Tante le contraddizioni. Troppe. Come i silenzi. Sulla perdita della farmacia comunale, il sindaco di Belpasso Carlo Caputo non ritiene di farsi intervistare da questo giornale per una serie di ragioni che abbiamo cercato di illustrare in una delle puntate precedenti. A quel punto ci siamo procurati i verbali delle sedute consiliari in cui il sindaco è intervenuto sull’argomento, confrontandoli con gli atti in nostro possesso. Ne è uscito fuori il resoconto che segue. Le parole del sindaco sono riportate fedelmente in corsivo, le nostre in neretto.


Il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo. Sopra: una farmacia comunale

Caputo: “Se andrà a finire che apriamo la farmacia comunale, sarò stato bravo. Se perderemo la farmacia comunale, io dirò che la colpa è del dirigente. Purtroppo – prosegue – c’è stata una negligenza da parte di qualche dirigente del Comune di Belpasso che non hanno guardato queste carte e non hanno dato seguito… E’ una storia che si ripete, spesso alcuni non fanno gli atti conseguenziali. Io posso dire, e questo si può controllare dal protocollo, che nessun atto è stato indirizzato a me; il protocollo ogni giorno non smista tutta la posta che entra al Comune di Belpasso… viene smistata per competenze. La responsabilità formale e giuridica è di colui a cui è stata smistata per competenza. Se va a guardare al protocollo, è impossibile che sia stata smistata per competenza al sindaco… Se ci sono delle responsabilità di potere chiamare in carico ai dirigenti sarà nostra cura verificarlo” (Consiglio comunale. 9 Luglio 2015).
Si tratta di dichiarazioni gravissime che il sindaco fa nei confronti di un suo dirigente, accusato esplicitamente di omissione. Ma se c’è stata una omissione del dirigente, si profila una “culpa in vigilando” del sindaco? È stata aperta una indagine interna? Sono state verificate responsabilità? Sono stati presi provvedimenti? A noi non risulta. Del resto, secondo Caputo, “nessun atto è stato indirizzato a me”, circostanza smentita perfino dalla sentenza del Tar di Catania, che afferma esattamente il contrario, ovvero che le quattro missive provenienti da Palermo sono state “indirizzate al sindaco”. Se è vero quello che afferma il Tar, chi avrebbe compiuto l’omissione, il dirigente o il sindaco? La frase di Caputo che avete letto risale al 9 Luglio 2015. È una delle primissime dichiarazioni pubbliche – se non la prima – che egli fa su questo argomento. La farmacia comunale è stata persa nove mesi prima, ma il primo cittadino – su una vicenda così grave – non ha sentito il dovere, nel periodo precedente, di informare i cittadini. Strano, perché attraverso facebook scrive di tutto. Stavolta ha preferito il silenzio. Nel frattempo però – sempre su questa tematica, e sempre in silenzio – egli si distingue per un iper attivismo degno di miglior causa.
Caputo: “Si chiede in un manifesto pubblico perché il Sindaco non ha risposto alla Regione. Il Sindaco non doveva rispondere alla Regione. Il Sindaco non deve rispondere ad un iter amministrativo. Questo deve essere chiaro e se non è chiaro si dovrebbe rileggere  quello che è un po’ la revisione del Tuel, che è avvenuta negli anni ’90. E, al di là del fare facili manfrine e dire chiacchiere – seguita Caputo – si dovrebbe capire quali sono le competenze di un Sindaco e quali sono le competenze dell’apparato burocratico e dirigenziale. Mi risulta che il Sindaco, in quanto organo politico, risponda ed abbia rapporti epistolari con organi politici. Mi spiego: se il Presidente della Regione o l’Assessore regionale scrive, risponde il Sindaco… Per semplificare si scrive al Sindaco, ma il servizio della farmacia a Belpasso lo gestisce l’urbanistica… Ma non significa che il Sindaco abbia la responsabilità di quella lettera” (Seduta del Consiglio comunale del 2 Dicembre 2016).


