lunedì 22 maggio 2017

Il Pd spiazzato e indeciso è

tentato dall'accordo con Fi.

La proposta di un modello tedesco intriga i democratici Renzi spinge il Rosatellum ma ora si fa attendista.

La risposta ufficiale del Pd alle avance di Silvio Berlusconi («Legge proporzionale e andiamo a votare in autunno») viene affidata al ministro Maurizio Martina.



Ed è alquanto vaga: «Se quella di Berlusconi è un'apertura vera, il Partito democratico sarà pronto a un confronto serio, non solo con Forza Italia ma con tutte le forze politiche, per dare agli italiani una legge di stampo europeo», recita il comunicato del vicesegretario dem di fresca nomina.
Non si dice di no, ma non si dice neppure di sì: si resta a guardare, in attesa di vedere le reazioni delle altre forze politiche. Certo, Renzi non ha mai nascosto di considerare auspicabile l'ipotesi di elezioni a fine settembre, in concomitanza con quelle tedesche. Anche perché, spiegano i suoi, «serve un governo forte e legittimato dal voto che sieda al tavolo con Merkel e Macron, quando subito dopo il voto tedesco si inizierà a ragionare sul prossimo futuro dell'Unione». E, allo stesso modo, serve un governo «forte e legittimato» per trattare con l'Europa sulla prossima legge di stabilità. Insomma, Renzi non ha mai accantonato l'idea. Ma i tempi sono strettissimi: per votare in autunno, la legge elettorale dovrebbe essere approvata entro la pausa estiva da entrambe le Camere.
«Noi ora restiamo fermi sul Rosatellum. Fermissimi. E vediamo cosa hanno da dire gli altri: lasciamo che scoprano le loro carte», è l'input che Matteo Renzi dà al suo partito. Il sistema elettorale messo sul tavolo dal Pd, metà uninominale maggioritario e metà proporzionale, a Montecitorio ha i numeri per essere approvato, visto l'assenso della Lega e di altri gruppi, e il benestare di Giuliano Pisapia che vede di buon occhio la possibilità di stringere alleanze di collegio col Pd (prospettiva che invece terrorizza i vari Bersani e D'Alema, che difficilmente sarebbero presi a bordo). Ma spaventa sia Berlusconi, che rischia di essere prosciugato dalla Lega, che i Cinque Stelle («È contro di noi», strilla Grillo). E al Senato ci potranno essere serie difficoltà per approvarlo, vista anche l'ostilità conclamata del presidente Grasso nei confronti del Pd. A quel punto, dunque, una mediazione con Forza Italia potrebbe rivelarsi indispensabile, e nel Pd c'è chi spiega che, se Berlusconi vuole un «vero tedesco» (a questo, spiegano, si riferisce la formula «di stampo europeo» usato da Martina), con soglie di sbarramento alte e garanzie di governabilità, il Pd è disposto a discuterne. Tanto più che, è la convinzione renziana, «un vero tedesco può mettere d'accordo dalla sinistra fino a Salvini, e persino i grillini atterriti dal Rosatellum». E una volta approvata una legge elettorale ampiamente condivisa, al Quirinale resterebbero pochi argomenti per tenere ancora in piedi la legislatura. -

Nessun commento:

Posta un commento