giovedì 25 maggio 2017

Manchester: Una rete dietro

al kamikaze, altri 2 arresti.

Stesso esplosivo Parigi

e Bruxelles.

Mille soldati a Londra, presidiata Downing Street. Si segue la pista libica. Abedi a Dusseldorf quattro giorni prima dell'attentato.




di Alessandro Logroscino LONDRA
News


Intanto - riferisce il Guardian - altre due persone sono state arrestate in connessione con l'attentato di Manchester, portando così il totale a 8 fermi. E dalle indagini, secondo quanto afferma l'intelligenge di Berlino citata da Sky News, emerge che Salman Abedi era a Dusseldorf quattro giorni prima dell'attacco.
E' caccia all'uomo - dunque - per provare a smascherare la rete di complicità attorno al kamikaze Salman Abedi: il 22enne, che con un fratello avrebbe giurato fedeltà all'Isis, fattosi saltare in aria lunedì sera fra le famiglie (ragazzi, bambini, genitori) reduci dal concerto della pop star Ariana Grande, trucidando almeno 22 esseri umani.

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Le indagini lasciano ormai pochi spazi a dubbi. Questa volta nessuno crede al lupo solitario di turno. Salman, figlio di rifugiati libici anti-Gheddafi sbarcati nel Regno Unito negli anni '90 e nel frattempo tornati in patria, non è stato che una pedina, a quanto pare. L'ordigno che s'era caricato nello zaino con il quale si è fatto poi esplodere era abbastanza sofisticato da escludere che possa aver fatto tutto da solo.
Il New York Times ha anche pubblicato immagini raccolte sul luogo dell'esplosione a Manchester da cui si evince che l'attentatore ha utilizzato un ordigno rudimentale ma potente con esplosivo trasportato in un barattolo di metallo, nascosto o in una maglietta nera oppure in uno zainetto blu di marca Karrimor e probabilmente attivato tramite un piccolo detonatore tenuto nella mano sinistra. Si tratta di informazioni preliminari raccolte dalle autorità britanniche, scrive il New York Times.

Una foto di Salman El Abedi, autore della strage.


Di qui la convinzione che esista almeno una cellula, che questa sia ancora attiva e disponga come minimo di uno specialista. Una convinzione che ha spinto il governo di Londra, e il comitato di emergenza Cobra riunito due volte in poche ore dalla premier Theresa May, a portare l'allerta nel Paese al livello 'critico': il più alto nella scala delle minacce, proclamato solo due volte in passato, l'ultima 10 anni fa. Significa che un possibile nuovo attacco viene considerato imminente, come ha confermato la ministra dell'Interno, Amber Rudd, pur parlando di "progressi nelle indagini".
Intanto, a Londra e altrove, vari luoghi sensibili sono stati di fatto militarizzati, cosa quasi senza precedenti, inusitata, sull'isola. Alle centinaia di poliziotti armati in più, si sono aggiunti circa mille soldati schierati nella sola capitale: dove Buckingham Palace ha sospeso a malincuore la tradizione secolare del cambio della guardia a scopo precauzionale e il Chelsea di Roman Abramovich e Antonio Conte ha dovuto rinunciare alla sua 'parata della vittoria'. A confermare le tensioni, la polemica - rientrata dopo un mea culpa di Washington - sulle fughe di notizie fatte trapelare sui media da fonti dell'intelligence Usa: divenuta ormai fin troppo ciarliera per i gusti degli alleati britannici. Mentre gli arresti di potenziali complici o fiancheggiatori compiuti nel Regno sono saliti a sei totali, ultimo dei quali una donna arrestata in serata nel nord di Manchester. Le ricerche puntano in primis al presunto 'artificiere' che si sospetta abbia confezionato la bomba. Ma il capo della Greater Manchester Police, Ian Hopkins, che nella città del nord dell'Inghilterra ha coordinato nelle ultime ore un paio di blitz delle teste di cuoio, ha tenuto a precisare che nel mirino c'è un intero "network". Un network che affonda le sue radici in Libia, a quanto è dato capire. In quel caos del dopo Gheddafi che proprio i bombardamenti della Gran Bretagna (di David Cameron) e della Francia (di Nicolas Sarkozy) hanno contribuito a creare sei anni fa. E' nel Paese nordafricano che del resto e' stato arrestato un secondo fratello di Salman Abedi (Hassan), dopo che il primo (Ismail) era stato catturato ieri a Manchester. Fermato pure il padre Ramadam.
Hassan è sospettato di aver pianificato un altro attentato in terra libica e, a dar credito a quanto rimbalza da Tripoli, avrebbe confessato di aver "giurato fedeltà all'Isis" con Salman, anche se lo avrebbe poi smentito in un successivo interrogatorio. Scavando nell'album di famiglia si scopre che Salman era già noto non solo agli 007 britannici, ma pure ad americani e francesi, ai quali ultimi risulta avesse viaggiato di recente in Siria, oltre che in Libia. Di rapporti con l'Isis parla d'altronde anche Tripoli, mentre SkyNews rivela frequentazioni passate con un nucleo di adepti del Califfato a Manchester, in particolare con Raphael Hostey, originario del medesimo quartiere e indicato prima d'essere ucciso in Siria come uno dei reclutatori dello 'Stato islamico' nel Regno Unito. Anche se il collegamento familiare più evidente degli Abedi sembra con la galassia di Al Qaida. Il solito quadretto di vicini e sedicenti amici che ricordano Salman come "un ragazzo normale", radicalizzatosi un po' all'improvviso, in ogni modo non regge. I legami con la moschea di West Didsbury sono accertati, come quelli della madre e d'una sorella. E così i contatti non certo occasionali della parte maschile con ambienti ultrà. Ramadam Abedi sarebbe legato da tempo a un gruppo, il Libyan Islamic Fighting Group, o Al-Jama'a al-Islamiyyah al-Muqatilah bi-Libya, fusosi sotto la guida del qaedista Abd al-Muhsin Al-Libi con milizie islamiche cooptate nella cosiddetta 'primavera araba' e nella guerra civile libica. Prima di essere sdoganato dagli Usa nell'era dell'amministrazione Obama e assorbito nelle attuali forze di difesa libiche del governo di coalizione. Governo che nega oggi sdegnato d'aver affidato, come scrive l'Ap, un qualche incarico recente ad Abedi senior. Ma pare imbarazzato. (ANSA)

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