Emblematica, per Emiliano, la situazione di Taranto, dove “la riunificazione del centrosinistra sta consentendo la vittoria”. A dati definitivi, poi, il presidente di Regione ha rincarato la dose: “Il modello Puglia deve rappresentare il futuro del centrosinistra italiano”. ‘Modello Puglia’: parole che non si sentivano dall’epoca in cui in Regione governava Vendola e il Pd era più che un alleato. I dati di Lecce e Taranto sembrano riproporre il quadro, sebbene in un momento storico del tutto diverso innanzitutto per la presenza del Movimento 5 Stelle, che – altro dato in controtendenza – in Puglia ha vinto tre ballottaggi su tre (Santeramo in Colle, Mottola e Canosa). Vedendolo dall’interno del Pd, inoltre, il risultato pugliese rafforza il modus operandi di Michele Emiliano e la sua posizione nel partito. A testimoniarlo, ancora una volta, sono le parole più che i numeri: “In Puglia il modello del Pd che si apre al civismo e alle forze più dinamiche della società ci fa vincere in tutti i grandi comuni. La Puglia è l’unica regione dove si vince ovunque” ha fatto sapere Domenico De Santis, vicepresidente nazionale del Partito democratico e, soprattutto, dirigente di Fronte Democratico, l’area Pd che fa riferimento a Michele Emiliano. Che, va sottolineato, ha avuto un ruolo determinante in alcune situazioni.

LECCE – 20 ANNI DOPO STEFANO, ECCO CARLO: IL CENTROSINISTRA VINCE CON SALVEMINI.

A Lecce, ad esempio, la differenza l’ha fatta la scelta di un ex assessore della giunta di Paolo Perrone, ex sindaco (di destra) più amato d’Italia: Alessandro Delli Noci (candidato Udc e Liste civiche, considerato molto vicino a Michele Emiliano) ha siglato un apparentamento ufficiale con Carlo Salvemini (consigliere comunale uscente, espressione di un movimento civico), di fatto decretandone la vittoria. I numeri: Salvemini ha trionfato col 54,7% dei consensi, contro il 45,2% del giornalista Mauro Giliberti (espressione di Direzione Italia, il partito di Raffaele Fitto). Risultato a sorpresa, specie alla luce di quanto accaduto al primo turno, quando il neo sindaco Salvemini si era fermato al 28,9% contro il 45,2% di Giliberti. Tradotto: il primo ha quasi raddoppiato i consensi, il secondo li ha confermati. Cosa è successo nel mezzo? La decisione di Delli Noci (16,9% l’11 giugno), che ha appoggiato Salvemini nelle more di un accordo che prevede per lui il ruolo di vicesindaco in un quadro amministrativo tutto da decifrare. Salvemini, infatti, non ha ottenuto la maggioranza dei seggi, con il rischio concreto di anatra zoppa in consiglio comunale. Resta il fatto che il centrosinistra è riuscito a vincere in un feudo dove da oltre 20 anni il centrodestra l’ha fatta da padrone, prima con l’ex ministro Adriana Poli Bortone e successivamente con Paolo Perrone. Il vero sconfitto di questo ballottaggio non è tanto il giornalista Mauro Giliberti, bensì chi lo ha candidato, ovvero Raffaele Fitto. Per l’ex presidente di Regione si tratta della seconda pessima notizia nell’ultima settimana, dopo che alcuni consiglieri regionali hanno abbandonato Direzione Italia per ritornare in Forza Italia. Un ritorno all’ovile. A proposito del passato che ritorna, poi, va ricordato che l’ultimo sindaco di centrosinistra delle storia di Lecce è stato nel 1997 il preside Stefano Salvemini, del Pds: il ‘sindaco gentiluomo’ era il padre del neo primo cittadino Carlo.
TARANTO – LA CITTA’ DELL’ILVA RESTA A SINISTRA CON L’IMPRENDITORE MELUCCI.

