sabato 13 maggio 2017

Delrio: "Ho chiesto io aiuto

per Etruria. Faceva parte

dei miei compiti".


Il ministro esce allo scoperto dopo le indiscrezioni: "Sono io l'autore della telefonata alla Popolare dell'Emilia Romagna". E spiega cosa ha fatto.


"Sono Graziano Delrio. Le volevo dire che sono io l'autore della telefonata alla Popolare dell'Emilia Romagna".



È il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, a rivendicare, in una intervista telefonica alla Stampa, il proprio interesse per il salvataggio di Banca Etruria quando, a cavallo tra il 2014 e il 2015, era sottosegretario alla presidenza del Consiglio. "Non ho nulla da nascondere".

Delrio si dimostra tranquillo. Dopo le indiscrezioni apparse ieri sulla Stampa, che tiravano in ballo un altro "alto esponente del governo" che si è messo a dosposizione per salvare Banca Etruria, i renziani sono finiti nell'occhio del ciclone. Alla fine Delrio ha deciso di uscire allo scoperto: "Mi sono occupato di Banca Etruria come mi sono occupato di Ilva, di Alitalia e tante altre crisi che rischiavano di avere impatti occupazionali, industriali o, come nel caso di Etruria, per i risparmiatori". "Sono certamente uno di quelli che aveva sul tavolo tutte le crisi aziendali", incalza ricordando che il mio ruolo all'epoca, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, era di "accompagnare i ministri competenti nella gestione di queste crisi". "In questa veste, ho chiamato Caselli - spiega Delrio in riferimento alla telefonata all'allora presidente della Bper - e ho chiesto informazioni sulle intenzioni di Bper per Etruria. La risposta fu che era stata esaminata ma Bper aveva deciso di non andare avanti".

Secondo Delrio, il proprio intervento nell'affaire Etruria non dev'essere considerato "pressione" politica "ma una semplice richiesta di informazioni". E ricorda: "Il governo in quei giorni stava preparando il decreto sulle popolari". Infine, sottolinea di essersi occupato del problema "con i ministri competenti e la Boschi non era tra i ministri competenti". "Per quanto mi riguarda, non mi vergogno di essermi occupato di questa vicenda - conclude il ministro - come non mi vergogno di essermi occupato di tutte le altre crisi che ho esaminato in quel periodo". -


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