Ma sul sistema alla tedesca il partito di maggioranza relativa si volta ed è solo. Anzi, è il contrario: per una volta le parti sono ribaltate perché è il Pd a dire no a una proposta, il “vizio” che di solito Matteo Renzi imputa ai Cinquestelle. Appena ieri M5s e Forza Italia avevano infatti indicato la strada più facile: prendere l’Italicum modificato dalla Consulta (quello che i Cinquestelle chiamano Legalicum) e applicarlo anche al Senato. Magari con qualche correzione: l’eliminazione dei capilista bloccati come chiedono i fuoriusciti bersaniani o l’abbassamento della soglia per ottenere il premio di maggioranza alla prima lista (si era detto dal 40 al 37 per cento), come chiede Luigi Di Maio. La soluzione più semplice per trovare un’intesa, ma anche quella che produrrebbe un Parlamento senza maggioranza perché è un sistema proporzionale, sia pure con un premio di maggioranza.
Poiché la discussione sulla legge elettorale finora è andata alla grande (zero risultati in 4 mesi di incontri alla Camera), ci si è messa anche Forza Italia che subito dopo aver sostenuto l’Italicum uscito dalla Corte Costituzionale si è spaccata su tutto, a partire dal quotidiano duello rusticano tra il capogruppo alla Camera Renato Brunetta (che diceva proporzionale) e il capogruppo al Senato Paolo Romani (che diceva maggioritario). Tenzone risolta da Silvio Berlusconi che, da vecchio sostenitore del bipolarismo e del “vincitore certo”, ha riunito la dirigenza di Forza Italia e ha deciso che il nuovo sistema elettorale dovrebbe avere due caratteristiche: essere proporzionale e non avere le preferenze. Tradotto: il Porcellum 2, il ritorno.
Il presidente della commissione Andrea Mazziotti, che farà da relatore e che ha rinviato già tre volte la presentazione di un testo-base perché i partiti non riuscivano a esprimersi, appare sull’orlo di una crisi di nervi e i colleghi apprezzeranno se ancora non ha deciso di lasciare il Paese. Promette che il testo-base sarà presentato stasera, ma è abituato a promettere le cose che poi i partiti gli fanno saltare. Fissato per martedì, invece, il termine per la presentazione degli emendamenti e per il 16 il voto in commissione del testo-base. Confermato anche l’approdo in Aula del testo che dovrà uscire dalla commissione: sarà il 29 maggio, anche se anche questa volta non ci crede nessuno. Mazziotti fa gli scongiuri: “Nessuno ha chiesto di modificare la data del 29. Come sempre andiamo per gradi”.
Dopo aver buttato oltre 4 mesi, i partiti dunque si ritrovano al punto di partenza. E quindi il presidente Mazziotti unisce le mani in preghiera: “L’unica cosa da fare ora è avviare la discussione con un testo base: siamo in una situazione in cui occorre trovare una posizione ragionevole e poi esaminare gli emendamenti”. -