L’emendamento, a firma del relatore Mauro Guerra, dice che “Nella procedura di selezione pubblica internazionale” non si applichino i limiti previsti dalle norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze della P.a, che impediscono ai cittadini Ue di accedere a posti che implichino “esercizio diretto o indiretto dei poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale”. Ergo: i direttori possono restare. Un’intervento tempestivo, ma non del tutto. Il ministero dei Beni Culturali, in forza della sentenza del 24 maggio, ha subito designato altrettanti direttori supplenti. E a questo punto bisognerà vedere se avranno più diritto di restare i neo-nominati e o quelli rinominati per legge. Una legge appositamente riscritta, sette governi dopo. -