Risanamento e tagli alla spesa sono il mantra del governatore Rosario Crocetta e del suo assessore all’Economia Alessandro Baccei, sempre pronto a bacchettare chiunque metta in dubbio gli sforzi compiuti dal suo staff. Ora si scopre che se tagli ci sono stati per rimettere a posto il bilancio colabrodo certamente non hanno riguardato le spese di funzionamento della Regione. Quelle non sono state toccate. Anzi, sono aumentate.
Proprio così: a svelarlo non è qualche ardito analista, ma Baccei in persona. Dal rendiconto della Regione per il 2016, consultato da BlogSicilia, emerge una realtà che ai piani alti nessuno racconta. Ma che probabilmente farà storcere il muso ai giudici della Corte dei conti quando si ritroveranno il documento sulle scrivanie per il giudizio di parifica.
L’anno scorso la spesa per il funzionamento è cresciuta di 40 milioni e mezzo di euro, il 20,52% in più rispetto all’anno precedente. Con una inversione del trend ribassista che aveva caratterizzato gli ultimi quattro anni. Per Baccei a incidere sul rimbalzo sono stati i debiti fuori bilancio, pari a circa 40 milioni di euro: spese sostenute negli anni precedenti dalla Regione ma contabilizzate soltanto l’anno scorso. Senza quelli la spesa si sarebbe ridotta. Di quanto? Appena 67 mila euro. Ma aldilà dei tecnicismi, le tabelle, vergate dal governo, forniscono una fotografia che lascia poco all’interpretazione.
A fare impennare la spesa contribuiscono quasi tutte le macro-voci della macchina burocratica. L’impennata maggiore riguarda il capitolo delle spese più “politiche”, quelle di rappresentanza, relazioni pubbliche, convegni, mostre e pubblicità: sono balzate di ben il 135,51%, oltre 700 mila euro in più rispetto a due anni fa. Per le utenze, i servizi ausiliari e le spese di pulizia l’incremento è del 72,64%, ben 11,6 milioni in più. In rialzo del 45,7% (oltre 281mila euro) anche la spesa sostenuta per i gettoni di componenti di commissioni, comitati e consigli; mentre per la manutenzione ordinaria e le riparazioni la spesa è cresciuta del 39,18%, quasi un milione e mezzo in più. Per consulenze, studi e indagini ‘mamma Regione’ ha sborsato 72 mila euro (+15,14%) in più dell’anno precedente, altri 11 mila euro (+10,23%) per corsi di formazione. La voce ‘altre spese’, dove manca la specifica, è costata 27,4 milioni in più (+23,45%). Il paradosso è che a “calmierare” l’impennata è stata una delle voci per le quali probabilmente la Regione invece dovrebbe spendere di più per aumentare la produttività: mobili, macchinari e attrezzature. In questo caso la Regione ha speso quasi 190 mila euro in meno dell’anno precedente, con una riduzione del 90%. Piccoli tagli anche per i beni di consumo (-17mila euro, -1,3%) e per noleggi e locazioni (-713 mila euro, -1,29%). Del 10% è stata la riduzione (-208mila euro) per indennità di missioni e rimborsi spese.
Scorrendo i dati, si può parlare di un ritorno al passato. Nel 2016, la Regione infatti ha speso più di quanto aveva fatto tre anni prima: 238 milioni a fronte dei 234 milioni del 2013. Una inversione di tendenza: dal 2012 al 2015 la spesa per il funzionamento era stata ridotta di anno in anno: passando dai 274 milioni del 2012 ai 197 milioni del 2015. Tra il 2015 e il 2014, la riduzione era stata di 5 milioni di euro. Chi invece ha pagato il conto dei tagli è stato il personale della Regione: la spesa per i regionali è stata ridotta del 14%. In totale 216 milioni di euro in meno rispetto al 2015: da 1,5 miliardi a 1,29 miliardi. Alla voce stipendi il risparmio è stato di 55 milioni, 77 milioni in meno alla voce “pensione e altre indennità al personale in quiescenza” e 7 milioni meno per il trattamento accessorio. -