Appena un punto percentuale di vantaggio. Tanto è bastato all’imprenditore portuale Rinaldo Melucci (candidato del Pd e della grande coalizione di centrosinistra) per superare al ballottaggio Stefania Baldassari, direttrice del carcere (attualmente in aspettativa) e sostenuta da un cartello di liste civiche, da Forza Italia, Direzione Italia (che in questa competizione hanno assunto la denominazione di Forza Taranto e Direzione Taranto) e da alcuni pezzi del centrosinistra. Melucci ha portato a casa 26.913 preferenze (pari al 50,91%), contro 25.955 voti (49,09%). Anche in questo caso, come già accaduto a Lecce, il candidato sindaco del centrosinistra ha ribaltato il risultato del primo turno: l’11 giugno, infatti, Melucci aveva racimolato il 17,9% dei consensi, mentre Stefania Baldassari era in testa con il 22,2%. Melucci succede a Ippazio Stefàno, che è stato sindaco per due mandati consecutivi diventando, nel capoluogo ionico, il sindaco più longevo della storia repubblicana. La campagna elettorale è stata caratterizzata da feroci polemiche, colpi bassi e attacchi reciproci tra le due coalizioni attraverso i social network (anche attraverso la diffusione, non autorizzata, di audio e video, vignette e parodie). Baldassari nell’ultima settimana prima del voto ha rinunciato a qualunque confronto con il suo competitor. Melucci, invece, si è presentato al ballottaggio con una lista in più e con il ricompattamento di altre espressioni del centrosinistra, grazie anche all’intercessione del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. La città, ha dichiarato Melucci, “non può essere più periferia del sistema-paese. Lavoreremo da subito affinché Taranto riacquisti il ruolo che aveva in passato, che era un ruolo importante. E vogliamo pacificare questo territorio”. Baldassari, dal canto suo, ha detto che “in base al dato dell’affluenza Melucci non è il sindaco di Taranto, ma il sindaco del Pd”.

DA MARTINA FRANCA A MOLFETTA: LE ALTRE VITTORIE DEL PD.

Alla fine a Martina Franca (comune più popoloso della provincia di Taranto) sono stati determinanti 23 voti del primo turno e la conseguente guerra di carte bollate. È successo questo: l’11 giugno il candidato di centrodestra Eligio Pizzigallo è stato il più suffragato (32,78%), alle sue spalle – divisi da soli 23 voti – l’ex sindaco Franco Ancona (Pd, 29,84%) e l’altro candidato di centrodestra Pino Pulito (29,76%). Quest’ultimo, però, non ha accettato l’esclusione per 23 voti e ha presentato ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del pronunciamento della Commissione elettorale centrale, che a sua volta aveva riammesso Ancona al secondo turno attribuendogli 30 voti in più dopo la correzione del verbale del seggio numero 9 e il riconteggio delle schede delle 44 sezioni. Il 22 giugno il tribunale amministrativo regionale di Lecce ha dichiarato inammissibile il ricorso di Pulito, dando di fatto ad Ancona la possibilità di completare la personale rimonta su Pizzigallo: anche questa volta Ancona ha vinto sul filo di lana, precedendo il candidato di destra di appena 600 voti (51,4% contro 48,6%) e riprendendosi quella poltrona che gli era stata tolta nella primavera del 2016, quando due dissidenti del Pd abbandonarono la maggioranza e sancirono la caduta della giunta.
Molto meno problematica, invece, la riconferma di Tommaso Minervini, espressione del Pd e di alcune liste civiche nonché nome vicino al governatore Michele Emiliano. Dopo il 45,5% dei consensi racimolati al primo turno (16 i punti percentuali di vantaggio sulla candidata di centrodestra Isabella De Bari), il primo cittadino uscente è stato rieletto con il 57,06% dei voti contro il 42,9% della sua avversaria, appoggiata dal senatore Antonio Azzollini. Sconfitto a casa sua, ma consolatosi con il risultato nazionale della ‘sua’ Forza Italia. -