venerdì 12 maggio 2017

Il governo non parla ma

tratta in Parlamento

per salvare la Boschi.

Voci di concessioni sulla legge elettorale in cambio di una linea soft sull'ex ministro.


Come chiare, fresche et dolci acque. Trasparenti pupille che sanno illuminarsi o abbassarsi fino alla cupezza dell'oscurità.



Sanno mentire: come fu per l'addio alla politica in caso di sconfitta al referendum. Se vogliamo, il problema è che ancora nessuno del Pd ha capito come resistere a una malìa del genere, che animo racchiude e nulla traspare.

Due ore di fitti colloqui al Nazareno - la cabina di regia che di fatto da ieri commissaria il governo Gentiloni -, non sono serviti a diradare l'ennesimo intreccio radicato tra Arno e Laterina. Tra Matteo Renzi e la sua prima vestale, Maria Elena Boschi. L'agenda era piena, ed è stata sciorinata dalla sottosegretaria sotto lo sguardo vigile del Capo. Attorno al tavolo, i capigruppo Zanda e Rosato, la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Finocchiaro. Ddl Concorrenza, riforma del processo penale, elezione di un giudice della Consulta, legge elettorale. Ed è stato proprio quest'ultimo argomento ad aggrovigliarsi con il caso Etruria che scuote dalle fondamenta Pd e maggioranza. Anche perché finora lo tsunami mediatico è stato gestito abbastanza bene - grazie, Rai. Ma l'azzoppamento della Boschi è uno di quegli accidenti che non sai se è meglio tirarti dietro o recidere per sempre.

Il dilemma è tutto di Matteo, che ancora non parla (come il resto del governo). E sembra che stia ispirando anche una mossa a sorpresa dei grillini, che hanno dato l'ultimatum a Gentiloni, affinché entro la prossima settimana riferisca alla Camera sul caso-Boschi, con la revoca delle deleghe al suo sottosegretario (che i grillini vorrebbero già nel week-end). Altrimenti, ha detto Di Maio, «se resistono nella difesa della Boschi, Pd e governo se ne assumeranno la responsabilità e andremo avanti con altri tipi di mozioni». Alla Camera, sembra, dove i numeri non sono in discussione. Non al Senato. Perché è meglio sfruttare fino in fondo la debolezza della Boschi, che atterrerà mediaticamente pure Renzi, sostengono i grillini. O perché il governo avrebbe avviato una trattativa per salvare la Boschi in cambio di concessioni sulla legge elettorale, come dicono i rumores di Montecitorio. Fatto sta che solo martedì si saprà se passerà in commissione Finanze la richiesta di audizioni urgenti per l'ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, e Ferruccio de Bortoli. «Urge verità», ripetono in tanti e in primis l'avvocato Pisapia, che Renzi vorrebbe suo alleato nelle urne.

Ma se la tensione resta altissima, con il leghista Salvini che «saluta Maria Etruria», la Meloni che spera in una mozione contro l'intero governo e non soltanto sulla sottosegretaria, la difesa della Boschi sembra far acqua da tutte le parti. Non solo per i commenti di rito da parte dei suoi colleghi renziani, che si spingono fino all'autolesionismo (su tutti quello di Orfini, che parla di «puzza di cialtroneria»), quanto per la prima dichiarazione dell'avvocato della Boschi, Zeno Zencovich. Il quale parla di «fotomontaggio mediatico», intendendo la «decontestualizzazione» dei fatti addebitati alla sottosegretaria. Ma poi, onestamente, fa prudente retromarcia sulla querela contro de Bortoli: «Alt, mica a uno gli scappa la querela... Le cose si valutano, inutile fare gli annunci. Guardiamo le carte, osserviamo come si chiariranno...». La verità è una: o bianco o nero.

Per una volta, il ceruleo non serve. Non incanta.-


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