domenica 7 maggio 2017

L'assemblea Pd incorona

Renzi, forti quando non

litighiamo.

Sondaggi spingono pasdaran del voto; dubbi di Orlando su Orfini.




di Cristina Ferrulli ROMA
News


Ma il suo appello all'unità interna rischia di essere subito azzoppato: Andrea Orlando ha dubbi sulla riconferma di Matteo Orfini alla presidenza perchè la vede come una scelta unilaterale e non condivisa del segretario. Quanti si aspettano che Renzi sciolga alcuni nodi contingenti, come l'empasse sulla legge elettorale, rimarranno delusi. Per tracciare il 'nuovo inizio' della sua segreteria, l'ex premier eviterà di impantanarsi in temi che considera politichesi e lontani anni luce dai bisogni delle persone.
L'ex premier si rivolgerà alla "grande comunità" del Pd per chiamarla ad "un'occasione strepitosa": andare tra la gente e parlare dei problemi quotidiani, il lavoro, la casa, la scuola. E spiegare il lavoro del Pd al governo e in Parlamento "perchè se una cosa abbiamo sbagliato nei mille giorni - sostiene Renzi - è che le nostre riforme sono sembrate calate dall'alto". Un errore che il leader vuole evitare di ripetere, come dimostra la marcia indietro sulla legittima difesa dopo le critiche e le ironie sui social. E' chiaro che l'obiettivo della campagna renziana è far trovare il Pd pronto, quando si andrà al voto, a sconfiggere "i populisti". "L'alternativa al populismo è il popolo", dirà l'ex premier ai delegati nel giorno della grande sfida francese, nella quale Renzi vede nella vittoria di Macron un alleato prezioso per cambiare l'Europa. Un discorso, insomma, "concreto e lontano dalle polemiche quotidiane", secondo chi ha avuto modo di leggere l'intervento del ri-segretario. Che rifletterà le priorità dei prossimi mesi di Renzi, molto concentrato, anche attraverso la piattaforma Bob, a sfidare quelli che considera gli unici rivali alle politiche: M5S. Una battaglia 'uno contro uno' anche secondo i sondaggi: gli ultimi danno il Pd in crescita rispetto alle settimane della scissione e del caso Consip. "Primarie condivise e incapacità assoluta M5S di amministrare le città fanno crescere il Pd, oggi primo partito", esulta Ettore Rosato.
L'unità del partito, dopo l'addio di Bersani e D'Alema, è l'auspicio di Renzi. "Per me non c'è maggioranza e minoranza, c'è solo il Pd", sarà la mano tesa del leader ad Andrea Orlando e Michele Emiliano. Ma sugli assetti interni si rischia la prima frattura: non tanto nella scelta di Maurizio Martina vicesegretario - sembra confermato anche Lorenzo Guerini - ma sulla riconferma di Matteo Orfini alla presidenza. "E' un passo indietro rispetto alla scelta compiuta nella prima segreteria, ci vorrebbe un presidente di garanzia", sostiene il Guardasigilli che, secondo le percentuali delle primarie, avrà 212 delegati in assemblea. Dubbi che potrebbero spingere il Guardasigilli ad astenersi sulle nomine interne mentre Michele Emiliano, che oggi ha battezzato la nuova corrente 'Fronte Democratico', potrebbe dare fiducia al segretario. "Ci auguriamo che il Pd cominci con il piede giusto. Attendiamo la relazione del segretario all'assemblea, per capire se le cose sono davvero cambiate", sostiene il governatore pugliese. (ANSA)

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