giovedì 11 maggio 2017

MESSINA: L'INTERVISTA A LUCARELLI.


Il "gladiatore" che ama il mare e ha conquistato campo e tifosi.


foto di Giovanni Isolino

L'ex capocannoniere della serie A ha portato i giallorossi alla salvezza. Amatissimo dai tifosi è stato per i calciatori di volta in volta allenatore, "sindacalista", presidente, fratello. ll "lupo solitario" che ha scelto di alloggiare a Torre Faro si racconta in quest'intervista a Tempostretto.


Giovedì, 11. Maggio 2017 - 0:19
Scritto da: Rosaria Brancato
Pubblicato da www.tempostretto.it

“Nel mondo del calcio c’è molta falsità, c’è troppa gente che recita. Noi non siamo così, nella nostra famiglia quest’amore per la verità lo abbiamo nel Dna, ce l’hanno insegnato i nostri genitori. Anche mio fratello Alessandro è così, ci mette sempre la faccia. Noi siamo sempre gli stessi, nel calcio come nella vita. Questo non vuol dire che le cose che dico sono la Bibbia, ci mancherebbe…. Ma c’è gente che ha perso la vita per difendere la nostra libertà di parola. Lo so, spesso mi dicono che sono un bastian contrario, ma non sarò mai un ipocrita, uno che recita una parte”.
La salvezza dell’Acr Messina sul campo ha un nome ed un cognome, Cristiano Lucarelli, un gladiatore di 41 anni che prima ancora di essere l’allenatore è stato un uomo, il “condottiero” che ha guidato la squadra nei momenti più duri e il leader al quale i tifosi hanno affidato cuore, bandiera e speranze ridotte al lumicino. Lo ha fatto senza ipocrisie e senza barattare il suo destino personale con quello della squadra.
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“C’è stato un momento in cui ho vacillato- racconta mentre chiacchieriamo al San Filippo alla fine di questa lunga traversata nel deserto per il Messina- Ma è stato un attimo, prima della partita contro la Juve Stabia, mancava tutto, i soldi, le speranze, persino l’acqua naturale, oltre quella calda nelle docce. Mi son detto, ma chi te lo fa fare. E’ stato l’amore dei tifosi che mi ha dato la forza”.
Le scelte della sua carriera Lucarelli le ha fatte sempre col cuore rinunciando spesso alle cifre che il mondo del calcio riserva ai suoi figli più bravi, le ha fatte mettendo anche a volte in secondo piano le legittime ambizioni del campione. Ma seguendo il cuore ha sempre vinto. Dalla sua Livorno in poi, ripagato dai risultati in campo e dall’affetto dei tifosi che in lui hanno sempre visto prima l’uomo e poi il calciatore.
Anche Messina è stata una scelta di cuore e non tanto ad ottobre, quando ha attraversato lo Stretto, ma nei mesi successivi, quando la ragione lo avrebbe dovuto portare verso lidi più sicuri e invece è rimasto in trincea alla guida di un drappello in balìa di eventi e burrasche.
Il cuore ad ottobre lo ha portato in un’altra città di mare e non a caso ha scelto di abitare a Torre Faro.
“ Sono un lupo solitario ed amo il mare. Girando in cerca di un’abitazione sono passato da Torre Faro e mi sono subito innamorato del posto. Il mare mi dà il modo di riflettere, mi accende i pensieri. Mi rilassa passeggiare in riva al mare”.
Lucarelli non ha portato con sé la moglie Susanna e i due figli Mattia e Alisa per una precisa scelta da professionista serio e rigoroso: “Il calciatore ha bisogno della famiglia accanto. L’allenatore ha alcuni doveri, deve essere il primo ad arrivare all’allenamento e l’ultimo ad andarsene, deve preparare le partite, studiare gli avversari. Io trascorro molto tempo a guardare i video degli avversari. Avrei sottratto tempo alla mia famiglia e non sarebbe stato corretto. Certo, poi i miei figli iniziano a farsi grandi, c’è la fidanzatina, il fidanzatino….Non sarebbe stato facile farli allontanare”.
A fine partita prende l’aereo, la domenica sera per poi rientrare il martedì e trascorrere ogni momento libero con loro. Poi c’è la chat di famiglia, un modo per essere sempre uniti anche a distanza.
“Un po' mi spiace, avrei voluto essere più presente, dico fisicamente. Quando fai il calciatore questo non è sempre possibile. Avrei voluto fare di più. Non solo con i miei figli, ma con la mia famiglia. Ho una sorella più piccola di me di 16 anni, quando ho iniziato la mia carriera da calciatore lei aveva 1 anno. Mi è mancato questo tipo di rapporto. Ecco, a volte vorrei aver fatto di più”.
Una famiglia innamorata del calcio e consapevole dei doveri che chi opera come professionista deve seguire. Alla vigilia della partita contro l’Akragas la madre ha dovuto subire un intervento chirurgico ma è stata lei stessa a dirgli: “prima fa il tuo dovere in campo e poi vieni qui. Sapeva che stavamo attraversando una fase delicata e non avrei potuto lasciare la squadra. Poi son andato subito da lei. Noi siamo gente di stadio. Prima c’è il dovere. Non è vero che il calcio è uno sport come un altro. Il calcio è l’unico sport che ha una straordinaria capacità di aggregare, unire le persone”.
Il figlio gioca nel Pontedera, di anni ne son passati da quando, nell’estate di molti anni fa la famiglia Lucarelli, in vacanza alle Maldive, guardò in faccia la tragedia: lo tsunami. E in quell’occasione il Lucarelli che non arretra ha preso ispirazione dal Benigni del film La vita è bella ed ai bimbi ha raccontato che gli animatori avevano inventato un gioco da fare tutti insieme. “Ci siamo buttati tutti in piscina. Abbiamo visto la morte. E’ stato terribile ma i bambini non hanno capito”.





