venerdì 5 maggio 2017

Legittima difesa, errore nel

testo. Renzi e Grasso:

cambio in Senato.

Il nuovo testo inciampa sul lessico e sulla congiunzione "ovvero". Anche la base del Pd non ci sta. Renzi: "Si cambi in Senato".

Non si placa la polemica sul testo sulla legittima difesa approvato ieri alla Camera dei Deputati.



Se la Lega Nord insorge e Forza Italia è scettica, anche Matteo Renzi esprime i propri dubbi.

"Caro Alessandro, capisco la tua considerazione. Da parte mia inviterò i senatori a valutare di correggere la legge nella parte in cui risulta meno chiara e logica, visto che io per primo - leggendo il testo - ho avuto e ho molti dubbi", ha detto l'ex premier. Laconico il commento del presidente del Senato Pietro Grasso: "Diciamo meno male che c'è il Senato, se dobbiamo intervenire su questo tema. Staremo a vedere le proposte di ulteriori modifiche".

Diverso il giudizio di Angelino Alfano, secondo cui l'approvazione alla Camera delle nuove norme sulla legittima difesa "rappresenta per Alternativa popolare un successo politico e fornisce una risposta alla domanda di sicurezza che viene dall'opinione pubblica. Al Senato ci impegniamo fin d'ora a migliorare il testo, per tenere anche fede all'alleanza di scopo con Idv che su questo tema sensibile ha raccolto le firme di due milioni di cittadini. Non abbiamo accettato la logica di una legge pur che sia e abbiamo fatto prevalere il buon senso per non lasciare il Paese al vociare inconcludente degli estremisti. Basterebbe leggere la norma per capire che vale a mezzanotte come a mezzogiorno. Il resto sono strumentalizzazioni. La sicurezza è una priorità".

Alla bagarre politica si aggiunge poi un errore lessicale nel nuovo testo di legge dovuto alla congiunzione "ovvero", usata per tre volte. Se per la lingua italiana può avere diverse accezioni, in termini giuridici ne ha una solo, cioè quella disgiuntiva per separare parole o concetti che sono alternativi tra loro. La frase incrimanta è questa: "...la reazione ad un'aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell'introduzione nei luoghi con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno".

"Non servirebbe togliere la parola 'notte', ma se è l'elemento per cui si deve fare una campagna elettorale contro, allora la togliamo" dalla legge sulla legittima difesa. Lo ha detto David Ermini (Pd), relatore del provvedimento alla Camera, aggiungendo: "Come giustamente mi ha detto Renzi, la percezione dei cittadini deve essere di completa sicurezza e quindi dobbiamo essere disponibili a correggere il testo". (ANSA)


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