Una disfatta. Non per Videobank, che comunque va elogiata per averci provato, per avere investito idee e capitali, per aver detto “definitivamente addio” con garbo e con stile all’organizzazione della sessantatreesima edizione del Taormina Film Fest, ma per Taormina e per la Sicilia, che vedono crollare il sogno di riportare la “Perla dello Jonio” ai fasti di un tempo, almeno per quanto riguarda quella che in un’epoca ormai lontana – fra gli anni Cinquanta e Settanta – era ritenuta una delle rassegne cinematografiche più belle del mondo, addirittura superiore a Venezia e a Cannes, paragonabile solo agli Oscar consegnati ad Hollywood.


Lino Chiechio. Sopra: un'immagine del Taormina Film Festival
Lino Chiechio, general manager di Videobank. Sopra: un momento del Taormina film festival delle scorse edizioni

La disfatta riguarda la politica, non tutta ovviamente, ma quella parte abilissima a gestire gli eventi fin quando l’organizzazione degli stessi viene concessa per affidamento diretto; assolutamente inadeguata quando – come succede nei Paesi normali – c’è di mezzo un bando di gara, che in parole povere vuol dire: “vinca il migliore”. In quel caso, diciamoci la verità, siamo davvero scarsi.
È bastato che un paio di consiglieri comunali dell’opposizione ponessero il dubbio sulla bontà di una procedura che per ben cinque anni ha visto l’affidamento diretto dell’organizzazione del Taormina Film Fest ad una società di Roma (la Agnus Dei di Tiziana Rocca), perché il sistema andasse in tilt. È bastato mandare le carte all’Anac di Cantone, o istituire un semplice bando per mandare in frantumi il progetto ambizioso – almeno secondo i piani del “patron” di Videobank, Lino Chiechio, che quella gara se l’era aggiudicata – di riportare il Festival di Taormina al periodo d’oro non attraverso la solita passerella o le solite cene “a numero chiuso”, ma per inserire i divi nel contesto taorminese, in modo da far diventare protagonista la città, assieme agli attori più famosi del mondo.
Così non è stato, perché – recita un comunicato stampa di Videobank – “una recente sentenza del Tar di Catania ha annullato quella gara d’appalto che ha assegnato l’organizzazione del festival taorminese e che Videobank, con una documentazione ineccepibile, si era aggiudicata dandosi subito da fare per portare avanti il progetto indicato nel bando e che avrebbe fatto dell’edizione n. 63 una delle più ricche e importanti degli ultimi anni e sicuramente l’edizione tecnologicamente più avanzata di sempre”.
Ma è nelle righe successive che – seppure indirettamente – viene evidenziata la disfatta, che, ci auguriamo, venga circoscritta solo a quest’anno con l’organizzazione di un Festival – da parte di Taormina Arte – sottotono, sottopagato e sottostimato.
“Oggi la società Videobank – recita il comunicato – ha annullato definitivamente tutti gli accordi riguardanti ospiti e proiezioni. Ha ‘liberato’ dagli impegni presi Russell Crowe che aveva accettato di svolgere il ruolo di presidente della giuria del festival rimanendo a Taormina per tutta la durata della rassegna cinematografica. Ha disdetto gli accordi già definiti con Al Pacino, Francis Ford Coppola, Tim Roth, Price Bosnan, Tim Robbins,  Matthew  Modine. Senza contare la larga e non meno importante rappresentanza del cinema italiano. Annullati anche gli accordi con le case di produzione per le proiezioni delle prime al Teatro Antico”.
Già, perché questa edizione coincide con il quarantacinquesimo anniversario del grande successo de “Il padrino”, il film girato da Francis Ford Coppola in buona parte a Savoca, un paesino dell’hinterland taorminese che nella finzione cinematografica era Corleone. L’opera di Coppola rappresentò per il semi esordiente Al Pacino (nei panni fi Michael Corleone) il viatico per il successo definitivo: basti pensare che la Paramount, per quella parte, voleva i già famosi Robert Redford o Ryan O’Neill. Fu lo stesso Coppola ad imporre Pacino: voleva “un attore con la Sicilia stampata in volto”.
Oggi il regista italo-americano, “oltre ad aver dato la disponibilità per una lezione di cinema ai giovani, si era detto orgoglioso di poter organizzare a Taormina nei giorni del festival la serata in ricordo dei 45 anni de Il Padrino”, con tanto di visita a Savoca.


Al Pacino con la bella Simonetta Stefanelli nella scena del matrimonio de “Il padrino” girata a Savoca

Risultato: “L’incertezza che ha avvolto l’organizzazione del festival – prosegue il comunicato – ha indotto Coppola a dirottare la serata al Radio City Music hall di New York”, con la perdita “di una possibilità di promozione e un danno di immagine che difficilmente sarà recuperabile”.
Retroscena, quelli  rivelati da Videobank, che lasciano l’amaro in bocca, specie se si legge il resto del comunicato: “Videobank si è vista costretta a sciogliere tutti i contratti già siglati con gli sponsor”. Gli accordi – secondo quanto si legge – “avevano già raggiunto la cifra di 650 mila euro, mentre altri erano in via di definizione. Mesi e mesi di lavoro, di entusiasmo e di impegni buttati letteralmente al vento”.
Poi una frase sibillina: “Abbiamo più volte cercato, sempre tenendo conto di una sentenza che non condividiamo ma rispettiamo, una soluzione con Taormina Arte e con l’assessorato regionale al Turismo, per non vanificare il nostro lavoro e non danneggiare la nostra immagine e quella della Sicilia tutta”. Conclusione: “Hanno deciso, nostro malgrado, di scegliere altre strade anche se al momento alla società Videobank non è stata notificata alcuna decisione definitiva. Dopo infatti aver ricevuto da Taormina Arte una mail con la quale la nostra società veniva ufficialmente dichiarata assegnataria definitiva dell’organizzazione, non ci è mai stato comunicato  che assegnatari non lo eravamo più”.
Nel ringraziare i direttori artistici  Silvia Bizio e Gianvito Casadonte “per la collaborazione e  per avere creduto sino in fondo nel progetto”, Videobank lascia aperta la porta per il futuro “Gli attestati di stima della gente comune e dei fornitori ci confermano che abbiamo fin qui sempre ben operato e che così continueremo a fare per il bene della nostra azienda e per il bene, se ci sarà permesso negli anni a  venire, del Festival del Cinema di Taormina”. Più chiaro di così…/
Luciano Mirone