Il Tar di Catania

Il primo cittadino si riferisce alle due missive con le quali, nell’agosto 2014, il dirigente regionale dell’assessorato alla Sanità chiede quali atti – in cinque anni – sono stati espletati dal Comune di Belpasso per l’apertura della farmacia comunale. In mancanza di risposta, lo stesso dirigente regionale – attraverso altre due missive mandate ad ottobre – dà l’avviso di inizio e di conclusione del procedimento di revoca della struttura sanitaria. In questo brano tratto dalla seduta straordinaria del 2 Dicembre 2016, il sindaco di Belpasso tenta quattro operazioni: 1) Si guarda bene dall’accusare ulteriormente di omissione il suo dirigente (messo comunque “al patibolo” in Consiglio comunale, secondo un’espressione della consigliera d’opposizione Aurora Lipera del Movimento La direzione giusta); 2) Fa passare il messaggio che il settore di appartenenza del dirigente è “l’urbanistica”; 3) Evita di insistere sul fatto che le quattro missive siano state indirizzate “solo” al dirigente; 4) Vira a trecentosessanta gradi sulla versione precedente, dicendo che, anche se una lettera stilata da un dirigente regionale è indirizzata al sindaco, non deve essere quest’ultimo a rispondere, ma il dirigente comunale. Caputo cambia l’ordine dei fattori, ma non il prodotto, dato che ancora una volta cerca di scaricare le responsabilità sul suo dirigente. Per corroborare la sua tesi cita genericamente il Tuel, il Testo unico degli enti locali della Regione siciliana. E consiglia a tutti di “rileggerlo”, cosa che abbiamo fatto: “Il sindaco – si legge fra l’altro – sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici nonché all’esecuzione degli atti” (Tuel. Art. 1, comma 1, della legge regionale 48/1991). L’articolo è esplicitato meglio nei passi successivi: “I poteri d’indirizzo e di controllo spettano agli organi elettivi mentre la gestione amministrativa è attribuita ai dirigenti (art. 1, comma 1 lett. h) L.R. 48/1991 – recepimento dell’art. 51, comma 2, l. 142/1990). In parole povere, la legge dice che il dirigente comunale deve attenersi alla linea di “indirizzo” data dall’organo politico (che “sovrintende l’organo burocratico anche per l’esecuzione degli atti”) e deve consultarsi con lo stesso quando deve relazionare ad un ente come la Regione. La questione sembra abbastanza chiara ed è suffragata dalla Cassazione (“La separazione tra poteri di indirizzo e di concreta gestione non esime il Sindaco dall’esercitare il proprio controllo sull’operato dei vari dirigenti”, Cassazione penale, sez. IV, 12/01/2016, n. 20050) e addirittura dallo stesso Statuto del Comune di Belpasso (art. 70, 71 e 72), quando si parla dei poteri, del controllo, della vigilanza che il sindaco opera nei confronti dei dirigenti.
Caputo: “Perché il sindaco non ha dimostrato attenzione sull’argomento? Questa era l’altra domanda del manifesto. No. Il Sindaco ha dimostrato attenzione sull’argomento… Io ho fatto sei pagine articolate subito dopo, appena mi sono reso conto di quello che era successo… Sei pagine articolate all’attenzione dell’Assessore e del Presidente della Regione, dove chiedo per un preminente interesse pubblico, di fare annullare il provvedimento dirigenziale. Poi faccio ricorso al Tar… ho fatto una delibera di Giunta per avviare la procedura a giugno, abbiamo fatto la relazione di stima della farmacia, abbiamo fatto la delibera di Consiglio comunale per il sistema di gestione a luglio…, giugno-luglio, un mese, 30 giorni, e soprattutto io ho fatto un esposto alla Procura della Repubblica… che è qualcosa di importante… perché Carlo Caputo… chiede alla Procura di indagare. Racconto tutti i fatti e chiedo alla Procura di indagare. Quindi, voglio dire, c’è poco da insinuare su questa cosa” (Seduta del Consiglio comunale del 2 Dicembre 2016).
Già, c’è poco da insinuare. L’iper attivismo del sindaco su questo caso è indiscutibile. Infatti egli scrive sei “pagine articolate” al governatore della Sicilia e all’assessore alla Sanità non quando ha ancora il tempo e la possibilità di salvare la farmacia, ma dopo, quando ormai la struttura è persa. Praticamente Caputo – ci sia concessa la metafora – dice che avendo assistito all’incendio della casa, pur avendo l’acqua a portata di mano, cerca di spegnere le fiamme solo quando la casa è in cenere. Dopodiché produce una serie di atti che appare più finalizzata a salvare l’apparenza che a riottenere la farmacia. Vediamo quali. Il ricorso al Tar: lo stesso Tribunale amministrativo lo dice espressamente: “Oltre al silenzio procedimentale serbato al Comune ricorrente, nessun elemento è stato prodotto in giudizio volto a dimostrare che tutte le asserite criticità determinative dell’arresto procedimentale siano state, o avrebbero potuto essere superate, con conseguente possibilità di esito positivo della procedura”. Traduzione: non solo l’Amministrazione comunale non ha fatto niente per salvare la farmacia quando ne avrebbe avuto la possibilità, ma nel successivo ricorso al Tar non ha prodotto nulla di significativo per riottenerla. Detto terra terra… è stato prodotto solo fumo, con l’aggravante che non è stato presentato neanche ricorso in appello. L’esposto alla Procura della Repubblica. Altro atto “interessante” di cui vorremmo sapere di più. Quando, contro chi, perché e per quale reato è stato fatto l’esposto? E’ importante sapere a chi, in questo esposto, Caputo e la sua Amministrazione attribuiscono le responsabilità di una perdita così ingente (300-400mila Euro l’anno per le casse comunali, nuovi posti di lavoro per giovani laureati, maggiore convenienza per l’utenza rispetto alle farmacie private): alla Regione, al dirigente dell’Urbanistica, o allo stesso Comune? Il 2 Dicembre 2016 il sindaco dichiara che avrebbe integrato questo famoso esposto con le dichiarazioni “diffamatorie” (dicembre 2016) del deputato regionale Alfio Papale, che aveva denunciato una “complicità” fra qualche funzionario regionali e qualche amministratore comunale. A maggio Papale – in una intervista rilasciata a questo giornale – afferma di non aver ricevuto alcun atto da parte della Procura. Forse i tempi biblici della giustizia italiana… Ma staremo a vedere. Le delibere di Giunta e di Consiglio: fra giugno e luglio 2015 – otto mesi dopo la perdita della farmacia, quando ancora il Tar non ha emesso sentenza – Caputo porta in Giunta e in Consiglio la proposta di un “sistema di gestione del servizio” della farmacia. Di quale farmacia? Di quella che ha perso. Sembra incredibile ma è vero. E la maggioranza la vota. Poi il Tar dà torto al Comune di Belpasso e lo condanna pure a pagare le spese processuali. Fantastico. Quando la realtà supera la fantasia.-
Luciano Mirone
9^ Puntata. Continua