come a Barbiana, come in qualunque altro luogo sulla faccia della Terra, bisogna avere una ardente volontà di incidere, di modificare la realtà soggettiva degli alunni e di conseguenza quella collettiva.


Bisogna essere di esempio, essere disponibili sul piano personale e professionale; pronti perfino a rischiare di andare contro corrente. Occorre sapersi rimboccare le maniche, e osare quando necessario; essere innovativi e creativi, a cominciare dalle piccole cose, per edificare le fondamenta dell’Essere. Ieri come oggi, cara maestra, per quanto le situazioni e la società cambino, rimane sempre di fondamentale importanza una scuola che coltiva e potenzia il valore dell’essere umano.
Tu hai saputo guardare negli occhi e dentro il cuore di ognuno di noi, hai saputo scrutare nei nostri timori e nelle nostre potenzialità, nei nostri sogni di bambini e nelle nostre aspettative.

 

E non ti scordiamo non solo per quello che ci hai insegnato, ma innanzitutto per come ce lo hai insegnato, per la tua forza carismatica unica.
Quello che più conta nella formazione di un bambino o di un giovane: non il contenuto del sapere ma la trasmissione dell’amore per il sapere. Il tuo metodo, il garbo, la competenza, la passione, unitamente alle doti di gentilezza e sensibilità, hanno costituito e costituiscono quel tuo Stile inconfondibile che è stato capace di fare vibrare il sapere che hai trasmesso ai tuoi allievi. Incontri che nella vita sono suscettibili davvero di avviare una felice interazione con la scuola e l’apprendimento, quindi sono fatali.


Nel nostro caso, quello con la Maestra Nunziatina è stato un incontro prezioso.
Ci hai stimolato ad essere responsabili, seri, collaborativi, protettivi con i più deboli, rispettosi dell’altrui libertà, e hai rappresentato un normale prolungamento perfino nel coltivare l’educazione affettiva ed emotiva, solitamente appannaggio esclusivo della famiglia, e più segnatamente, della famiglia attenta.


Ci hai aperto alla bellezza gioiosa dell’apprendimento, rendendocelo affascinante e attraente, praticato con lo stupore delle piccole cose di ogni giorno, svelate con semplicità, con quella amorevole cura che ha caratterizzato tutta la tua carriera scolastica.
Il tuo alto senso di responsabilità ci ha fatto capire che insegnare è un lavoro che non si sceglie per denaro né per fare carriera, ma per passione e per amore.
E semmai nella realtà italiana il ruolo dell’insegnante sia purtroppo talvolta svalutato, sappi che tu sei stata, professionalmente e umanamente, immensamente apprezzata nelle nostre famiglie.
Gratitudine, stima e affetto per te, cara Maestra Nunziatina, sono e saranno sempre sentimenti condivisi da noi tutti. -

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