domenica 7 maggio 2017

Renzi padre padrone

tiene sotto pressione

i parlamentari del Pd.

Dopo le primarie Matteo torna a comandare: sostegno a Gentiloni e diktat quotidiani.

Dal podio della Convenzione nazionale Pd, nel suo primo intervento da segretario riconfermato dopo le trionfali primarie del 30 aprile, stamane Matteo Renzi benedirà il governo Gentiloni.



Altro che tensioni con Palazzo Chigi, venti di crisi e corsa al voto: «Il governo di Paolo Gentiloni ha il pieno sostegno del Pd, deve andare avanti e proseguire sulla strada delle riforme», sarà il succo del suo messaggio. Che serve a diradare le ombre sui rapporti con il premier causate ieri dai retroscena giornalistici, che raccontavano di un Renzi convinto che «un anno ancora così non lo reggiamo». E infatti ieri dal Pd è arrivata una secca smentita delle «ricostruzioni riconducibili esclusivamente alla fantasia» dei giornalisti.
Anche il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini rassicura: «Non credo sia utile discutere ogni giorno della scadenza della legislatura. Il governo ha il pieno sostegno del Partito democratico, ma l'obiettivo è fare le cose che servono all'Italia e agli italiani, non prolungare la legislatura». Ma al di là dei rapporti diplomatici con il governo, e delle rassicurazioni al governo (purché, appunto, «faccia le cose che servono»), il Renzi post-primarie ha tutte le intenzioni di riprendere in mano il gioco politico e di incalzare i parlamentari Pd da una parte e l'esecutivo dall'altra per ricominciare a dettare l'agenda, tenendo sotto costante pressione psicologica partito e gruppi parlamentari. I primi assaggi si sono avuti in questi giorni, con i capifila renziani alla Camera e al Senato svegliati in piena notte o all'alba dal segretario per dargli conto di «pasticci» legislativi o «errori di comunicazione»: dalla nota vicenda della legittima difesa a quella del comma sul telemarketing inserito nel decreto Concorrenza. Il clima è già da campagna elettorale - del resto si vota a giugno per le Amministrative - e al Nazareno si guardano con ansia i sondaggi. Che dopo le primarie hanno avuto un rimbalzo positivo «Il Pd torna primo partito, recupera quattro punti in un mese e ottiene il risultato più alto nelle intenzioni di voto da 11 mesi a questa parte», rivendica Michele Anzaldi, celebrando il sondaggio Ipsos che ieri dava il Pd al 30,4%. «Quando il Pd fa il Pd, sta lontano dalle polemiche ma vicino alla gente, si confronta col suo popolo sulle questioni concrete, allora non ce n'è per nessuno: siamo i più credibili».
Per «confrontarsi col suo popolo», Renzi ha aperto una consultazione via social network per chiedere «su quali temi dobbiamo lavorare di più». Sono arrivate migliaia di risposte, tasse e lavoro in testa. Oggi il segretario detterà la tabella di marcia dei prossimi mesi, e annuncerà la nuova squadra, a cominciare dal nuovo vicesegretario unico Maurizio Martina, mentre alla presidenza verrà confermato Matteo Orfini. I numeri usciti dalle primarie blindano la sua leadership: 700 delegati su 1.000 all'Assemblea nazionale sono della sua mozione, di cui 480 renziani di stretta osservanza. Oggi verrà anche eletta la nuova Direzione Pd, e anche lì la maggioranza renziana sarà schiacciante: 84 su 120, con 24 delegati per Andrea Orlando e solo 12 per Michele Emiliano. -

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