giovedì 11 maggio 2017

Maria Elena resta sola e

attacca "La misura è

colma, denuncio".


La sottosegretaria ostenta serenità ma non incassa la solidarietà dei big. E per difendersi assume la Severino.

Sempre più accerchiata, sempre più sola. La sorpresa di Maria Elena, oramai sempre più Maria Etruria, è una mezza sorpresa, in realtà.


Ha dovuto accettare il piano «B» di difesa, che prevede il tentativo mediatico di «tener basso» lo scandalo relegandolo al solito scontro con i Cinquestelle, a battaglia velenosa di miasmi incontrollabili. Rai in prima linea.

Eppure stavolta non è facile farla passare così liscia, e non soltanto perché tutte le opposizioni comprendono la debolezza estrema dell’ancella prediletta di Matteo Renzi, in pratica la «numero due», ruolo strappato con le unghie e coi denti, in particolare nel governo Gentiloni. Ma il segretario del Pd sa bene - anche Maria Elena lo sa -, quanto la contiguità sia nociva. Fin quando sarà possibile, non deve trascinare Sansone nel baratro dei filistei. Così Sansone, fino a ieri sera tardi, ancora taceva.

Così come tacevano, tramortiti, molti dei corifei del Nazareno e persino il premier Gentiloni, in attesa di «disposizioni». Ridimensionare, sopire, sminuire, non strepitare e dimenarsi mentre ti sta venendo addosso la valanga: regola di sopravvivenza.

Le voci a difesa della super-sottosegretaria alla Presidenza erano formali, di qualità «medio-bassa»: un ex segretario passato tra i fedelissimi di Renzi e grande esperto in acquisizioni bancarie, come Piero Fassino («il caso è panna montata, credo alla Boschi»); il capo dei deputati alla Camera, Ettore Rosato («bufala montata da M5S per nascondere le sue disgrazie»); il pasdaràn dei renziani al Senato, Andrea Marcucci («Lega e M5S sono avvoltoi che vogliono coprire le loro difficoltà»).

Assai risibile la «presa» degli argomenti a favore della Boschi - fiducia nella persona e smentita di Unicredit -, considerato che c’è un libro appena dato alle stampe da uno dei più autorevoli giornalisti italiani, il quale si dice «tranquillissimo» delle proprie fonti e non vede l’ora che la Boschi lo quereli. Nonché che una delle fonti (Ghizzoni, ex ad) è nota e può essere audita anche dal Parlamento.

Semmai ci sarebbe da chiedersi se davvero questo passaggio clamoroso del libro sia passato inosservato e tenuto segreto, in tutti questi mesi. Per questo è lecito ritenere che la «bomba» fosse attesa, la linea difensiva pianificata e si potrebbe leggere l’intera azione della Boschi, in questi mesi, attraverso questa lente.

La sottosegretaria, intanto, ha fatto di tutto affinché non sembrasse molto turbata dalla vicenda.

Ha partecipato alla presentazione di un libro sui rischi idrogeologici e, su Facebook, s’è occupata addirittura del primo anniversario (cade oggi) della legge sulle unioni civili. La difesa ufficiale, invece, è stata affidata a una conferenza stampa e a una successiva nota ufficiale di Palazzo Chigi (cosa non piaciuta per niente ad alcuni dei ministri del governo).

La Boschi si dice pronta a querelare, e ha affidato agli avvocati Paola Severino e Vincenzo Zeno Zencovich l’incarico. Le rivelazioni su Banca Etruria sono «presunte» e le conseguenti ricostruzioni «frammentarie e fuorvianti». Ma la frase scelta con cura, che ha dominato le titolazioni sul caso in tivù e sul web, vuol dare piuttosto l’idea che Maria Elena sia spazientita. «Ho già chiarito in Parlamento, la misura è colma». Novella Maria Antonietta di Francia, Maria Etruria si adonta e non ha capito la portata del caso: «drammaticamente politico», come diceva Stefano Parisi.

Al punto che il sindaco di Milano, Beppe Sala, conoscendo de Bortoli, trovava «difficilissimo» avventurarsi in commenti. «Speriamo che da parte della Boschi ci sia chiarezza, perché non va bene lasciare queste chiacchiere in giro. De Bortoli ha citato nomi e cognomi...» Chi può davvero sapere le cose sono solo i diretti interessati, aggiungeva. Test della verità di estremo interesse. -


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