sabato 6 maggio 2017

SUICIDATE ATTILIO MANCA

Lorenzo Baldo presenta il suo

libro-denuncia a Brolo.

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IL LIBRO DI PRESENTATO ALLA “RITA ATRIA” DI BROLO Venerdì 12 maggio. Con l’autore anche Angela Manca, la madre dell’urogolo barcellonese, lo scrittore Luciano Armeli Iapichino, il sindaco di Brolo, Irene Ricciardello, la professoressa Nunziatina Lacchese è il giornalista Massimo Scaffidi.



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L’autore, Lorenzo Baldo.

Lorenzo Baldo (1970), giornalista pubblicista, vicedirettore di «Antimafia Duemila», da sedici anni è inviato a Palermo per il suo giornale. Ha collaborato con «L’Ora quotidiano» e «I Siciliani giovani». Insieme a Giorgio Bongiovanni ha scritto anche Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino (Aliberti), un libro-inchiesta sugli avvenimenti più salienti avvenuti tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, e sulla conseguente“trattativa” tra Stato e mafia.

IL LIBRO

Recensione

È il 12 febbraio 2004. A Viterbo, in un appartamento di via Monteverdi viene ritrovato il cadavere di Attilio Manca. Il corpo del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, che operava all’ospedale di Viterbo, è riverso trasversalmente sul piumone del letto, seminudo. A causarne la morte, come accertato dall’autopsia, l’effetto combinato di tre sostanze: alcolici, eroina e Diazepam. Sul suo braccio sinistro i segni di due iniezioni. Per la Procura di Viterbo non c’è dubbio, si è trattato di un suicidio. Ma Attilio Manca è un mancino puro. Non ha alcun motivo per suicidarsi. E, soprattutto, dietro a questa misteriosa vicenda si intravede l’ombra di Cosa nostra. Il giovane urologo, specializzato nella tecnica laparoscopica, potrebbe aver assistito all’intervento alla prostata al quale nel 2003 era stato sottoposto Bernardo Provenzano in una clinica di Marsiglia, o quanto meno potrebbe averlo visitato prima o dopo l’intervento. Sullo sfondo gli apparati deviati di uno Stato che non ha alcun interesse a fare luce su questa strana morte.
A dodici anni di distanza Fabio Repici e l’ex pm Antonio Ingroia, legali della famiglia Manca, vogliono un processo sulla base delle rivelazioni di boss come Giuseppe Setola e Carmelo D’Amico. Un lungo viaggio alla ricerca della verità.
Dall’intro…
Ogni vittima innocente delle mafie è stata per la sua famiglia, i suoi cari, la sua cerchia di affetti una perdita incolmabile. A maggior ragione se alla perdita si è aggiunto – come è accaduto spesso – il vuoto di verità e giustizia, o persino la calunnia e la diffamazione a
danno della vittima.
Mi riferisco a quelle vicende in cui non solo l’omicidio è rimasto impunito, ma è stato attribuito a una presunta seconda vita della persona, a un suo frequentare
mondi e situazioni distanti dal ruolo svolto in pubblico.
Rischiò di essere vittima di questa macchinazione don Peppe Diana, del quale qualcuno scrisse, a cadavere ancora caldo, che era stato ucciso per una “storia di donne”, salvo essere smascherato per uno al soldo
della stessa camorra che aveva assassinato don Peppe.
Ma penso anche a quelle vicende in cui un omicidio viene fatto passare, con fretta sospetta, come un suicidio, una conseguenza delle fragilità e delle debolezze della vittima.
È il rischio che tuttora incombe su Attilio Manca, di cui questo libro racconta la vicenda.
Non si può non restare sbalorditi di fronte alla meticolosa ricostruzione che ne fa Lorenzo Baldo.

L’autore riporta e analizza una grande quantità di documenti….

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