martedì 23 maggio 2017

OLIVERI: CIRANO E CIRANO GIOVANI CONTRO LA MAFIA.


Pubblicato il da Cirano

Il 23 maggio ricorre la strage di capaci, un attentato messo commesso da Cosa nostra, nel maggio 1992, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da  Palermo.

Quel giorno persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Mentre cosa nostra festeggiava la notizia, tutta l’Italia si sentì colpita al cuore e sconvolta si unì, come raramente accade, intorno alle istituzioni.

Ogni uomo si sentì offeso da quell’insulto gravissimo che offese la dignità nel tentativo di sopprimere le speranze di chi rifiuta la mafia e tutte le sue espressioni.

Ancora oggi, quegli uomini rappresentano un esempio per agenti e magistrati che nel loro nome e nel loro ricordo proseguono quel cammino iniziato da Falcone e Borsellino, quando il solo pensiero di rifiutare cosa nostra rappresentava un atto di estremo coraggio.

Quel sacrificio non è stato vano e ancora oggi in tutta la Sicilia, in occasione di questa data, si svolgono attività, in commemorazione della morte di questi eroi silenziosi.

Ciò che noi, con umiltà, possiamo fare è contribuire a mantenere vivo il loro ricordo, favorendo una convivenza civile, in cui rispetto, solidarietà e uguaglianza siano valori che rappresentano i pilastri di una intera esistenza.

Un po di storia.

Nacque in una famiglia benestante: il padre Arturo (1904-1976) era il direttore del laboratorio chimico di igiene e profilassi del comune di Palermo e la madre Luisa Bentivegna (1907-1982)era figlia di un noto ginecologo della stessa città. Aveva due sorelle maggiori: Anna (1934)e Maria (1936)

Il secondo nome di Giovanni, Salvatore, gli è stato dato in memoria dello zio materno Salvatore Bentivegna, tenente dei Bersaglieri morto sul Carso colpito da una granata.

Il 9 maggio 1943 si trasferirono dai parenti della madre a Corleone.

Falcone vinse il concorso ed entrò nella magistratura italiana nel 1964 e, in quello stesso anno, nella Basilica della Santissima Trinità del Cancelliere, sposò Rita Bonnici (che più volte ha frequentato Oliveri) maestra elementare.

Nel 1965, a soli 26 anni, svolge uno dei suoi primi casi di una persona morta in un incidente sul lavoro. A partire dal 1966 fu poi, per dodici anni al tribunale di Trapani, a poco a poco, nacque in lui la passione per il diritto penale.

Si racconta che una sera Paolo Borsellino disse a Giovanni Falcone, il suo grande amico di sempre, di avere preparato il discorso per la loro morte.

“Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello, quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero. Ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

“LA MAFIA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA”.

Movimento Cirano

Cirano Giovani

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