Assolve il sindaco Carlo Caputo e la sua giunta dalle responsabilità sulla perdita della farmacia comunale (un introito di 300-400mila Euro l’anno). Accusa in modo spietato sia la Regione siciliana per la celerità dimostrata nel revocare l’autorizzazione concessa nel 2009, sia il fantomatico dirigente comunale sul quale il sindaco – senza averne mai pronunciato il nome, né senza aver mai preso provvedimenti – ha scaricato le colpe, perché, ad avviso del primo cittadino, costui gli avrebbe nascosto le carte. Denuncia la maggioranza consiliare che sostiene Caputo di essersi rifiutata di far luce sulla vicenda, bocciando la proposta di istituire la Commissione d’inchiesta partita dalla minoranza.
Giuseppe Piana, consigliere comunale del Movimento “La direzione giusta”, da questa vicenda che impressione ha tratto?
“Ci sono due responsabilità: una degli uffici comunali che non hanno risposto alle sollecitazioni della Regione; l’altra della stessa Regione per un’eccessiva solerzia in merito alla tempistica. Dico questo perché, in altri casi, la Regione non ha manifestato la stessa celerità. Per approfondire alcuni aspetti di questa storia, abbiamo chiesto una Commissione speciale per chiarire quali potrebbero essere stati i retroscena”.
Cioè?
“Parlo di retroscena in relazione alla revoca di tre farmacie in altri tre comuni della provincia, di retroscena in merito al comportamento degli uffici comunali e regionali (con una interpellanza che avremmo presentato all’assessorato regionale alla Sanità e una interrogazione presso il ministero alla Sanità). In Consiglio la proposta è stata bocciata dalla maggioranza senza un dibattito né un confronto. Eppure la Commissione avrebbe dato legittimità ad un Consiglio comunale che ha l’obbligo, il dovere e il diritto di svolgere delle indagini indipendenti dalla giunta, dal sindaco e dagli uffici”.
Come è stato giustificato in Consiglio comunale il rifiuto di istituire la Commissione?
“Dicendo che il sindaco e la giunta avevano presentato un esposto in Procura. Il compito della Commissione è quello di dare legittimità al Consiglio comunale che è un organo di controllo”.
A prescindere dalle eventuali responsabilità, non ritiene che il danno per il Comune di Belpasso sia grave per il mancato introito?
“Il mancato introito è sicuramente ingente. Spero che il danno venga quantificato e siano accertate le responsabilità. Però, ripeto, la responsabilità è da dividere fra Uffici”.
Quando parla di Uffici si riferisce solo alla parte burocratica o anche alla parte politica del Comune di Belpasso, cioè al sindaco, al vice sindaco e agli assessori?
“La competenza era degli uffici, infatti la lettera della Regione è stata inviata per conoscenza al sindaco, ma la risposta è di competenza degli Uffici preposti”.
Quindi secondo lei il dirigente comunale può arrogarsi il diritto di rispondere senza consultarsi con l’organo politico?
“Credo che ci sia una consultazione, ma la risposta tecnicamente spetta all’Ufficio”.
Crede o è così?
“Non parlo di cose che non so: se la lettera è indirizzata per conoscenza all’Organo politico e all’Organo tecnico (in quel periodo il sindaco era assente per gravi problemi di salute), ovviamente il documento andava girato a chi lo sostituiva (il vice sindaco), e probabilmente una consultazione fra quest’ultimo e il dirigente avrebbe dovuto esserci, ma l’ultima risposta spettava all’organo tecnico”.
Siccome il sindaco ha scaricato le sue eventuali responsabilità sul dirigente comunale, vorremmo conoscere le sue impressioni.
“E’ vero, il sindaco ha scaricato le sue responsabilità, ma su questa vicenda le colpe non vanno divise al 50 per cento. Gran parte di queste, a mio avviso, vanno attribuite al dirigente. L’organo politico (che comunque era stato informato della tempistica da rispettare attraverso le lettere della Regione) è responsabile al 20 per cento”.
Che idea si è fatto di questa storia?
“Della poca utilità del Consiglio comunale, informato troppo tardi della vicenda, quando ormai era difficile intraprendere delle azioni. Un’altra cosa che mi ha fatto dubitare è la bocciatura della Commissione d’inchiesta: poteva essere un’occasione di trasparenza da parte del Consiglio comunale e di indipendenza della maggioranza rispetto al sindaco e alla giunta”.-
Luciano Mirone