Non arretrare ma trovare le parole adatte per cambiare la situazione. In fondo è anche quello che ha fatto con i suoi, quando i contatti con Proto c’erano ma nessuno poteva dire se davvero la trattativa sarebbe andata avanti o meno. Ci sono stati giorni in cui i calciatori non sapevano neanche se avrebbero potuto giocare la partita successiva.
“Ai miei ragazzi ho detto che tutta Italia ci stava guardando.Siamo diventati una cooperativa per stupire. Hanno indossato la maglia della sfida. E’ stato un lungo periodo difficile. Per loro son dovuto essere allenatore, presidente, fratello, padre”.
E ogni tanto capitavano anche le liti, quei “20 secondi” come li chiama lui, perché “se sei leale ti difendo fino alla fine, ma se mi prendi in giro ti appendo allo spogliatoio”.
Se gli chiedo quale ricordò resterà nel cuore non ha dubbi: “ La protesta al cantiere di Stracuzzi. Lì ho capito che ci saremmo salvati, i ragazzi hanno preso il mano il loro destino, si sono ribellati ad un destino che dipendeva da decisioni prese da altri. La cosa straordinaria è stata che dopo la pubblicazione di un video in diretta su Facebook man mano che i tifosi lo guardavano ci raggiungevano al cantiere e protestavano insieme a noi”.
Sono questi i ricordi che restano quando sono lontani anni luce i campi di serie A, gli ingaggi da favola e i riflettori della Rai. E lui i calciatori che non superano gli stipendi da 1.300 euro e fanno i conti con l’acqua fredda li ha sempre difesi. Lui, che per giocare nella sua Livorno è sceso di categoria e ha rinunciato ad una bella cifra (ci ha scritto il libro “Tenetevi il miliardo”).
“Io sono felice di quello che faccio. Bisogna essere felici di quel che si fa. Me l’ha insegnato mio padre. Dice: meglio un bicchiere di Tavernello con il sorriso che un calice di champagne senza sorriso”.
A Torre Faro lo coccolano. E se all’inizio faceva la spola per pranzo con Rosso Pomodoro adesso ha trovato a Torre Faro un pescivendolo ed un fruttivendolo e cucina da solo “sono andato via da casa a 16 anni…. Me la cavo in cucina…”.
Ha conquistato il cuore e la fiducia dei messinesi, come quel tifoso che un giorno gli ha detto: “dovremmo avere un sindaco che fa per Messina quello che hai fatto tu per il Messina”.
So che i lettori adesso vorrebbero sapere se Lucarelli resterà a Messina, ma in fondo basta leggere tra le righe dell’intervista e tra le pieghe della sua carriera per trovare la risposta. -
Rosaria Brancato

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