lunedì 22 maggio 2017


Elogio dei muri

che proteggono la civiltà.

Pubblicato da www.ilgiornale.it

Ma lo sanno il presidente del Senato, il sindaco di Milano, la rete sterminata di associazioni, sindacati, politici e artisti catto-comunisti o semplicemente relativisti che ieri non avrebbero potuto indire la manifestazione «Insieme senza muri», se a Milano non ci fossero stati i muri, ben tre cinte murarie che dall'epoca romana hanno favorito, difeso e tramandato una civiltà che consente a tutti noi di esprimere in libertà ciò che si pensa, persino l'odio nei confronti di se stessi?

Perché promuovere una campagna contro i muri evidenzia, da un lato, l'ignoranza della positività dei muri nello sviluppo delle società nel corso della Storia e, dall'altro, la sottomissione all'ideologia globalista che imponendoci di condannare a morte tutto ciò che è «micro», affinché venga fagocitato nella macro dimensione, ha trasformato l'Italia in una terra di nessuno e l'ha resa sempre più una terra di conquista.



Il 18 febbraio 2016 Papa Francesco, riferendosi a Donald Trump, disse: «Chi pensa solo a fare muri e non ponti, non è cristiano».

Possibile che a Papa Francesco sfugga che se non ci fossero le Mura che cingono lo Stato del Vaticano il governo della Chiesa non potrebbe esercitare la propria attività e scomparirebbe un patrimonio materiale e spirituale della Cristianità?

Possibile che nessuno abbia mai raccontato a Papa Francesco che queste Mura, alte 12 metri e munite di 44 torri, furono fatte costruire da Papa Leone IV nell'847 per proteggere la Città Santa dai predoni islamici che per ben due volte, nell'830 e nell'846, invasero Roma e saccheggiarono la Basilica di San Pietro, depredandola di tutto l'oro e l'argento? Senza i muri non ci sarebbe stata nessuna civiltà.

I muri sostanziano la civiltà. I muri salvaguardano la casa e tutelano la famiglia, il pilastro della costruzione sociale e il fulcro della rigenerazione della vita. I muri hanno protetto e legittimato la comunità locale, attribuendo una connotazione identitaria alle città-stato, incentivando la certezza della specificità culturale. I muri hanno definito i confini della Nazione e affermato l'orgoglio della propria esclusiva civiltà.

Così come sarebbe altrettanto importante che l'esercito dei globalisti, relativisti, buonisti, multiculturalisti, immigrazionisti e islamofili conoscessero che i tanto auspicati ponti, storicamente non solo non sono mai stati contrapposti ai muri, ma ne sono stati parte integrante, sono strutturalmente complementari.

I ponti, al pari delle porte, sono dei varchi nei muri, concepiti come una realtà mobile, basati su una logica flessibile, aperti per accogliere gli ospiti graditi, chiusi per i nemici da respingere.

Ed è l'insieme dei muri e dei ponti che incarna le regole su cui si fonda la civile convivenza, apertura nei confronti di chi rispetta le nostre leggi e condivide i nostri valori, chiusura nei confronti di chi vuole imporsi con la violenza e mira a sottometterci alle barbarie.

Nella «civiltà dei muri» le porte delle case restavano aperte. Nella «civiltà dei senza muri» siamo costretti a barricarci dietro a delle porte blindate.

Finitela con questa menzogna ideologica sui muri e sui ponti! -


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